Gabriele Zanella

 

ITINERARI ERETICALI: PATARI E CATARI TRA RIMINI E VERONA *

ad Antonio Samaritani

ed Adriano Franceschini

Rimini

Il 2 ottobre 1185 papa Lucio III minaccia con una bolla al vescovo ed a tutto il clero di Rimini entro trenta giorni lĠinterdetto alla cittˆ se non si pone rimedio ad un fatto grave: il podestˆ, infatti, aveva tralasciato di giurare, allĠinizio del suo mandato, di osservare e di far osservare gli statuti contro gli eretici. é giunta anzi notizia al pontefice che i capi dei ÔpatariniĠ, precedentemente espulsi, siano per la massima parte rientrati ora in cittˆ.

é questa la prima testimonianza documentaria sullĠeresia in Romagna [1], anche se bisogna riconoscere che non riusciamo a capire esattamente di quale genere di eresia si tratti; sospettiamo  - ma non di pi - che si volesse colpire i nemici della parte ecclesiastica, sia per la denominazione adoperata (ÔpatarinoĠ doveva ormai significare semplicemente ogni oppositore del pontefice o del clero, dopo la risonanza delle vicende milanesi), sia soprattutto perchŽ il papa si lamenta anche - e sembra preminentemente - perchŽ molti rifiutano di pagare le decime ecclesiastiche, e perchŽ lĠusura, si dice,  diffusa a tal punto che quasi tutti vi si esercitano, e tutti indistintamente sono presi dallĠaviditˆ di lucrare [2]. Non era una situazione generalizzata. Le cittˆ circostanti, anzi, esigevano quel giuramento, sempre a detta del pontefice. Da quella omissione derivavano in Rimini tutte le colpe successive, che per essere pi esecrabili non cessano dellĠessere conseguenza di quella mancanza iniziale. Qualcuno addirittura si sente giustificato ad andare oltre: tenta per via di disposizioni testamentarie di distrarre in usus pravos et illicitos le proprietˆ delle chiese. Tocca dunque al vescovo a lanciare lĠanatema contro gli eretici ed i loro ricettatori e fautori, pubblicamente, pulsatis campanis et accensis candelis, e ad ammonire il podestˆ e tutti i cittadini a non disprezzare la pazienza divina. Si impegni dunque il presule su entrambi i fronti contemporaneamente, nellĠespulsione degli eretici e nella correzione degli eccessi dei cittadini.

Sembra quindi che, almeno per il momento, Lucio III, che si  appena incontrato a Verona col Barbarossa, veda lĠeresia come pericolo per i privilegi ecclesiastici, come agente incrinatore dei rapporti esistenti. Rilevo come il rimedio suggerito in questo caso specifico sia la sola espulsione, il che evidenzia come lĠatteggiamento antiereticale non sia sostanzialmente diverso nella fattispecie da quello che si deve avere nei riguardi di un ladro, o di un assassino, o - perchŽ no? – unĠalluvione: rimossa la causa della perturbazione si rientrerˆ nella norma. Si rifletta che lĠallontanamento dalla cittˆ dellĠeretico sembra sufficiente, e che ci˜ sia comprensibile solamente se si pensa che la manifestazione ereticale sia un fatto del tutto eccezionale, in fondo casuale. Il papa interviene infatti esattamente lˆ dove si manifesta il bubbone,  tutto rivolto alla cura immediata, non alla prevenzione, evidentemente perchŽ lo si giudica di origine ÔesternaĠ. O contingente. Se allontanare lĠeretico rimuove la causa di turbamenti, ci˜ significa che non si tratta di eresia ÔtecnicaĠ, a spiccato carattere dottrinale, perchŽ altrimenti lĠeretico recherebbe danno anche altrove. Se invece si pensa che altrove non farˆ danno, ci˜ vuol dire che la sua ÔeresiaĠ si alimenta localmente, cio da un contrasto con enti o persone ecclesiastiche ben individuate. Basta non voler pagare le decime alla mensa vescovile, per fare un esempio qui ad alta percentuale di probabilitˆ [3].

Il carattere che lĠeresia assume come elemento perturbatore dei tradizionali e consolidati rapporti fra mondo civile ed ecclesiastico a Rimini risulta pi evidente - pur nellĠindecisione generale sulla normativa da adottare da parte dell'imperatore [4] - dal diploma che Enrico VI indirizza alla cittˆ nel 1196, con il quale impone di abolire gli statuti comunali che non ammettevano il diritto di dirimere le cause in cui fossero interessati vescovo e clero e, contemporaneamente, di nuovo, ammoniscono a cacciare gli eretici [5]. Se ci˜ testimonia da un lato il persistere dei contrasti con il comune su questa materia [6], dallĠaltro conferma che ai vertici del ÔsistemaĠ politico lĠargomento ÔeresiaĠ sia utilizzato - in negativo - per la legittimazione, o la difesa, del concetto stesso di autoritˆ, laica od ecclesiastica che sia, poichŽ si considera sempre Çnil esse salubrius, nil utilius quam inter regnum et sacerdotium pacem solidam et inconcussam stabiliriÈ [7]. Ma in definitiva chiarisce, e questo pi ci interessa qui, che lĠintervento del papa o dell'imperatore non  in sintonia con le differenti situazioni locali, e soprattutto nel mondo comunale dellĠItalia settentrionale, proprio perchŽ, paradossalmente, pur intervenendo volta a volta per occasioni contingenti, particolari, si informa ad una interpretazione generale del fenomeno specifico che mira, tutto sommato, ad altro che la pace sociale o religiosa: ad un ristabilimento delle prerogative dellĠautoritˆ universale sul piano politico-culturale. Che non era esattamente quello che stava a cuore alle cittˆ della Valle Padana, preoccupate su tuttĠaltro piano di omogeneizzare quanto pi possibile, ma sempre in un ambito limitato, le diverse aspirazioni degli strati urbani. Se Çcomune, commune, comunum vuol dire sempre tuttiÈ [8], vuol dire necessariamente tutti i cittadini, una cosa cio profondamente diversa dallĠarmonia totalizzante di regnum et sacerdotium. Il corto circuito trova nel tema ereticale analoghi motivi di alimentazione. Se si intende dĠaltronde che eresia significa esattamente solo contestazione religiosa [9], si pu˜ facilmente fraintendere. Intanto non mi pare che cos“ semplicemente si possa inferire dalla documentazione; ma poi il problema reale, quando si  elaborata una normativa,  quello della sua applicabilitˆ. Papa ed imperatore ammoniscono a cacciare gli eretici perchŽ essi costituiscono un pericolo per il dialogo tra regnum e sacerdotium, mentre i cittadini colgono ogni occasione per affrancarsi da qualsiasi tutela ecclesiastica; eretico  dunque per gli uni chi attenta al rapporto esistente, o dato per esistente, mentre per gli altri  chi favorisce in una qualche maniera un chiarimento delle rispettive sfere dĠazione. Insomma: non possiamo sapere se si tratta di eretici perchŽ eretici, o di eretici perchŽ contestatori delle immunitˆ ecclesiastiche. A meno che non si voglia intendere lĠambiguitˆ stessa del termine. Che, a questo punto,  quanto mi pare pi corretto [10].

Le cose sembrano chiarirsi - o complicarsi? - quando la solidarietˆ allĠinterno della stessa pars ecclesie appare incrinata: Innocenzo III scrive infatti nellĠaprile 1204 allĠabbate ed ai monaci di San Giuliano ed agli altri chierici riminesi affinchŽ osservino la sentenza di scomunica per gli eretici ed interdetto pronunciata dal vescovo della cittˆ. Il papa proibisce che siano ammessi alla frequentazione delle cose sacre ed alla sepoltura in luogo consacrato, in deroga ai diversi loro privilegi, propter immanitatem huius sceleris, perseguito etiam dalle leges civiles. Il vescovo for|impopolese  chiamato a garantire lĠosservanza della disposizione [11]. L'intervento contro gli eretici si definisce cos“ sul duplice piano, civile ed ecclesiastico, ma sembra anche differenziarsi nelle motivazioni. Al pontefice sta maggiormente a cuore la coesione interna di tutta la sfera ecclesiastica, e lo conferma anche il ricorso alla garanzia di un vescovo non cittadino. Ne consegue che lĠeresia  vista adesso non pi come pericolo in fondo esterno, ma pullulante dalle stesse mancanze degli ecclesiastici. Interpretazione per nulla messa in forse dalla constatazione che fra vescovado e San Giuliano esistevano forti continui contrasti per motivi quali la ripartizione delle offerte dei fedeli [12], la quale piuttosto addita il carattere strumentale, ancora, dellĠeresia. In pi, se Lucio III aveva indicato in Rimini unĠeccezione, ora Innocenzo III scopre che il male si va diffondendo intorno: egli scrive il 6 marzo1206 al podestˆ e consiglio della non lontana Faenza perchŽ espellano dalla cittˆ e dal distretto poveri di Lione o patarini o comunque prendano nome, e non vi siano pi accolti se non ritornano allĠobbedienza della chiesa; i loro beni, in assenza di eredi di fede cattolica, siano confiscati e venduti, le case distrutte od assegnate alla chiesa. Analogamente a quanto adottato per Rimini, gli abbati bolognesi di San Procolo e Santo Stefano erano giˆ stati incaricati dal pontefice di vigilare, ed eventualmente di costringere, affinchŽ si obbedisse [13]. L'invito dovette tuttavia essere ripetuto il 2 dicembre, e di nuovo il 5 gennaio 1207 il papa si trov˜ costretto ad occuparsi di Faenza, perchŽ aveva saputo di un certo Ottone, riconosciuto eretico dal vescovo, sepolto tuttavia nel cimitero di SantĠIppolito: ordina dunque allĠabbate ed ai monaci di seppellirlo altrove, e gli stessi prelati bolognesi ne siano i garanti [14]. é la prima volta che si fa cenno apertamente ad un gruppo ereticale definito, ma non  improbabile che il pontefice riferisca qui una lista di eretici che sa attivi altrove, genericamente.

Le cose, comunque, stanno mutando. Nel 1184 avevamo incontrato un podestˆ molto tiepido nei confronti degli eretici; nel 1227 troviamo un podestˆ forse troppo zelante. Nell'intervallo si collocano contrasti fra comune e clero, e le narrazioni delle leggendarie predicazioni di santĠAntonio e di santĠAldebrando, che vanno adoperate con grande circospezione [15]; si pu˜ accettare, al massimo, che lĠopera dei due non sortisse alcun effetto positivo, e che in seguito, nelle tarde leggende dei due santi, ai ÔpatariniĠ fosse addossata ogni responsabilitˆ delle discordie cittadine [16]. Ma nel 1227 si tratta di fatti: il 27 febbraio Onorio III indirizza una lettera al podestˆ e comune di Rimini perchŽ rimedino allĠingiuria recata al podestˆ Inghiramo da Magreta, modenese. Questi aveva catturato alcune donne, hereticas manifestas, e le aveva consegnate allĠimperatore perchŽ fossero bruciate, come voleva far inserire le recenti costituzioni imperiali contro gli eretici nello statutario della cittˆ: ma i parenti delle donne, Arimino di Bonfiletto e Boccadiferro, insieme ad altri cittadini si erano opposti recisamente, ed il podestˆ per poco non ci aveva rimesso la pelle [17]. Come intendere questo episodio? Nel quadro dei contrasti fra ghibellinismo e guelfismo? No, perchŽ se in passato spesso si  letto ghibellino = eretico [18], e se si ritiene ÔindubbioĠ quel legame [19], rimane lĠÇutilizzazione strumentale dellĠeresia da parte dei ghibelliniÈ [20], e che Çbasta scorrere la Storia di Rimini per vedere che le contese fra Comune e Chiesa avvennero, e non meno frequentemente, anche quando la fazione ghibellina, vinta e dispersa, era stata sopraffatta da quella guelfa, e quando i Patarini, perseguitati, non ebbero pi alcuna efficacia nelle cose cittadineÈ [21]. E poi, a tagliar la testa al toro, qui si tratta del podestˆ di parte imperiale, come quasi sempre a Rimini. Ancora una volta penso che si debba credere alla recisa volontˆ di difendere a tutti i costi lĠautonomia cittadina, anche se questo lascia molte zone d'ombra.

Da questo momento in poi le notizie sugli eretici riminesi si diradano bruscamente. Rimangono, in fonti tarde, la distruzione a furor di popolo del Ôvicus pataraniaeĠ dopo il 1254 [22], ma l'episodio  troppo oscuro per trarne qualche informazione utile; il cenno ad un processo nel 1284 [23]. Ritroveremo Rimini come una delle mete dei pellegrinaggi di Armanno Pungilupo, in data imprecisata attorno alla metˆ del secolo. Per quanto riguarda la lotta anticlericale qualche labile segno: un inquisitore fino al 1258, due nel 1259 [24], la costituzione di un tribunale laico in appoggio all'inquisitore nel 1299 [25]. Poi il silenzio.

Alcune brevissime considerazioni parzialmente conclusive. In primo luogo nessuna delle fonti adopera il termine ÔcataroĠ, ma tutte esclusivamente, e fino a Pungilupo, quello di ÔpatarinoĠ. Nessun segno che si tratti effettivamente di catari. Il numero delle adesioni pare modesto, e del tutto episodici gli interventi repressivi. Eppure i documenti imperiali e papali [26], e la letteratura specifica indistintamente [27] parlano della cittˆ come ricettacolo di eretici. Ne viene che o bisogna ammettere che ÔpatarinoĠ significa ÔcataroĠ, e macroscopica allora deve essere la perdita di documentazione, oppure che siamo di fronte ad una forte mistificazione storiografica, che  stata mascherata dallĠenfatizzazione di una attivitˆ terroristica generalizzata in tema dĠeresia. Confesser˜ apertamente la mia propensione ad accettare lĠultima possibilitˆ. Ma una discussione a questo punto si impone.

Senza tener conto di eccessive preoccupazioni di sistematizzare filosoficamente la storia dell'eresia medievale [28], del tutto superate, come  stato riconosciuto da tempo unanimemente [29], e senza occuparci in maniera diretta dei ÔprecedentiĠ [30], perchŽ non ci compete, vediamo di riconsiderare la questione del nome degli eretici negli ambiti cronologici e spaziali che ci interessano in riferimento a ÔpatarinoĠ. ÇĠPatarinoĠ era usato non solo nel suo significato tecnico a definire coloro che negavano la validitˆ dei sacramenti amministrati da preti indegni, ma anche come termine generico per designare tutti coloro che per la loro convinzione fanatica sulla povertˆ apostolica e la purezza della chiesa si avvicinano allĠeresiaÈ. Cos“ il Larner in riferimento ai fatti di Faenza del 1206 [31]. ÔPatarinoĠ significa senza dubbio ÔcataroĠ, per il DuprŽ [32]. é certo che gli esempi riportati da questĠultimo, tratti dagli atti dellĠinquisizione bolognese della fine del Duecento, sono per lo pi calzanti. Ma  ugualmente certo che non sono tutti quelli che si possono portare. Non ho dubbi che verso la metˆ del Duecento lĠidentificazione di ÔpatarinoĠ con ÔcataroĠ sia corrente. Ma  cos“ anche prima? Vediamo innanzi tutto una scelta di testimonianze di provenienza papale od imperiale:

1179 - Concilio Lateranense III

Ç... quia in Gasconia Albigesio et partibus Tolosanis et aliis locis, ita haereticorum, quos alii Catharos, alii Patrinos, alii Publicanos, alii aliis nominibus vocant...È [33]

1184 - Decretale Ad abolendam di Lucio III:

Ç ... omnem haeresim, quocunque nomine censeatur, per huius constitutionis seriem auctoritate apostolica condemnamus. Imprimis ergo Catharos et Patarinos et eos, qui se Humiliatos vel Pauperes de Lugduno falso nomine mentiuntur, Passaginos, Iosephinos, Arnaldistas...È [34]

1206 - Lettera di Innocenzo III ai Faentini:

Ç... haereticos qui vocantur pauperes de Lugduno, vel etiam Patareni, vel alios cuiuscumque sectae, schismaticos, qui vobis fuerunt nominati...È [35]

1210 - Costituzione di Ottone IV contro gli eretici ferraresi:

Ç... omnes ereticos...: patarenos sive Caaros, vel quocumque alio nomine censentur... È [36]

1232 - Costituzione di Federico II:

Ç... Catharos, Patarenos, Speronistas, Leonistas, Arnaldistas, Circumcisos et omnes hereticos utriusque sexus, quocumque nomine censeantur...È [37]

Soprattutto quest'ultima, diretta genericamente - si noti - contra Patarenos, mostra che ÔpatarinoĠ  una delle tante denominazioni di eretico, probabilmente la pi usuale. é evidente ad ogni modo, a quel livello, il disinteresse per lĠidentificazione delle correnti eterodosse, comunque riassunte nel quocumque nomine conseantur.

Se ci rivolgiamo, sempre trascegliendo naturalmente, ai polemisti antiereticali, a coloro cio che pi di ogni altro si sforzano di comprendere gli ambiti delle sette:

1163 ca. Ecberto di Schšnau [38]: dice esclusivamente: catari

1190 ca. Bonaccorso [39]: dice esclusivamente: catari

1214 ca. De heresi catarorum [40]: dice esclusivamente: catari

1240-45 Pietro Martire (?) [41]: dice indifferentemente: catari o patarini

1250 ca. Raniero Sacconi [42]: dice indifferentemente: catari o patarini

1250 ca. Disputatio [43]: dice esplicitamente: manicheos qui pathareni vocantur.

Non nasconderemo che si potrebbero replicare i rimandi quasi ad infinitum, e che non vĠ dubbio che molti di quei rimandi non consentirebbero di intendere il significato con sicurezza. Son convinto comunque che lĠuso generalizzato di ÔpatarinoĠ rimandasse fin verso la metˆ del secolo al disobbediente ai mandata ecclesie, senza che fossero decisamente chiari, per nessuno, i termini specifici di quella disobbedienza. In seguito ÔpatarinoĠ, che giˆ significava latamente ÔereticoĠ, indic˜ lĠeretico pi noto, vale a dire il cataro. Estremamente significativo il fatto che lĠultimo dei polemisti, Anselmo dĠAlessandria [44], parli esclusivamente, di nuovo, di ÔcatariĠ, e che il De officio inquisitionis [45], agli inizi del secolo successivo, adoperi solamente il termine ÔereticoĠ. Il cerchio si  richiuso, e lĠuso di ÔpatarinoĠ, che ormai poteva solo ingenerare confusione,  abbandonato per designare il cataro, lĠeretico per eccellenza.

Se le cose stanno cos“, Rimini risulta molto meno ÔcataraĠ di quanto non si sia fino ad oggi inteso [46].

Ravenna

Nulla ci risulta circa lĠeresia. Sappiamo solamente dellĠinserimento negli statuti, alla metˆ del Duecento, del giuramento che deve prestare il podestˆ di osservare e far osservare le costituzioni di Federico II riguardo agli eretici [47].

Argenta

é forse questa la terra que dicitur Argentea dove Marco, il primo vescovo cataro ÔitalianoĠ, venne catturato ed incarcerato [48]. Niente di pi.

Ferrara

Scrive Giraldo Cambrense attorno al 1197:

Apud Ferarium in Italia hiis nostris diebus hostia in die pasche in portiunculam carnis conversa fuit; ad quod episcopo loci illius vocato et sermone ab ipso facto, cives urbis illius, qui fere omnes Paterini fuerant et male de corpore Christi sentiebant, ad veritatem sunt riversi [49].

LĠallusione  al miracolo eucaristico verificatosi in Santa Maria in Vado, che la tradizione locale data con estrema precisione al 28 marzo 1171 [50]. Se  unĠevidente iperbole che quasi tutti i Ferraresi fossero allora eretici, deve rispondere a veritˆ che le dispute eucaristiche fossero nella cittˆ particolarmente vivaci. é chiaro qui che ÔpatarinoĠ non significa affatto ÔcataroĠ  [51], ma  ugualmente certo che il male de corpore Christi sentire ritornerˆ poi frequentemente, attribuito ai catari, sia negli statuti cittadini [52] sia negli atti inquisitoriali [53], e fino ai primi anni del Trecento; costituisce quindi un precedente di importanza tutta particolare.

Pure nel periodo del vescovato di Uguccione da Pisa (1190-1210) particolarmente dibattuti furono i problemi relativi a questioni eucaristiche ed alla validitˆ delle ordinazioni sacerdotali di coloro che, da maritati, si erano scoperti in unione con coniugi eretici, che si intrecciarono con il tema dellĠeresia. Tanto che il vescovo sollecit˜ ed ottenne un chiarimento da parte di Innocenzo III; ne sort“ un interessantissimo scambio epistolare [54]. In questo quadro lĠuso di ÔpatarinoĠ appare quindi pi che giustificato e comprensibile.

Nulla ci autorizza a pensare che qualche cosa fosse mutata nel marzo 1210, quando Ottone IV a Ferrara promulga il suo editto contro gli eretici della cittˆ, prescrivendo la confisca e la vendita dei loro beni, la distruzione delle case di loro proprietˆ od in cui erano stati accolti o si erano comunque radunati. LĠosservanza delle disposizioni imperiali spettava soprattutto al podestˆ ed ai consoli [55]. Va osservato tuttavia che lĠatto di Ottone  - si ricordi ancora Ôaspirante allĠImperoĠ e minacciato di scomunica - si comprende meglio se si tien conto del suo estremo bisogno in quel preciso momento di godere e dimostrare capacitˆ di instaurare una generale pacificazione,                                                                                                         .

argomento per lui particolarmente delicato. Del giorno successivo, infatti,  anche la riconciliazione a Ferrara tra le due fazioni, Estensi e Torelli, da lui voluta e patrocinata [56].

Manca in seguito per quasi mezzo secolo ogni notizia su eretici a Ferrara. Fino allo scoppio della vicenda pi clamorosa, documentata, ricca di informazioni, citata [57] del catarismo italiano: il ÔcasoĠ Pungilupo, su cui nuova luce viene da documenti fino ad oggi sconosciuti.

Il 13 dicembre 1247 si festeggiava a Roncodigˆ, a poca distanza da Ferrara, la festa della titolare della chiesa, santa Lucia [58]. Venne come devoto pellegrino anche un certo Armanno, soprannominato Pungilupo, che in quella occasione volle riverentemente fare la sua confessione generale al sacerdote Giovanni, dal quale ebbe l'assoluzione e la penitenza relativa ai suoi peccati [59]. Armanno si confessava regolarmente a Ferrara presso Rainaldo, priore di San Nicol˜ fin dal 1244 [60], Ma quel pio credente di l“ a qualche anno entra a far parte della schiera degli eretici [61], viene quasi subito identificato come tale, citato dagli inquisitori in Lombardia e Marca Genovese Aldobrandino, priore dei Predicatori di Ferrara, ed Egidio, ferrarese, dello stesso ordine [62]. Armanno, abitante nella contrada di San Paolo, si presenta, ammette la sua colpa ed abiura [63], Confessa allĠinquisitore di aver adorato e fatta riverenza allĠeretico consolato Martino di Campitello, come erano soliti fare i credenti eretici, ed a qualche altro, di cui non ricorda il nome, nella casa che un tempo fu di Claribaldino [64]. Ammette anche di aver detto qualche volta: ÇCome sono stupidi questi sacerdoti che credono di poter chiudere Dio nella pissideÈ, ma si schernisce di averlo detto per scherzo [65]. Frate Aldobrandino doveva aver usato la tortura, ed Armanno confid˜ a Tancredi, altro credente eretico, che lo odiava per questo fatto e perchŽ era un Ôlupo rapaceĠ [66].

Ma lĠabiura non era stata sincera [67]: nel 1258 a Mantova il vescovo eretico della setta di Bagnolo, Giovanni, di Casaloldo, chiede notizia di Armanno, che dice suo intimo amico, allĠeretico Alberto Graziani [68]. Il Dondaine, seguito dal Borst, identifica, pur con qualche lieve dubbio, questo vescovo con lĠHamundus citato da Anselmo d'Alessandria [69]. In quello stesso anno a Ferrara Armanno  assiduo alla bottega dellĠeretico padre di Manfredino notaio, egli pure credens, e sono con lui talvolta Gerardino di Alfero, Clemente di Voghenza, Maniapane de Scaiolis. L'eretico tiene in mano i Vangeli e li spiega e cita autoritˆ eretiche, mentre accusa i ministri della chiesa che perseguitano i Ôveri cristianiĠ. Annuisce Armanno quando sente chiamare oves gli eretici e lupi rapaces i ministri della chiesa [70]; ma si confessa e comunica pi volte, soprattutto per Natale e Pasqua, da Bonaventura, cappellano vescovile, tra quello stesso 1258 ed il 1261 [71]. Un simile comportamento sembra poter esser inteso solamente come simulazione, oppure come dimostrazione di straordinaria ingenuitˆ.

Armanno frequenta sempre di pi gli eretici, che ormai veniamo a conoscere in maggior numero. Nel 1259 circa Gabriele de Tabula, eretico e figlio dĠeretica, vede Pungilupo portare un pane benedetto a sua madre, Trevisina, che era credens, cos“ come facevano altri eretici, soprattutto per Natale e per Pasqua [72]. Nel 1260 chiede ad Alberto Graziani, che sa eretico, di salutargli il bagnolese Martino di Campitello [73], al quale nel 1254 aveva confessato di aver fatto riverenza. Nel 1261 fa un viaggio a Vicenza, in compagnia dellĠincolpevole Bonaventura di San Giorgio di Verona, e lˆ visita pi volte la casa dellĠeretico Francesco, nella contrada di San Pietro. A lui Pungilupo fa una gran riverenza, gli si genuflette di fronte e gli rivolge questo saluto: ÇBenedicite, bene, bene, bone christianeÈ. Francesco lo solleva amorevolmente e gli dimostra grande affetto. Armanno istruisce Bonavenura a far lo stesso, e quello lo fa senza capirci gran chŽ. Sono presenti la moglie di Francesco, che nel 1285  giˆ morta, ed il figlio, che poi sarˆ catturato come eretico e che ugualmente risulta giˆ morto nel 1285, Spetia e Bonaventura vedova di Aldregheto, della stessa contrada, Michele fu Pulzato, di contrada Pusterla, Albertino e sua moglie Leonarda, della contrada di San Pietro, ed una tal Vincenza, che nel 1285 risulta defunta. Visitano insieme molte case di eretici ed ogni volta ripetono quel rituale della riverenza, della genuflessione, del saluto. Una volta mangiano tutti insieme in casa di Francesco e poi digiunano [74].

LĠanno successivo Armanno  di nuovo a confessarsi a San Nicol˜, multum devote et reverenter, almeno sembrava [75]. Tra il 1265 e 1267 va a Verona per visitare da eretico lĠeretica Garienda, madre di Rengarda di Verona, che era solita accogliere gli eretici, e vi si trattiene [76]. Lˆ mangia e beve per due giorni e due notti e conversa con Garienda della fede e dei fatti degli eretici, nomina i poveri di Lione ed altre sette. Una volta tutti e tre insieme vanno a far visita ad altri eretici nella casa che un tempo fu di Beliarda, e vi trovano molti eretici di entrambi i sessi, e parlano familiarmente ed a lungo. In quei giorni viene a casa di Garienda il vescovo eretico Bonaventura Belasmanza, e Pungilupo e Garienda gli parlano a lungo in privato. Stranamente, Armanno non fece riverenza al vescovo [77].

A questo punto dobbiamo interrompere. Ci imbattiamo in un importante personaggio, che richiede ora qualche precisazione. Belasmanza di Verona, della chiesa eretica di Desenzano o albanese, fu vescovo per circa quarantĠanni, ci dice Anselmo d'Alessandria [78]. PoichŽ il suo episcopato inizi˜ attorno al 1210, stando a Raniero Sacconi [79], Si arriva al massimo al 1250, o gi di l“. Tra 1260 e 1270 Dondaine e Borst [80] pongono il vescovato di Bonaventura della Torre di Verona. Fra Belasmanza e Bonaventura (1250-1260 circa) entrambi pongono Giovanni, de Lugio (Luglio, Luyo) Dondaine e Manselli [81], de Luzano Borst [82]. Nell'edizione muratoriana degli atti pungilupiani si legge, a col. 130, nella testimonianza di Rengarda di Verona, che abbiamo appena sunteggiato, Bonaventura Belasmagra. Commentava il Dondaine [83].

Rengarda de VŽrone dŽposa devant le tribunal de lĠinquisition de Ferrare, au cours du procs posthume dĠArmanno Punzilupo, le 25 avril 1285, que dix-huit ans auparavant, donc en 1267, elle avait vu dans sa propre maison Armanno sĠentretenir avec lĠŽvque des hŽrŽtiques Bonaventura Belasmagra. Il semble bien que ce Bonaventure doive-t-tre identifiŽ ˆ Bonaventure della Torre; les dates sont lˆ pour le suggŽrer, mais le nom de Belasmagra embrouille les cartes. Serait-ce un surnom de Bonaventure della Torre? Ou bien une confusion avec Belesmanza? Mais ˆ cette date ce dernier devait tre dŽfunt depuis dix ou quinze ans! Et il ne porte pas ce nom de Bonaventure dans les quatre sources citŽes plus haut ˆ son propos. Comme nous ne possŽdons plus les originaux du procs d'Armanno nous ne somme mme pas assurŽs de la forme authentique de la dŽposition de Rengarda.

Ora tutto il discorso  inficiato dalla constatazione che il Muratori lesse male. NellĠautografo del Prisciano  scritto infatti: Bel‹smaa. Muratori lesse g al posto di , ed integr˜ con una r dopo la , dove evidentemente si tratta di una comunissima n prima della . Ma allora la cronologia, diversamente da quel che credeva il Dondaine, si complica ulteriormente.

La testimonianza di Rengarda (1285), riportata due volte nel libello d'accusa a Pungilupo, data lĠincontro di Verona una prima volta modo sunt X et octo anni vel XX anni vel id circa, lĠaltra modo sunt XVIII anni vel circa. é evidente per me che la seconda riassume la prima, e la forma pi succinta diviene erronea. Il Dondaine prendeva per buona solo la seconda, e datava quindi lĠincontro al 1267, ma invece  da intendere elasticamente il periodo 1265-1267. Ora se questo Bonaventura Belasmanza  lo stesso Bonaventura della Torre, il suo vescovato si estenderebbe, nel migliore dei casi, per circa sessantĠanni: 1210-1270! Ma Anselmo dĠAlessandria, che scriveva appunto intorno al 1270, dice che il vescovato di Belasmanza dur˜ circa quarantĠanni, e, soprattutto, che dopo lui vennero Giovanni e Bonaventura, il qual ultimo nunc habent. DĠaltra parte il nome Bonaventura non  mai legato nelle fonti a Belasmanza,

come osserva giustamente il Dondaine, ma neppure il nome Belasmanza  mai legato a quello di Bonaventura della Torre. Che abbia fatto confusione la teste? - si chiede ancora Dondaine. é ben difficile, perchŽ Belasmanza Çdevait tre dŽfunt depuis dix ou quinte ans!È. Che questo Belasmagra potesse essere non diverso da Bonaventura della Torre pens˜ anche il Cipolla [84], ma tendeva ad escluderlo il Borst, perchŽ lĠuno era bagnolese, lĠaltro albanese [85]. Ma il nome Belasmanza risalta fuori addirittura nel 1290, nella condanna di Uberto a Tabula Maiori, colpevole di aver frequentato, appunto, Belasmanza. Quando? Stando allĠinterpretazione che Dondaine e Borst diedero dei relativi passi di Raniero Sacconi e di Anselmo dĠAlessandria al pi tardi nel 1250, ÇlocchŽ  poco probabileÈ [86]. Concludo per mio conto adattando un giudizio del Cipolla [87]: Belasmanza  uno dei tanti soprannomi in uso fra gli eretici, e mettendo in guardia una prima volta nei riguardi delle ÔgerarchieĠ catare del Dondaine e del Borst, su cui dovr˜ tornare.

Riprendiamo a seguire Pungilupo. Nel 1265 vien visto dallĠeretico Bonmercato fare riverenza ad un altro eretico [88]. Altra volta Bonmercato con Oldeberto, Bertramino ed Alberto, tutti credentes, sono in una casa con due eretici e Pungilupo passa da quelle parti. Lo chiamano; entra e mostra grande amicizia a tutti i presenti, ad uno fa riverenza, e quando gli altri se ne vanno rimane con i due a consolare uno degli eretici che  ammalato [89]. Spesso a Bonmercato, nel 1266 circa, loda gli eretici, che dice esser i soli boni hamines, unici a mostrare con il loro esempio di vita la via della salvezza [90]. Castellano lo vede conversare familiarmente con lĠeretico Giovanni bergamasco e con Bonsavere sotto il portico della casa della donna, e quando entrano Pungilupo e la donna adorano e fanno riverenza a Giovanni [91]. Eppure, nel 1266/67 si confessa pi volte dal cappellano vescovile Zambono, anzi egli avrebbe voluto confessarsi dal vescovo medesimo, ma quello era impedito. Allora, devote ac reverenter, si genuflette di fronte al cappellano e dimostra tanta contrizione, si scopre il capo, e si accusa dei propri peccati, a partire da quando era fanciullo, e lo fa pi volte, quindi chiede la penitenza, ed il sacerdote, che lo vede tristis e vere contritus, lo assolve e gli assegna la giusta penitenza [92].

Nel maggio 1266 Armanno riceve il consolamentum a Verona, in casa di Spata di Verona, dove stava Bergongio, dalle mani di Guglielmo di Borgogna e di Martino Darinda di Verona, e con lui sono consolati Mezagonella di Verona e sua suocera Azolina. Questo stando alla testimonianza, estremamente precisa, di Costanza da Bergamo [93]. Invece Albertino, che era stato filius maior nella setta, ricordava che era stato pressĠa poco nel 1267, quando Armanno era venuto per visitare uno fuggito dal carcere. Il consolamento fu dato in domo catharorum, che Bergongio, ancora nel 1273, teneva a disposizione degli eretici, e ad imporre le mani furono Alberto, vescovo della setta, Michele, filius maior, e lo stesso Albertino, che era anche visitator della setta in Lombardia. In quella occasione gli chiesero se aveva accettato qualche penitenza dai lupi rapaci che perseguitano la bonam gentem, vale a dire da qualche frate predicatore o minore, o da qualsiasi altro sacerdote della chiesa romana, ed egli neg˜; allora lo assolsero dal giuramento di obbedienza fatto a frate Aldobrandino [94].

Qui dobbiamo interromperci di nuovo. Torniamo a leggere Dondaine, il quale, nella successione vescovile bagnolese, allĠHamundus/lohannes di Casaloldo, di cui abbiamo detto, fa seguire, sulla base della nostra stessa fonte, ed esclusivamente su quella, Alberto (1267), Albertino (Michele, Ferrarese?) (1267-1273), Michele (1273) [95]. Di nuovo la lettura diretta della fonte chiarisce e complica insieme. Primo: Costanza da Bergamo data il consolamento con assoluta precisione: maggio 1266; Albertino dice invece: 1267 o circa allora. Sarˆ da credere alla prima. Secondo: Albertino e Michele sono sicuramente la stessa persona, come indica esplicitamente il rinvio a Michele tredicesimo teste [96], numero che  segnato nel manoscritto accanto alla testimonianza di Albertino, che una volta  detto anche chiaramente Albertinus Michael. Ma nel 1273 Albertino  detto qui fuit hereticus, e Michele qui est filius maior. Pensa il Dondaine che nel 1267 il primo fosse filius maior ed il secondo filius minor del vescovo Alberto, e che nel 1273 il primo si fosse convertito ed il secondo al suo posto divenuto filius maior, sempre di Alberto. Per˜ Michele (non Albertino Michele)  detto invece in un altro punto della nostra fonte: Çqui erat fiulius maior in ipsa secta È, anzi si osserva: Çverisimile enim est quod ambo fuerint de eadem secta È [97]. Il passaggio repentino dal tempo passato al presente  sempre frequentissimo nel libello, vedi ad esempio Bonmercato che ricorda Pungilupo dire: Çquod erat malus homo et quod boni homines sunt solum hereticiÈ, riferendosi sempre a contemporanei. Allora cĠerano due filii maiores! Ma questo non  ammissibile nella ÔgerarchiaĠ! Ci vuole cautela... ci vuole cautela...

Torniamo ad Armanno. Parlando con Bonmercato presso lĠepiscopio dice di essere in pessimi rapporti con frate Stefanino dei Predicatori, che  malus homo, e che boni homines sono solo gli eretici, e chi segue la loro via, che  lĠunica per la salvezza. Spesso gli fa discorsi del genere e lo esorta a star saldo nella fede [98]. Un giorno Castellano vede Pietro de Romaninis chiedere a Pungilupo se vuole vedere un patarino. Quello accetta con entusiasmo, ma lĠeretico non era in casa e se ne devono andare senza averlo visto [99]. Si reca perci˜ a visitare in carcere Martino di Campitello, vecchio eretico, e dice a Ferrarino che  un bonus homo, e che se avesse a sua disposizione qualche altro bonus homo non consentirebbe che lo si bruciasse, nŽ lui nŽ altri; poi lo accompagna piangendo al rogo sulla riva del fiume [100], e mentre arde commenta che bruciano un santo padre [101].

Passa per Ferrara Lanfranco di Monte Clero, eretico consolato, e conduce Pungilupo a casa di Venaria, credens, e lo presenta come un vero amico nostre gentis, che gli eretici di Verona tengono in considerazione, e dice che Armanno lo ospita in casa sua, lo mantiene e lo accompagna per la cittˆ. Poi  Armanno che porta a casa di Venaria altri eretici, fra cui Elica, che presenta come bona mulier, ed alla quale fa riverenza. Elica dice a Venaria che Pungilupo  un buon amico, indicatole dagli eretici come buono e leale, che lĠaccompagna per la cittˆ nelle sue necessitˆ e che lĠaccoglie nella sua casa [102]. Eppure, Armanno si confessa pi volte e sempre devote et reverenter da Raniero, cappellano vescovile [103].

Nel 1268 Lanfranco di Monte Clero e Pungilupo visitano in contrada di San Silvestro la casa delle eretiche Maria e Gisla, che vorrebbero fosse dato il consolamentum ad una loro serva, di nome Maria. Mandano a chiamare Venaria, ed i due uomini insieme impongono le mani, reggendo il libro, alla maniera degli eretici. Venaria si sorprende, perchŽ credeva che Armanno fosse soltanto credens, e le vien detto che invece fu consolato a Verona, alla presenza di molti eretici [104].

Poco prima che Pungilupo muoia, viene catturato un eretico di nome Giovanni, che si fa chiamare Cristiano, e Manfredino, mandato da suo padre, va a visitarlo frequentemente nel carcere dellĠepiscopio, e lo prega di non accusare il proprio padre e di stare saldo nella fede. Spesso viene anche Pungilupo. Anche quando lĠeretico  dato in mano al podestˆ e passa nel carcere del comune, spesso Armanno lo va a visitare [105]. Manfredino lo sente di frequente parlare di argomenti sospetti [106], e Iacoba, che accoglie eretici in casa e va da Manfredino a prendere cibo per gli eretici, dice che  amico loro e quando si reca a casa sua Armanno le dˆ un bianco pane per quei bonis viris, e qualche volta anche dei fichi [107].

Per la quaresima del 1269 Pungilupo si confessa pi di dodici volte da Alberto, cappellano del vescovo, che porta anche a casa sua perchŽ confessi sua moglie quando  malata [108]. NellĠottobre/novembre si confessa da Gandolfo, altro cappellano del vescovo [109] ed il 13 dicembre - ancora santa Lucia, di cui Armanno doveva essere devoto - da Benvenuto a San Nicol˜ [110]. Muore il 16. Subito la notizia si sparge per tutta la cittˆ, ed accorre una gran folla [111]. Vengono a vedere la salma, che  stata portata in cattedrale, anche gli eretici Castellano, Oldeberto e Bonomo. Quando il primo mormora con disprezzo che era peggio di una bestia, Oldoberto lo mette in guardia, perchŽ, gli rivela, era stato consolato con sua moglie [112]. Vengono da Bergamo molti, e fra loro anche gli eretici e sono ospitati in casa di Grazio da Bergamo che abita a Ferrara. Uno degli eretici si finge muto e poi miracolato per intercessione di Armanno [113]. PerchŽ infatti sono cominciati i miracoli.

Il 20 dicembre Nova  miracolata da un tumore allĠocchio [114]. Il 21 depone Gisla, che  stata guarita di un braccio anchilosato [115], Marchesina, che era zoppa [116]; il 28 Adelasia, che ci vedeva male [117]; il 29 Marinello, che si dice miracolato il 24 dalla gotta [118]; il 4 gennaio Tomasina, liberata il giorno di Natale da una fistola [119], ed Angelo, dalla gotta [120]; il 5 Daniela, zoppa, e Giovanna, paralizzata [121]; il 18 Benvenuto, miracolato di unĠulcerazione pochi giorni dopo la morte di Armanno [122]. La fama di questi prodigi arriva fino a Verona, e Spera, che era stata al servizio della marchesa dĠEste e che  tenuta prigioniera in quella cittˆ dallĠinquisitore, si lamenta perchŽ per troppo breve periodo  stata in quella penitenza, perchŽ fatta bona christiana da quel Pungilupo che da morto fa miracoli, e sale intrepida al rogo. Sempre a Verona, Garienda confida a Filosofia che Armanno era stato povero di Lione, ed alla fine era stato consolato [123]. A Ferrara Corradino, che lavora in fornace, rivela a Iacobino di esser patarino, e racconta che una volta i Predicatori volevano prenderlo, ma era riuscito a fuggire a nuoto oltre il Po, e che anche Pungilupo era patarino [124]. Continuano i miracoli: il 15 Bona depone di esser stata liberata di due tumori [125]; il 18  la volta di Dolce, contratta [126], e di Bartolo, paralizzato al braccio destro [127]; il 25 Pietro, impedito al braccio sinistro [128]; il 30 Bona, zoppa; il 31 Nicola, feritosi alla mano sinistra [129]; e poi Zardina, impedita alla mano destra [130] ed il 4 febbraio Persenda, paralitica [131]; il 21 Domenico, liberato dal carcere in Istria [132]. Il 9 maggio Sofia, offesa negli occhi [133]; il 17 Bonaventura, liberata da nove demoni [134], Alisia da due [135], Rolandino, da una mezza paralisi [136], Si costruisce una cappella ed il corpo viene riposto in un lussuoso antico sarcofago, che si diceva provenire da Ravenna, nel quale aveva riposato l'imperatore Teodosio. Gli ex-voto si fanno numerosissimi [137].

A questo punto si muove lĠinquisitore. Interroga prima di tutto i due confratelli Predicatori; il primo, frate Albizo, racconta che una volta, insieme ad un altro frate, accompagnava un cataro al rogo, e Pungilupo li seguiva, ed ora si accostava allĠuno ora all'altro dicendo: ÇQuesti sono demoni, sono lupi rapaci che fanno bruciare i boni hominesÈ. Spesso poi lo vedeva inginocchiarsi in piazza ed altrove al passaggio dei frati e maledire: ÇChe Dio non mi perdoni se io gli perdoner˜ frate Aldobrandino, lupo rapace e figlio del demonio che uccide i boni hominesÈ [138]. Il secondo, frate Arasino bergamasco, dice il 7 giugno che quando era nel convento ferrarese aveva visto molti credentes, che non andavano mai in chiesa, recarsi a visitare il corpo di Pungilupo, portando ex-voto e gloriandosi che uno dei loro fosse stato fatto santo [139]. Quando fu a Bergamo, chiese ad un mercante che veniva da Venezia le novitˆ, e quello gli raccont˜ che un santo si era manifestato a Ferrara, ma che la cosa non era gradita ai Predicatori ed ai Minori, perchŽ era sospetto di eresia [140]. Il 5 luglio Beatrice testimonia di aver sentito dire da una sua vicina che Pungilupo le aveva chiesto pi volte di accompagnarlo alla predicazione dei patarini [141]. Duragia, che depone il 27, aveva sentito da molti che Pungilupo era stato credens [142]; poco dopo la morte di Armanno ud“ da un suo vicino che il giorno di Pasqua era solito prendere un grosso pane ed un fiascone di vino, darlo a molti da mangiare e bere, e quando erano finiti commentava: ÇChe cosa dicono questi lupi rapaci che il corpo di Cristo non pu˜ essere consumato: ecco che noi abbiamo divorato un pane tanto grosso ed un fiascone di vinoÈ [143], Il magister Aprile lo conferm˜ [144], LĠ8 agosto Ferrarino parl˜ dei rapporti di Pungilupo con Martino di Campitello [145]; lĠ11 Trevisina ammise di aver avuto uno zio cataro, con il quale aveva abitato per cinque anni, e che anche Bonese, vedova di Bonincontro, allora frequentava i catari, ma non credeva che lo facesse ancora. Disse che Pungilupo portava allo zio il pane benedetto dei catari ed era presente alle predicazioni [146], Il 31 ottobre Iacobino di Cesso dice che Pungilupo era patarino [147]. Il 4 novembre Tebaldino, frate di penitenza, riferisce che molti sostenevano che Pungilupo era credens e che diceva cose contrarie alla fede cattolica [148], Il 25 Zunta, ex-eretico, sostiene che lĠeretico Arrivabene, quando era tenuto in carcere a Ferrara, mand˜ Pungilupo a chiedere la restituzione di denaro che gli apparteneva [149]. Il 28 Enrico, officiale dellĠinquisizione, testimonia che correntemente si pensava che Pungilupo fosse credens. Aveva sentito dire che credeva cose erronee a proposito del corpo di Cristo. Quando lo incontr˜ in piazza minacci˜ di imprigionarlo, ma Pungilupo gli chiese qualĠera la sua fede al riguardo, e udita la sua risposta promise di voler credere nello stesso modo [150]. Bonfadino, dei Predicatori, testimonia che prima di entrare nellĠordine conobbe Armanno, e che lo si credeva credens [151], e dopo che fu nellĠordine spesso lo ud“ dire che anche se il corpo di Cristo fosse stato tanto grande come una montagna lo si sarebbe giˆ consumato [152]. Non voleva poi adorare verso Oriente, cio nella direzione verso cui adoravano i chierici, ma verso Occidente [153], e quando vedeva qualche frate predicatore o minore si inginocchiava e diceva: ÇEcco i demoni, ecco i lupi rapaciÈ [154]. Dopo i Predicatori, anche un Minore venne interrogato. Il primo dicembre il francescano Riccobaldo riferisce che quando era nel secolo era vicino di Pungilupo e che lo si pensava credens [155]. Il 9 dello stesso mese Menab˜ Parvo, che era stato credens e ricettatore di eretici, dice che Pungilupo fu credens, e che aveva sentito dire tra gli eretici che era stato dei loro per ventĠanni [156]. Il giorno successivo Albertino Sogarius testimonia che Martino di Campitello gli aveva detto di esser venuto a Ferrara per Pungilupo, che considerava il miglior cristiano della cittˆ [157]. LĠ11 Giovanni, ministro di penitenza, dice che una volta incontr˜ Pungilupo in contrada di San Paolo, che gli disse di venire da Rimini, dove erano molte case di patarini che sapeva riconoscere per certi segni, ma non volle aggiungere altro [158]. Parlava male degli ecclesiastici e sosteneva che quando uno  dedito ai credentes non lo si pu˜ pi distogliere [159]. Era opinione comune tra gli eretici che fosse credens ed amico loro [160]. Il 12 depone Grazio da Bergamo [161]. Il medesimo giorno Tancredi, ex-credens, testimonia che quando fu preso da frate Aldobrandino Armanno diceva che lo odiava [162].

Frate Aldobrandino probabilmente ritiene di averne abbastanza: ingiunge di esumare il corpo di Armanno e di gettarlo fuori dalla chiesa; ma il capitolo non obbedisce e lĠinquisitore scomunica i canonici ed interdice la cattedrale [163]. I sacerdoti del capitolo reagiscono preparando una deposizione di sacerdoti ferraresi attestanti lĠortodossia di Armanno, stesa il 28 aprile 1272 [164] e si appellano a Gregorio X, il quale affida la cosa al cardinal Giovanni, futuro Niccol˜ III [165]. La protesta del capitolo ebbe un primo, parziale successo: Giovanni scrive ad Aldobrandino di sospendere la scomunica e lĠinterdetto, e lĠinquisitore obbedisce con atto del 4 giugno [166].

Aldobrandino allora si deve render conto di non aver raccolto prove a sufficienza, ed intensifica le sue indagini. I1 primo dicembre interroga Modenese, altro frate di penitenza, il quale dice che Maniapane de Scaiolis, Gerardino di Alfero, Tancredi di San Vitale e Pungilupo erano amici e frequentavano la casa di Marchesina, dove si incontravano gli eretici, ed erano tutti credentes, ma non sa se lo siano ancora [167]. Il 5 luglio 1273 il giudice Iacobino sostiene che Pungilupo era stato credens, perchŽ andava in chiesa di rado, non si consigliava con qualche sapiente ecclesiastico, parlava male dei chierici; aveva sentito dire che accoglieva in casa sua dei malfattori e si preparava a ricevere eretici consolati, dai quali aveva molti regali [168]. Aveva anche sentito dire da molti che Pungilupo visitava spesso gli eretici della Romagna e soprattutto di Rimini, e che poco prima della morte aveva avuto contatti anche con un vescovo eretico [169]. FinĠora, per˜, lĠinquisitore dispone di testimonianze troppo generiche. Un mese pi tardi, il 3 agosto, la deposizione dell'ex-eretico Albertino Michele, che riferisce del consolamentum veronese, rivela che padre e madre di Armanno erano stati catari ugualmente, e che spesso Pungilupo e sua moglie lĠavevano accolto in casa loro, come accoglievano per loro stessa ammissione altri eretici [170], inchioda Pungilupo. Il 22 marzo del 1274 Costanza da Bergamo fornisce precisa conferma della deposizione di Albertino [171]. Il 5 aprile Bengepare, che fu credens, dice di aver udito i catari burlarsi di quelli della chiesa romana perchŽ avevano fatto santo uno di loro [172]; il 6 Gavino di Satta, altro ex-eretico, dice che gli eretici erano soliti dire che Pungilupo era uno dei loro [173]. Il 24 giugno Daniele riferisce che a Ferrara si diceva che Armanno era credens, ed aveva sentito perfino suo nipote, Bonaventura Papardo [174], e da molti altri, dire che non era nella fede [175].

Frate Aldobrandino ritiene di aver raccolto ormai materiale a sufficienza e smette dĠindagare. Nel 1276 muore papa Gregorio, ma il successore Nicol˜ non  convinto, e lascia irrisolta la questione. Quando cĠ la cattura degli eretici di Sirmione (1276), Aldobrandino scrive allĠinquisitore veronese per sapere se  venuto fuori qualche cosa sul conto di Pungilupo, ma non riesce ad avere notizie precise [176]. Nel 1284 frate Florio, succeduto ad Aldobrandino [177], riprende con energia e puntiglio ad investigare. Il 4 ottobre ottiene la deposizione di Filosofia [178], ed il 29 novembre quella di Venarla [179], che diviene la testimonianza pi rilevante nelle sue mani, ed il 30 gennaio 1285 quella di Manfredino [180], il 7 febbraio di Gabriele [181], Aimolino [182] e Modenese [183], il 25 aprile di Rengarda [184], il 26 di Nicol˜ [185], il 27 di Simone [186], il 12 ottobre di Bonaventura [187]. Quello  lĠanno in cui il frate ripropone il dossier Pungilupo ad Onorio IV.

Rispondono i canonici della cattedrale facendo riscrivere il 4 ottobre 1286 le deposizioni dei miracolati del 1269 e 1270, e quella dei sacerdoti ferraresi del 1272 [188]. La morte di papa Onorio nel 1287 aggiorna la discussione sul caso.

Frate Florio continua a darsi da fare: raccoglie il 6 maggio 1288 la deposizione di Castellano [189], il 28 quella di Iacoba [190], il 16 luglio di Alberto Graziani [191], il 28 di Iacobino [192].

Con Bonifacio VIII la questione viene affrontata con maggiore sollecitudine. Agli inizi del 1300 il pontefice ingiunge, per mezzo del vescovo ferrarese Federico, ai canonici di presentarsi alla curia romana. Il 6 aprile Bonfamilio, procuratore del capitolo, chiede udienza, ma non  ammesso alla presenza del papa. Fa allora redigere una protesta scritta, e lascia il giorno 15 un suo procuratore, ed un eventuale sostituto, con un memoriale [193]. LĠesame della questione  affidato al cardinal Giovanni di San Nicola. Il 13 gennaio 1301 viene inviata a frate Guido inquisitore una lettera perchŽ si consigli anche con Giovanni, vescovo di Bologna, e frate Ramberto. Avuto il consiglio di sapienti, frate Guido emana il 22 marzo la sentenza di condanna, ed il 23 ingiunge lĠobbedienza della medesima al podestˆ ferrarese [194]. Di notte si procede alla riesumazione dei resti di Pungilupo, alla loro cremazione e dispersione delle ceneri nel fiume [195]. Il popolo che apprende la cosa il giorno seguente tumultua. Ma la faccenda  definitivamente chiusa. Il nome di Armanno Pungilupo ritornerˆ fuori a Ferrara solo un'altra volta, quando, il 29 luglio 1301, frate Guido vende ai frati di penitenza una casa in contrada di San Romano, che era appartenuta ad Armanno ed a Ugobono, padre di Bonaventura Papardo; la vendita  per un prezzo basso, in considerazione del fatto che giˆ i penitenti ne detenevano lĠuso e per la destinazione dei redditi, vale a dire per opere pie [196]. In seguito non si parla pi di Armanno, detto Pungilupo.

Questa lunghissima vicenda  estremamente significativa, non certamente solo per lĠambiente ferrarese, ma per tutta la Valle Padana. Rivelatrice di molti aspetti dell'eresia,  molto maggiormente indicativa delle ragioni che guidano il modo di procedere al riguardo.

LĠeresia di Armanno appare alle prime indagini estremamente labile. Accuse generiche, quando non risibili, permettono niente pi di un sospetto. Ma il battage sui miracoli del santĠuomo impone allĠinquisitore unĠattenzione puntigliosa e continua. Si trattava oltre tutto di persona conosciutissima in cittˆ, tanto  vero che la notizia della sua morte si era diffusa in un lampo. I canonici ferraresi che esibiscono la santitˆ di Armanno fanno il tentativo di appropriarsi della tutela sul comune sentimento e manifestazione religiosa, che  monopolio sotto lĠaspetto della ortodossia - ma non solo per quello: riguarda la tutela tout court – dellĠinquisitore, e ne mettono in discussione la stessa legittimazione, che lĠinquisitore dˆ per scontata. Addirittura i buoni sacerdoti finiscono col proporre con Pungilupo un modello di vita cristiana indipendente da una qualsiasi collocazione gerarchica, tutto fondato sullĠesercizio delle buone opere, sullĠassistenza a malati e carcerati, e su di una lettura ingenua del sacro testo, che se non fa riferimento ad alcun versetto - manca totalmente un solo rimando testuale - tenta di coglierne solo lo spirito pi immediato ed emozionale, e proprio in base a questi paradigmi piuttosto che rifiutare alcuni dogmi si dimostra sospettoso nei confronti di certi principi di difficile comprensione, quale quello della transustanziazione. Ed  un modello che si diffonde in maniera impressionante: i miracolati provengono di lontano, dalla Romagna allĠIstria, da Brescello a Bergamo. Ma lĠinquisitore a questo non  preparato. Sa solamente che lĠeretico si comporta come gli dicono che si comporta i manuali: appartiene ad una setta ereticale, sostiene certi errori dottrinali. Cos“ la sua preoccupazione  quella di esemplificare il manuale [197]: trova i principi dottrinali, non importa se pochi ed a ben vedere alquanto confusi, trova soprattutto la testimonianza che lĠeretico faceva parte di una setta, e poi sceglie egli stesso la setta, ma a caricare la dose mostra lĠeretico in contatto o addirittura credente di altre sette, che pure i polemisti dicevano in contrasto vivace fra loro, ma ci˜ di nuovo importa poco. Quel che vivamente interessa non  esibire un modello di coerenza, ma anzi un modello di eretico, che per essere tale deve essere incoerente, e deve essere in contrapposizione alla chiesa cattolica. Allora lĠaccusa pi ricorrente dovrˆ essere quella di parlare male degli uomini di chiesa. A tale scopo, frate Florio procede in questo modo: raduna per schede le deposizioni raccolte da lui e dal predecessore, le numera progressivamente, quindi delinea uno schema di tesi d'accusa e lo svolge per capitoli. Procede quindi alla dimostrazione delle singole preposizioni estrapolando dalle schede parte o tuttĠintera la singola deposizione, ed articola il discorso inquadrando con un breve riassunto finale di raccordo ogni capitoletto [198]. Ne risulta un quadro organico e consequenziale della vicenda ereticale di Pungilupo, almeno ad una lettura superficiale. LĠesemplificazione del manuale  perfetta, e lĠeresia di Pungilupo esemplare ed incontrovertibile [199]. I canonici ferraresi, ingenuamente, non si rendono conto dellĠentitˆ della partita, affatto. Al modo di procedere scaltrito di frate Florio e di frate Guido non sanno opporre che lĠautentica notarile, ripresentata semplicemente pi volte, dei miracoli, che nella loro somma, unita alle attestazioni di ortodossia di Armanno del clero ferrarese, anchĠesse ripresentate, paiono loro sufficienti. In fondo vogliono solo approfittare dei proventi dei prodigi allĠaltare di quellĠuomo, commenta Salimbene [200]. La questione  ben altra: quellĠuomo parlava di boni homines e di bona opera e di boni christiani [201], non proclama la bontˆ dellĠordinamento gerarchico della chiesa, anzi soprattutto i frati mendicanti - che propongono proprio una gerarchia centralizzata - lo trovano astioso nei loro confronti. Il clero locale si mostra disposto ad ammettere una certa pluralitˆ di manifestazioni di religiositˆ e di pietˆ, come dimostra il suo favore per lĠordo penitentium e per il culto ÔspontaneoĠ di certi santi [202], LĠinquisitore invece non prevede alternative, perchŽ  il ÔsistemaĠ che non lo prevede [203], Quello che egli vede messo in forse, in definitiva,  in realtˆ lĠautoritˆ stessa del magistero, e questa va riaffermata. Il pericolo ereticale  il pericolo che sia incrinata la razionalizzazione del potere decisionale. Di qui lĠinvenzione del processo come strumento terribile e rassicurante ad un tempo [204]. Lo stesso ricorso allĠautoritˆ del pontefice lo dice con tutta evidenza. Siamo quindi ad un livello ben diverso dai semplici contrasti fra clero locale e ordini mendicanti [205], cos“ come ben diversamente vanno intesi i moti popolari contro le decisioni degli inquisitori, che non sono solamente lĠinsofferenza emozionale per le prepotenze altrui, ma, consciamente o no non importa, la registrazione della non ammissibilitˆ di comportamento alternativi [206]. Riflettiamo attentamente. é sicuramente vero quanto dice, sulla scorta del Legendre, Paolini [207]: ÇNel sistema totalizzante il ribelle, lĠeretico, non trova spazio; e la scomunica  lĠarma per mettere chiaramente in mostra e isolare i nemici del sistema. Lo scomunicato non  un perseguitato, ma piuttosto un ribelle, un folle, un vitandus, pericoloso per la collettivitˆÈ. Siamo assolutamente dĠaccordo. Ma prima bisogna classificare l'eretico [208]. LĠinquisitore sostiene che Pungilupo  un dissenziente, il clero ferrarese che  un ortodosso. Il pontefice  chiamato a decidere. Per circa trentĠanni la questione rimane impregiudicata, poi finalmente la documentazione raccolta contro Armanno viene ritenuta sufficiente per la condanna. Tutto quindi  funzione della capacitˆ dellĠinquisitore di raccogliere materiale per lĠaccusa. Il caso di Pungilupo  evidentemente singolare, ma non assolutamente anomalo; di condanne a largo spazio di tempo ne conosciamo moltissime, senza contare le frequentissime sentenze post mortem [209]. Ora io non credo affatto ad una reazione di tutta la societˆ allĠeresia, come vorrebbe, fra gli altri, il Russel| [210], perchŽ altrimenti vicende come questa risulterebbero del tutto incomprensibili. é sicuro per˜ che lĠeresia venga presentata come elemento di disgregazione del vivere civile nel suo complesso: ÇMulto enim gravius est corrumpere fidem, per quam est animae vita, quam falsare pecuniam, per quam temporali vitae subveniturÈ, scrive Tommaso [211]. Ma qualĠ in definitiva la molla che spinge lĠinquisitore a prendere posizione? Il comportamento? ÇAnche dagli atti processuali dellĠInquisizione traspare come ai giudici della fede non interessi cogliere negli interrogatori la natura dellĠeresia, come non ci sia minimamente in loro nessuno sforzo di comprensione al di fuori di modelli teologici cristallizzati, come i contenuti non siano - nella quasi totalitˆ - in relazione allĠalternativa fra ortodossia ed eterodossia, ma si cerchi di portare alla luce i fatti e i collegamenti con altri eretici riconosciuti, di ricomporre cio quelle tracce su cui si possa riconoscere e giudicare, complessivamente, un comportamento ereticaleÈ. Cos“ ancora Paolini [212]. Ma quanti si comportavano cos“ anche in ambito ortodosso! ÇInfatti la protesta e la critica al clero, in ogni ordine e grado, avviene diffusamente anche in ambito cattolicoÈ [213]. Il comportamento  semmai una spia per un sospetto, non  lĠeresia [214]. Che  invece irrationabiliter vivere [215], dove ratio significa ordinamento, collocazione gerarchica. Ed Armanno - anzi: tutta la vicenda ruotante attorno ad Armanno - sfugge a questa ratio [216]. La prova ne  che Pungilupo, dopo essere stato inquisito nel 1254, ed aver fatto lĠabiura, aveva mantenuto i contatti con gente sospetta in materia di fede: proclamare santo costui, come vorrebbero i ferraresi, significa anche proclamare che quanto diceva - fra lĠaltro - a proposito dei frati rispondeva a veritˆ. ÇLa cosa non va a genio ai Minori ed ai Predicatori, perchŽ era sospetto d'eresiaÈ, dice un anonimo viaggiatore [217]. Questo  solo il punto di partenza dellĠinquisitore Aldobrandino/Florio/Guido, ma il punto di arrivo  lĠidentificazione della sua eresia, identificazione che rende legittima e doverosa la condanna; lĠeresia infatti non esiste senza specificazioni, ed allora: qualificazione: cataro; setta: bagnolese; grado raggiunto nella setta: consolato. Siamo in un primo stadio di unĠazione metodica ed inarrestabile che porterˆ i due ordini mendicanti titolari dell'officio inquisitoriale ad Çuna continua e sempre maggiore integrazione con il mondo cittadino italianoÈ [218]. ma non su di un piano pacificamente integralistico, ma anzi fortemente dialettico, campo dĠazione di una volontˆ decisamente egemonica, e perchŽ tale non necessariamente esclusiva, ma necessariamente tesa ad inglobare qualsiasi forma di attivitˆ umana in una ratio etico-sociale ÔprevistaĠ. LĠOrdine si pone sempre pi Çquale catalizzatore non soltanto della storia salvifica, ma soprattutto e quotidianamente della storia dei rapporti sociali cittadini, come momento di mediazione istituzionale tra forme del potere e loro modo di manifestazione politico-culturaleÈ [219]. Le reazioni contro lĠoperato degli inquisitori non sono allora pi solo dovute alla Çloro intransigenza, che appariva agli occhi della gente intolleranza non giustificata e ÔcorrottaĠÈ [220], ma invece Çnon stupirˆ che, allĠinterno di tale ÔmachinaĠ, si combattano a volte aspre battaglie; sarebbe fuorviante tuttavia pensare che il senso di una fonte possa derivare dal suo esplicito formalizzarsi, piuttosto che dallĠappartenere ad un sistema stratificante e che vede la propria ragione nellĠevoluzione di un metodo di regolamentazione del mondo sociale: dal suo significato, dunque, sovente implicito e sempre scaturente dal rapporto verticale con le fonti analoghe a disposizioneÈ [221].

Questa  la mia valutazione complessiva dellĠeresia di Armanno, che altrove ho definito eretico quotidiano, a sottolineare il carattere prevalentemente esistenziale del suo comportamento eterodosso [222]. Questa scelta esistenziale Ônon previstaĠ, e la reazione che sollecita propriamente in quanto Ônon previstaĠ, mi sembra ancora, e pi, la migliore chiave per penetrarne la vicenda.

Armanno non  il solo eretico ferrarese come si  visto. Oltre a quelli resisi noti attraverso il processo intentato alla sua memoria, se ne manifestano altri negli interrogatori che lĠinquisitore fa a Bologna sul finire del secolo [223]; altri risultano dagli atti superstiti dellĠofflcio inquisitoriale di Ferrara [224]; altri ancora dai conti degli inquisitori [225]. Si tratta, tra il 1247 e 1318, di un centinaio di nominati; di altri sette/otto non ci  pervenuto neppure il nome. La loro presenza in cittˆ non raggiunge mai il tetto di venticinque individui, ed il periodo del loro massimo addensamento coincide con la morte di Armanno [226]. Appaiono intere famiglie eretiche: Armanno, suo padre, sua madre, sua moglie [227]; Menab˜ Parvo, sua moglie e suo figlio [228]; Manfredino notaio e suo padre [229]; Trevisina, suo zio Cazator e suo figlio Gabriele [230]; Oldeberto e sua moglie [231]; Bonmercato e suo fratello [232]; Giovanni, la moglie e i due figli [233]; Costantino e la figlia Contessa, andata sposa a Bompietro, figlio di Giovanni [234]; Primeria Aldighieri, i tre figli e la serva [235]; Giovanni Paterius, la moglie e tre figli [236]; Alberto di Castel Tedaldo ed i suoi fratelli [237]; Tomasina e suo figlio [238]. Tutti gli eretici scoperti fino al 1299 gravitano nellĠorbita catara. Ma poi non se ne trovano pi. Anzi: non ci sono pi eretici.

Tra 1284 e 1318 ci sono quattordici confische di beni, e probabili condanne, per tredici Ebrei [239], Fanno eccezione Liza, che sale al rogo i primi di luglio 1313 [240], Paceto di Francolino, Iacobo de Odogeriis ed il notaio Gustardino, nominati nel 1316 [241], un certo Coppo, citato a Bologna nel settembre 1318 [242], per i quali non sappiamo nulla circa le ragioni di colpa loro imputate. Molti sono gli ex-eretici che denunciano altri. Le contrade nominate sono San Paolo (Armanno); San Romano (il circolo di eretici che si trova nella case di Menab˜ e Marchesina); San Silvestro (le due eretiche di nome Maria e Gisla, e Maria loro serva); Castel Tedaldo (Alberto calzolaio ed i suoi due fratelli, il giudice Guido di Ficarolo). Nessuno di loro appare sprovvisto di beni, al contrario. Armanno, Menab˜, Marchesina, Granello ed altri posseggono case e terreni in cittˆ e fuori [243]. Menab˜, Primeria ed i loro parenti appartengono a nobili famiglie cittadine di antica tradizione, ma che sembrano attraversare un periodo di decadenza [244]. Diversi sono gli artigiani del ferro e dei pellami, e non mancano notai e giudici. Le multe e confische degli Ebrei, poi, sono considerevolissime. Come altrove, sono pochi gli eretici di passaggio; Lanfranco di Monte Clero, Pietro da Rimini, Maria da Vicenza, Bellotto e Manfredino da Bergamo, il toscano Benvenuto [245]. Caratteristiche, queste, tutte giˆ rilevate altrove, ed ormai comunemente accettate come segni accompagnatori del catarismo italiano [246], che a Ferrara trovano una loro esemplificazione precisa ed indubitabile.

Man mano che cala la presenza ereticale, aumenta di importanza lĠattivitˆ inquisitoriale [247]. Fino al 1297 lĠofflcio non ha neppure una sede sua propria in cittˆ. Il 22 giugno di quellĠanno frate Guido inquisitore, fra Iacobo da Ferrara priore ed i frati del convento di San Domenico cedono allĠofficio uno spazio tra il muro delle scuole e lĠorto del convento medesimo [248]. Nel 1310 lĠofflcio possiede una casa a Ferrara, da cui ricava un certo reddito [249]; in quellĠanno o poco dopo ne pu˜ vendere addirittura due [250]; nel 1312 lĠinquisitore fa riparare la sede dell'officio [251], nel 1313 acquista una casa da adibire a carcere [252] e nel 1314 ne fa riparare un muro [253]; nel 1316  registrato il reddito di tre case [254]. Le spese degli inquisitori sono fortissime, ma non certo dirette prevalentemente al buon funzionamento dellĠofflcio: si tratta per la massima parte di spese per il vitto ed il vestiario, e di donazioni, al pi diverso titolo, a confratelli, ferraresi e non [255]. La cosa comĠ noto, divenne talmente scandalosa che fra 1302 e 1318 si susseguirono revisioni dei conti e processi agli inquisitori [256].

Fino alla metˆ del secolo non  lecito parlare di presenza catara a Ferrara, accertata invece per gli anni tra 1250 e 1301. Prima si parla solo di ÔpatariniĠ e dopo solo di Ebrei. Ma la parabola catara, pur ristretta cronologicamente,  quantitativamente di una certa rilevanza. La sua caratteristica cittadina  indiscutibile; la sua incidenza a livello politico e culturale del tutto irriscontrabile.

Verona

Nessuna attestazione di presenza ereticale fino al 1233, quando, su testimonianza di Parisio, furono bruciati settanta eretici, per condanna di frate Giovanni [257]. LĠepisodio non  molto chiaro, come risulta dal commento del Cipolla, che segnal˜ per primo il passo: ÇIl fatto di sessanta dei migliori cittadini che muoiono sul rogo pubblicamente, e proprio nel momento in cui si pattuisce la pace delle fazioni politiche, indica che il patarenismo - giacchŽ questa doveva essere lĠeresia di cui essi furono ritenuti rei - era diffuso molto in Verona, senza dubbio nelle famiglie degli imperialistiÈ [258]

Poi pi nulla fino al 1266, quando Armanno Pungilupo  consolato nella casa di Spata. Sono presenti il vescovo Alberto, il filius maior Albertino Michele e Michele. In quell'occasione furono consolati anche la moglie di Oldeberto, Mezagonella e sua suocera Azolina [259]. Secondo Costanza da Bergamo ad imporre le mani erano Martino Darinda e Guglielmo di Borgogna [260]. Le due testimonianze non sono del tutto concordi, ma non si escludono vicendevolmente. Le cose si complicano con la deposizione di Rengarda, con la madre della quale Pungilupo parla dei poveri di Lione, che ricorda lĠincontro con il vescovo Bonaventura Belasmanza, avvenuto attorno a quello stesso 1266 [261]. I vescovi catari divengono anche troppi quando si ricordi che Costanza da Bergamo nel 1273 incontra il vescovo Lorenzo a Sirmione [262], In sei anni ce ne sono addirittura tre: Alberto, Bonaventura Belasmanza e Lorenzo. Ma le sette erano due, si osserva, ed ognuna aveva un proprio vescovo, Alberto ed il successore Lorenzo una, Belasmanza lĠaltra [263]. Ma come distinguere le due sette? PerchŽ due vescovi sono a Verona e uno a Sirmione? Non sembra proprio un buon criterio, visto lo stretto contatto fra le due localitˆ, e poi Alberto e Belasmanza allora dovrebbero essere nella stessa setta. Non ce ne sono per˜ altri, e la spiegazione non convince; a meno che non si ricorra ai trattatisti, che ci dicono i confini dottrinari. Accantoniamo per il momento la questione e procediamo oltre.

Nello stesso 1273 abbiamo notizia di un ÔpatarinoĠ a Lazise .[264].

Nel 1276 vengono catturati a Sirmione centossessantasei eretici, i quali, condotti a Verona, sono poi bruciati nel 1278. Anche di questo avvenimento abbiamo scheletriche notizie cronistiche, con non lievi discordanze [265]. Si noti tuttavia che Giovanni XXI sollecit˜ frate Filippo inquisitore a riconciliare la chiesa con gli abitanti di Sirmione e con i Veronesi che avevano parteggiato per Corradino, e Nicol˜ III lod˜ Alberto della Scala ed i suoi congiunti che avevano guidato la spedizione militare [266]: ho pi che un sospetto che lĠaccusa di eresia sia molto ÔparticolareĠ.

Nel 1280 unĠaltra condanna singolare: lĠinquisizione confisca e vende i beni di Altafina, la quale, per˜, partecipa alla contrattazione e riceve anche una parte del prezzo di vendita. Per quanto Cipolla non avessi dubbi che di eresia si tratti, noto che la parola eresia, o sinonimi, non compare neppure, se non accanto al nome dellĠinquisitore, appunto, dellĠeretica gravitˆ [267].

Il 28 gennaio 1288 fra Filippo inquisitore condanna per eresia il defunto Bonaventura de Zovenonis, il quale aveva frequentato Bonaventura della Torre, vescovo, Enrico da Valgatara e Giovanni da Minerbe, tutti abitanti in Verona, in contrada di San Nicol˜ [268], Il 30 ottobre fra Filippo pronuncia unĠaltra condanna postuma, alla memoria del fornaio Aldigero, colpevole di aver frequentato gli eretici Mezagonella Aichi, Ciullo della Torre, suo cognato Iacobino, Iacobo di Pona e Mucio da Cerreta, ed altri, non si sa quando, forse negli anni sessanta. Vende poi i beni di Artosina, giˆ condannata per eresia [269].

Il 5 ottobre 1290 si condanna Uberto a Tabula Maiori, colpevole di aver ricettato il vescovo Belasmanza, Giovanni da Minerbe, Enrico ed Alberto da Valgatara, Vigoroso ed Arnaldo [270].

Il 23 dicembre 1293 vengono condannati i quattro fratelli Zerli, tutti defunti, che abitavano in contrada di San Nicol˜, e che avevano ospitato nella loro casa il vescovo Bonaventura della Torre, Enrico da Valgatara, Martino Darinda, Giovanni da Minerbe, ed altri [271].

LĠ8 aprile 1305 unĠaltra condanna di eretico defunto, Giovanni de Matro, che aveva frequentato il vescovo Bonaventura della Torre, il vescovo Bartolomeo de Mitifogo e Guglielmo della Torre [272].

é tempo di fare un poĠ d'ordine. I vescovi eretici nominati nelle nostre fonti sono dunque sei:

Alberto                                   1266                                                 (Atti Pungilupo 51)

Bonaventura Belasmanza        1265/67 (probabilmente 1266)         (Atti Pungilupo 60)

Lorenzo                                  1273                                                 (Atti Pungilupo 52, 57)

Bonaventura della Torre         (prima del 1288)                              (267-68, 274-77)

Belasmanza                             (prima del 1290)                              (282)

Bartolomeo de Mitifogo         (prima del 1305)                              (Cipolla Patarenismo 274-77)

Borst divide cos“:

Diocesi di Desenzano o albanese                                           Diocesi di Bagnolo

1210-50 Belesmanza di Verona

1250-60 Iohannes de Luzano                                                 1258-67 ca. Amon di Casaloldo

1260-70 Bonaventura della Torre                                          1267 Alberto

1270-75 Enrico di Arusio [273]                                                 1273 Lorenzo da Brescia [274]

PoichŽ le fonti sono le stesse che abbiamo adoperato fin qui, aggiuntivi Raniero Sacconi ed Anselmo dĠAlessandria, stupisce di vedere una simile gerarchia, come stupisce constatare che  sparito Bartolomeo de Mitifogo. I1 quale  accolto dubitativamente, tra Bonaventura della Torre ed Enrico, dal Dondaine: Çsi Bartholomeus-Bertholus succŽda ˆ Bonaventure ce fut pour un temps trs bref: il Žtait converti avant quĠAnselme ne mit la dernire main au Tractatus È [275].

Le ÔgerarchieĠ sono il tentativo di far quadrare i due trattati, di Raniero Sacconi e di Anselmo dĠAlessandria, con gli atti inquisitoriali, e con lĠaltro trattato conosciuto come De heresi catharorum. Per ottenere un qualche risultato che non sia frutto dĠinvenzione si deve scontare quanto scontato non : che cio i due tipi di fonti siano oggettivamente ÔsicuriĠ ed omogenei. Le finalitˆ sono invece proprio ÔoggettivamenteĠ diverse, e non vale la pena di insistervi. Osserviamo solamente che le incongruenze fra le deposizioni dei testimoni non preoccupano affatto lĠinquisitore, che desidera solamente conoscere luoghi e nomi di persone. I due trattatisti domenicani forniscono con le loro opere un quadro del mondo ereticale il pi possibile coerente, organizzato, gerarchizzato ed articolato per sette in aperto contrasto vicendevole, cio per credenze dottrinali contrapposte, perchŽ non sarebbero riusciti a considerare altrimenti il movimento ereticale. Se non era cos“, come lo si sarebbe potuto conoscere?

Non sostengo che la veritˆ fosse diversa. La veritˆ  anche quella dei due domenicani. Ma quanto sappiamo per certo  qualche cosa dĠaltro. Intanto la divisione in sette (nel numero di sei secondo il De heresi catharorum, di cinque secondo Anselmo d'Alessandria) non ha alcun riscontro. Gli inquisitori non fanno nessuna differenza nei loro interrogatori tra lĠuna e lĠaltra, e neppure con i poveri di Lione. Gli eretici non ne parlano mai, ma soprattutto frequentano membri dellĠalta ÔgerarchiaĠ di entrambe le sette, bagnolese ed albanese, che invece i trattati ci dicono in fortissimo contrasto. Se proprio vogliamo dire che qualcuno mente, questi non sono nŽ Armanno Pungilupo che incontra nello stesso anno e nella stessa cittˆ i vescovi ÔnemiciĠ Alberto e Belasmanza, nŽ Costanza da Bergamo, inviata come spia dallĠinquisitore - si noti -, che conosce il vescovo Lorenzo ÔbagnoleseĠ a Sirmione, al cui seguito  quello stesso Martino Darinda che poi troviamo citato insieme allĠÔalbaneseĠ Bonaventura della Torre.

Se questa divisione non  tale, non  neppure rigida come vorrebbero i due trattatisti domenicani la successione gerarchica, come appare evidente dalla difficoltˆ ad elaborare - e ad accogliere - gli elenchi di Dondaine e Borst, che sono stati tuttavia, bisogna dirlo, seguiti in questo da tutta la letteratura eresiologica successiva, eccetto, forse, il DuprŽ [276],

NŽ quel poco di dottrina che si svela dagli interrogatori si accorda poi tanto con i trattati. Giovanni de Matro, ad esempio, considera lecita lĠusura e non crede nella resurrezione dei morti, nŽ nellĠinferno o paradiso; ma i catari credevano nellĠimmortalitˆ dellĠanima [277].

La presenza catara a Verona sembra a prima vista massiccia. Se per˜ consideriamo i sessanta arsi nel 1233 ed i duecento (o cento? o solo settanta?) nel 1278, che sembrano pi sacrificati alla ÔpoliticaĠ che alla fede, il numero degli eretici fra 1265 circa e 1305 si aggira intorno ai venticinque individui, e mai pi di dieci attivi contemporaneamente. Per il resto vale qui quanto giˆ osservato per Ferrara.

Conclusioni

Avvertito che mi limito allĠarea qui presa in esame:

1. Non credo pi alle gerarchie di Dondaine e di Borst; non credo allĠautonomia istituzionale del catarismo italiano, che mi appare sempre pi frutto di un malessere diffuso nel mondo comunale italiano che, se non temessi di essere frainteso, direi psicologico-sociale. Non posso per questo che rimandare a quanto ho giˆ scritto altrove [278].

2. Credo sempre di pi allĠassoluto bisogno degli uomini di chiesa preposti a combattere lĠeresia di vedere il fatto ereticale in termini istituzionali [279], LĠassenza di dialogo tra le due parti contrapposte  la fonte di tutte le nostre insicurezze. LĠeresia  un mostro dalle cento facce - alcune delle quali sono anche il turpiloquio, la sodomia, lĠusura e lĠappartenenza alla razza ebraica [280] - che solo nei trattati pu˜ acquistare un aspetto credibile, ma soprattutto ÔconoscibileĠ.

3. Almeno nellĠambito geografico qui affrontato, la periodizzazione tradizionale (forte crescita fra 1167/68 - concilio di Saint-FŽlix-de-Caraman - e 1250, decadenza e scomparsa fra 1250 e 1310) va decisamente rivista. Durante il nostro viaggio non abbiamo incontrato catari certi prima del 1250, ed il loro massimo numero  tra 1267 e 1300. La morte del catarismo  dovuta alla sua completa aleatorietˆ di rapporti reciproci. Il ruolo dellĠinquisizione, pi che efficace nella repressione (che repressione , se per lo pi si condannano eretici defunti?), lo  nel togliere ogni spazio o qualsiasi pratica di pietˆ religiosa, che  regolamentata e monopolizzata dalle confraternite parainquisitoriali [281]. Su questo piano (e certo non su quello dottrinale, dove non era necessario impegnarsi a fondo  - stante, come ha scritto Ovidio Capitani, il Çmodesto e ovvio patrimonio dottrinale del catarismoÈ [282]) lĠistituzione cattolica ha il sopravvento, per la sua capacitˆ di ÔprevedereĠ ogni comportamento in merito.

4. Il bagaglio dottrinale del catarismo  nelle nostre fonti modestissimo. Il rituale ridotto e poco significativo: riverenze, offerta del pane benedetto (ma anche dei fichi!?), imposizione delle mani. Le uniche due volte che si parla di testi scritti si tratta dei Vangeli. Nessun ricordo di libri segreti.

5. La dimensione complessiva del movimento - se  lecito adoperare quel termine -  scarsa. LĠincidenza politica e culturale, nulla [283].



* Da G. Zanella Hereticalia. Temi e discussioni Spoleto, CISAM 1995 (Collectanea 7) 67-118, con correzioni.

[1] G. Mussoni I patarini in Rimini ÇLa RomagnaÈ II (1905) (di qui in avanti: Mussoni) 401 accenna per Rimini, ma per via induttiva, anche al 1179.

[2] Ed. in L. Tonini Della storia civile e sacra riminese Rimini, Malvolti-Ercolani 1856-62 (di qui in avanti: Tonini) II, n. LXXXV, pp. 589-90; J. v. Pflugk-Harttung Acta Pontificum Romanorum inedita III. Urkunden der PŠpste 590-1197 Stuttgart, Kohlhammer 1886 (= Graz, Akademischen Druck- u. Verlagsanstalt 1958) (di qui in avanti: Acta), n. 353, pp. 317-18. Cf. anche Tonini III, p. 40; A. Borst Die Katharer Stuttgart, Hiersemann 1953 (Schriften der Monumenta Germaniae historica (di qui in avanti: MGH) XII) (di qui in avanti: Borst)104 e nota n. 22 (ma non del tutto proprio il richiamo alle lettere di Innocenzo III), 105 nota n. 27 (dove per˜ dice erroneamente che gli eretici riminesi praticavano lĠusura, analogamente a quanto si rileva avvenire a BŽziers), Mariano dĠAlatri Il vescovo e il Çnegotium fideiÈ (secoli XII-XIII) in Vescovi e diocesi in Italia nel medioevo (sec. IX-XIII) Padova, Antenore 1964 (Italia Sacra 5) (di qui in avanti: Mariano Vescovo) 351. Per una interpretazione tutta nel quadro dei contrasti fra comune e vescovo Mussoni 402-03 e M. G. Tavoni Le cittˆ romagnole conquistano la loro autonomia. I tentativi egemonici di Bologna in Storia dellĠEmilia Romagna I, a c. di A. Berselli, Bologna, University Press 1976, 442-43.

[3] Spiegazione pi riduttiva in Griffe 276: ÇQuant ˆ l'expulsion des hŽrŽtiques, elle apparaissait comme une simple mesure de police... Il est vrai qu'en les forant ˆ aller ailleurs, on ne dŽbarassait pas le monde chrŽtien de leur prŽsence, mais on les empchait de sĠenraciner; on les dŽcourageait et ainsi le mal quĠils faisaient ne pouvait aller en profondeurÈ.

[4] Borst 116 nota n. 25, con riferimento a MGH Constitutiones et acta publica imperatorum et regum ed. L. Weiland, Hannoverae, Hahn (di qui in avanti: Const.) I (MDCCCXCIII) p. 519. Anche il fatto del 1184  per Dupr sulla scia di Volpe, uno dei frequenti Çassalti contro il privilegio ecclesiastico È (E. Dupr Theseider Gli eretici nel mondo comunale italiano in Dupr Mondo cittadino e movimenti ereticali nel Medio Evo (Saggi) a c. di A. Vasina, Bologna, Pˆtron 1978 (di qui in avanti: Dupr Eretici) 239 nota n. 13); in generale G. Volpe  Movimenti religiosi e sette ereticali nella societˆ medievale italiana (sec. XI-XIV) Firenze, Sansoni 19724 (di qui in avanti: Volpe) 144.

[5] Tonini II, n. LXXXXI, pp. 600-02.

[6] Mussoni 403.

[7] MGH Const. I, p. 519.

[8] O. Capitani Cittˆ e Comuni in Storia dĠItalia dir. da G. Galasso, IV, Torino UTET 1981 30.

[9] A. Vasina Comuni e Signorie nellĠarea emiliana e romagnola in Storia dĠItalia dir. Da G. Galasso, VII,1, Torino UTET 1987 (di qui in avanti: Vasina) 430: ÇSta di fatto che il riconoscimento imperiale del fondamento giuridico delle autonomie comunali rendeva ora superflui ogni intervento mediatore e ogni funzione di copertura formale dei ceti dirigenti cittadini da parte del vescovo; riscattava i laici da certe forme di soggezione allĠautoritˆ religiosa, dava ad essi maggiore slancio ed incisivitˆ nellĠazione politica di livellamento dei cittadini e quindi anche di assorbimento dei privilegi e delle immunitˆ ecclesiastiche. I motivi di contestazione del clero non a caso presero piede soprattutto nei centri... dove giˆ si erano manifestati movimenti patarinici e sette ereticali e vennero rilanciati, dal tardo secolo XII nel corso del Duecento, soprattutto in seguito alla ripresa del catarismo e di altri gruppi eterodossiÈ.

[10] Ancora suggestive le pagine che dedicava E. Dupr Theseider LĠeresia a Bologna nei tempi di Dante in Dupr Mondo cittadinoÉ (di qui in avanti: Dupr Eresia)272-74, ad analizzare lucidamente come diversamente venne intesa lĠeresia in tutto il corso del secolo XIII. Quando poi si tratt˜ di scegliere, pur adoperando il termine in senso generico nel rispetto pi totale delle fonti (Çpersone che per la diversitˆ del loro credo e del loro pratico comportamento si differenziano dal restante della popolazione, all'incirca come gli ebreiÈ), volle tuttavia sempre intenderla Çin un senso del tutto ÔtecnicoĠ, cio di scelta, a carattere essenzialmente religioso, di una fede per la quale si  anche pronti a dare la vita È (Dupr Eretici 234), da un lato riconoscendo acutamente lĠambiguitˆ della valenza della denominazione e dellĠaltro usandola univocamente. Ma dovremo tornarci in sede di conclusione.

[11] VI, XXXVII, in J. P. Migne Patrologiae cursus completus. Series Latina Paris 1844-64 (di qui in avanti: PL), 215, coll. 319-20; cf. anche F. Ughelli Italia sacra sive de episcopis Italiae ed. secunda a c. di N. Coleti, Venetiis; Coleti, II (MDCCXVII), coll. 601-02: J. Larner Signorie di Romagna. La societˆ romagnola e lĠorigine delle Signorie Bologna, Il Mulino 1972(di qui in avanti: Larner), 263.

[12] Mussoni 405.

[13] IX, XVIII-XIX, in PL 215, coll. 819-20.

[14] IX, CCIV, in PL 215, coll. 1042-43; IX, CCXIII, ibid., col. 1057; cf. anche J. Guiraud Historie de lĠInquisition au Moyen Age II, Paris, Picard 1938, 388; Larner 265.

Non  il caso di entrare qui nel merito di una valutazione complessiva dellĠazione legislativa di Innocenzo III, per cui rimandiamo, per considerazioni informativo/qualitative piuttosto discordanti, soprattutto ai lavori di O. Hageneder Studien zur Dekretale ÇVergentisÈ (X. V. 7. 10) ÇZeitschrift der Savigny Stiftung fŸr RechtsgeschichteÈ Kan. Abt. LXXX (1963) 138-73; G. Miccoli La storia religiosa in Storia dĠItalia Torino, Einaudi 2. Dalla caduta dellĠImpero Romano al secolo XVIII 1974 (di qui in avanti Miccoli Storia)671-734; O. Capitani Legislazione antiereticale e strumento di costruzione politica nelle decisioni normative di Innocenzo III ÇBollettino della Societˆ di studi valdesiÈ n. 140 (dic. 1976) (di qui in avanti: Capitani Legislazione) 31-53 (ma bisognerˆ considerare tutta la bibliografia ivi citata). Per conto mio rilever˜ solamente con Capitani Legislazione 41, che Çmolti elementi essenziali della Vergentis... sono entrati a far parte della normativa antiereticale della seconda metˆ del secolo XIII: ma non si sono configurati - e siamo perfettamente dĠaccordo su questo punto con lĠHageneder - in uno strumento normativo generalizzante, perchŽ hanno avuto una prospettiva, per cos“ dire regionale e occasionaleÈ.

[15] Mussoni 406-08; Mariano dĠAlatri Antonio, Martello degli eretici? ÇIl SantoÈ 5 (1965) 123-30. Si veda, a proposito dell'assimilazione eresia = catastrofe naturale, un passo di un sermone di santĠAntonio (F. Simoni Balis-Crema SantĠAntonio e lĠeconomia della salvezza in Studi sul Medioevo cristiano offerti a Raffaello Morghen per il 90Ħ anniversario dellĠIstituto Storico Italiano (1883-1973) II, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1974, 914-15 e nota n. 30): la chiesa non  da temere Çsi descenderit pluvia, idest diabolica persecutio et si venerint fulmina, idest pravitas haeretica, si flaverint venti, idest rabies saeculiÈ.

[16] R. Manselli S. Antonio di Padova e la prima predicazione francescana ÇIl SantoÈ 8 (1968) (di qui in avanti: Manselli Antonio) 13, accetta che la predicazione del santo ebbe efficacia, tanto da recuperare alla fede molti eretici, e tra di essi il ÔperfettoĠ Bonillo, cataro da trentĠanni. A parte lĠattendibilitˆ dubbia della (meglio: delle, perchŽ diverse furono le leggende del santo) fonte, ho forte sospetto che siamo di fronte a qualche decisa forzatura; cf. Mussoni 406-07: ÇIl risultato pratico di questo miracolo e, secondo dette leggende, la conversione di uno, non sappiamo se Patarino od ebreoÈ; ÇChi fosse questo capo dei Patarini noi non sappiamo, e neppure ne conosciamo con sicurezza il nome; dai pi  chiamato BonvilloÈ. Tuttavia anche Larner 267, accetta senza riserve i dati leggendari. Dai sermoni di Antonio, nessuno dei quali  specificamente diretto contro lĠeresia (e la cosa Çsorprende non pocoÈ, perchŽ valida in generale, Mariano dĠAlatri I Francescani e lĠeresia in Espansione del Francescanesimo tra occidente e oriente nel secolo XIII Atti del VI Convegno della Societˆ internazionale di Studi francescani, Assisi, 12-14 ottobre 1978, Assisi 1979 (di qui in avanti: Mariano Francescani) 248), scritti tuttavia per i religiosi e non per il popolo (Manselli Antonio), appare coscientemente il ruolo che la mala condotta del clero giocava: Çquanti, malo exemplo Praelatorum, nido fidei ... ad haereticos sunt conversiÈ (Mariano Francescani 249). Cf. anche Simoni Balis-Crema 915, 924.

A me pare tuttavia dĠuna evidenza palmare che le leggende dei due santi si riferiscono a contrasti sulla dottrina eucaristica, che ritroveremo in questo stesso periodo particolarmente accesi anche a Ferrara; si veda una fonte tarda e poco nota, ma significativa in tal senso, G. A. Scalabrini Notizia degli uomini e donne illustri per santitˆ e virt cristiane che o per origine o permanenza hanno illustrato la cittˆ e stato di Ferrara. Suoi vescovi e regolamento neĠ diversi tempi  ms. in Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, Cl. I, 445, vol. II, p. 25: ÇLĠanno 1158 [!] qualmente esso [S. Aldebrando] in Rimini confut˜ e compresse lĠeresia dei Patareni, capo dei quali fu un certo Pattaro Neofito, qual negava lĠesistenza del Santissimo Corpo di Cristo nel sagramento dellĠAltare e de seguazi di questa maligna setta ne restavano ancora nel secolo di cui scriviamo, confusi, o convertiti da S. Antonio da Lisbona, detto poi di Padova s la Piazza di detta Cittˆ col far genuflettere la mula famelica, avanti il Santissimo Sagramento non ostante che lĠeretico padrone gli porgesse la biadaÈ.

[17] Ed. in Tonini III, n. XLIII, p. 442; MGH Epistolae saeculi XIII e regestis Pontificum Romanorum selectae I. ed. K. Rodenberg, Berolini, Weidmann MDCCCLXXXIII, n. 341, p. 259. Cf. anche Mussoni 409; Borst 129; Storia della Chiesa dalle origini fino ai giorni nostri X. La cristianitˆ romana (1198-1274) di A. Fliche – Ch. Touzellier – Y. Aza•s, ed. it. a c. di Mariano dĠAlatri, Torino SAIE 1968 (di qui in avanti: Storia della Chiesa)392; erroneamente Inghiramo da Macerata in Larner 264 e Mariano Francescani 248. Per quanto riguarda ancora Larner 263-64, non  esatto che ci furono Çpersecuzioni contro i CatariÈ, nŽ che le esecuzioni siano realmente avvenute: non lo sappiamo, e tanto meno si pu˜ esser certi che di catare si trattasse.

[18] Basti rinviare a Volpe 180: ÇĠghibellinoĠ potŽ suonare come ÔereticoĠÈ, ma i luoghi degni di citazione potrebbero essere moltissimi.

[19] R. Manselli LĠeresia del male Napoli, Morano 19802 (di qui in avanti: Manselli Eresia) 308-27.

[20] Dupr Eretici 241 nota n. 18.

[21] Mussoni 407.

[22] Ibid. 410.

[23] Ibid. 411 nota n. 3.

[24] Zanchinus Ugolinus Tractatus de Haereticis cum additionibus fr. Camili Campeggi, et notis Iacobi Simaticae, Romae, in aedibus Populi Romani MDLXXIX, Introduzione, passim; Tonini III, pp. 152, 156, 324; nn. CLVIII, pp. 655-56; CLXIV, pp. 663-67; L. Oliger De secta Spiritus Libertatis in Umbria Roma 1943 44; G. Fussenegger De manipolo documentorum ad usum inquisitorio haereticae pravitatis in Romandiola saec. XIII ÇArchivum Franciscanum HistoricumÈ (di qui in avanti: AFH) 44 (1951) 71-86; Mariano dĠAlatri LĠinquisizione in Italia negli anni 1250-1274 in Storia della Chiesa App. III 688; Mariano dĠAlatri LĠinquisizione francescana nellĠItalia centrale nel secolo XIII Roma 1954 11-57, 146-47. Ecco i nomi degli inquisitori di cui  rimasta traccia: Filippo (?), Filippo Principino (?), Onesto (dopo il 1259?), Angelo (1278), Andrea (1288), Giovanni (1290), Tomasino de Malebranchis di Parma ed il suo socio Guglielmino da Cremona (1297-98), il suo vicario Vincenzo di Bologna; Galasso da Parma (1299), Guido Toschi da Bologna (1302). Nulla sappiamo della loro attivitˆ in Rimini.

A SantĠArcangelo nel 1298, in loco Fratrum Minorum, frate Tomasino inquisitore costitu“ ÇBonfiglolum de Mengoli de Strata de Sancto Archangelo suum et dicte inquisitionis sindicum, procuratorem et nuntium specialem ad accipiendum et apprehendendum tenutam et corporalem possessionem rerum et bonorum omnium et singulorum, que olim fuerunt Bartoli Florentini de Converseto, confiscatarum sive confiscatorum dicte inquisitioniÈ. Il procuratore esegu“ (Fussenegger 82) e venne in possesso di una proprietˆ notevole, i cui confini sono elencati con precisione. Si noti tuttavia che il defunto Bartolo non  ricordato come eretico, si dice solo di beni confiscati. Fussenegger pensa che la sentenza di condanna fosse contenuta nelle carte precedenti, ora perdute, del codice. LĠofficio per˜ entrava ordinariamente in possesso anche di beni donati all'inquisitore (ibid. 83), indipendentemente da una loro connotazione ÔereticaleĠ, cos“ come ordinariamente li vendeva o li affittava (ibid. 84-85), o mutuava denaro (ibid. 85-86): l'inquisizione  un'azienda economica.

[25] Tonini III, p. 323; Mussoni 411. Ci rimane anche un altro brandello di vicenda: una certa Mirabella (o Risabella), fautrice di eretici a Faenza, sembra, possedeva case anche in Rimini; il comune le compr˜ per cederle a Malatesta, che vi costru“ sopra un palazzo. Contro la donna fu fatto un processo dopo il 1259. Abbiamo il consilium, senza data, sulla liceitˆ della confisca e vendita dei suoi beni per opera dellĠinquisitore. Da cui risulta che era stata assolta dalla scomunica da frate Filippo inquisitore, successivamente citata da frate Filippo Principino ( la stessa persona?) giur˜ il falso, come risult˜ per sua stessa confessione resa dopo molti anni a frate Onesto, quando ammise Çpluribus vicibus se vidisse Patarenos et fecisse eis reverentiam et eorum vitam laudasse et eos bonos homines credidisse, et inveniatur etiam per plures testes quod misit eis munera et accepit ab eis panem benedictum, item quod erat credens et infamata de heresi et verba heretica contra corpus Christi dixisseÈ (Fussenegger 80). Cf. ancora Tonini III, p. 315. Qui veramente siamo in ambito cataro. Sappiamo ancora di Pietro da Rimini presente sul finire del Duecento a Bologna (L. Paolini LĠeresia a Bologna fra XIII e XIV secolo I. LĠeresia catara alla fine del Duecento Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1975 (Studi storici 93-96) (di qui in avanti: Paolini Bologna) 108) e Ferrara (ibid. 112-13).

[26] Ai documenti citati si aggiungano le lettere agli inquisitori cui rimanda Mariano dĠAlatri, nei lavori di cui supra alla nota 24.

[27] Borst 124; Storia della Chiesa 151, 406-07; Miccoli Storia 717; Dupr Eretici 243, per non citare che alcuni degli studiosi pi significativi.

[28] Eccessivo per˜ il giudizio di Dupr Eresia 271 nota n. 32: ÇDel tutto fuor di luogo il Tocco, op. cit. [Quel che non cĠ nella Divina Commedia o Dante e lĠeresia in Biblioteca Storico-critica della letteratura dantesca VI, Bologna 1899], p. 1: Çi Catari, o, come si diceva allora, confondendo due sette ben diverse, i PatariniÈ: non so come avrebbe potuto provare tale radicale diversitˆÈ. Bastava aggiungere: originariamente a Ôben diverseĠ, perchŽ infatti cos“ intendeva F. Tocco LĠeresia nel Medio Evo Firenze, Sansoni 1884 (= Firenze, Licosa 1972) 258: ÇMa i Catari ed i Valdesi per quanto discordi nei convincimenti dommatici si accordano nellĠindirizzo pratico delle dottrine, e contro le ricchezze e gli ozi del clero vogliono far rifiorire i costumi apostolici, e non apprezzavano se non la povertˆ, il disinteresse, la rinunzia ad ogni bene o piacere mondano. In questo indirizzo pratico conviene una terza setta, la quale benchŽ pi ortodossa dei Valdesi, non  meno di loro sollecita delle riforme dei costumi.

Questa terza setta  quella che al principio delle riforme si chiam˜ dei Patarini, e pi tardi venne detta degli Arnaldisti. Non  a dire che in qualche punto dommatico non sĠallontani anche lei dalla Chiesa costituita, ma forse ella si credeva sinceramente cattolica e si conserv˜ tale fino a che non si fuse coi ValdesiÈ.

[29] é sufficiente rimandare ai giudizi di R. Morghen LĠeresia nel Medioevo in Morghen Medioevo cristiano Bari, Laterza 19684 191-93, e Manselli Eresia 111-12.

[30] Rimandiamo solo a A. Frugoni Due schede: ÇpannosusÈ e ÇpatarinoÈ ÇBullettino dellĠIstituto Storico Italiano per il Medio EvoÈ (di qui in avanti: BISI) 65 (1953) 129-35; G. Miccoli Per la storia della Pataria milanese in Medioevo ereticale a c. di O. Capitani, Bologna, Il Mulino 1977 (di qui in avanti: Capitani Medioevo) 89-151; C. Violante La pataria milanese e la riforma ecclesiastica. Le premesse (1045-1057) Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1995 (Studi storici 11-15); Violante I laici nel movimento patarino in Violante Studi sulla cristianitˆ medievale. Societˆ, Istituzioni, Spiritualitˆ raccolti da P. Zerbi, seconda ed. riv. e accr., Milano, Vita e Pensiero 1975 145-246; O. Capitani Storiografia e riforma della Chiesa in Italia (Arnolfo e Landolfo seniore di Milano) in La storiografia altomedievale Spoleto, CISAM 1970 557-629; G. Cracco Pataria: ÇopusÈ e ÇnomenÈ (tra veritˆ e autoritˆ) in Medioevo ereticale 153-84; Y. Congar ÇArriana haeresisÈ comme dŽsignation du nŽomanicheisme au XIIe sicle ÇRevue des sciences philosophiques et thŽologiquesÈ XLIII (1959) 449-61.

[31] 265.

[32] Eresia 270. Tutti gli eresiologi che conosco sono di questo parere, con l'unica eccezione del A. Dondaine Le manuel de lĠinquisiteur (1230-1330) ÇArchivum Fratrum PraedicatorumÈ (di qui in avanti: AFP) XVII (1947) (di qui in avanti: Dondaine Manuel)157 e nota, che perlomeno agli inizi dei suoi studi in materia fu dubbioso.

[33] Conciliorum Oecumenicorum Decreta a c. di G. Alberigo – P. P. Joannou – C. Leonardi – P. Prodi, Basilea-Barcellona-Friburgo, Roma, Vienna, Herder 1962, 200. Le delimitazione geografica non tragga in inganno, perchŽ giˆ la Ch. Thouzellier ÇAlbigensesÈ in Medioevo ereticale 283, ricordava che Guascogna e Tolosano erano stati oggetto del concilio di Tours nel 1163, ed osservava, a proposito di Walter Map che parla di publicani e paterini numerosi in Aquitania e Burgundia, che si trattava di Çdenominazioni geografiche anticheÈ. Cf. anche della medesima Patarins in Thouzellier  HŽrŽsies et hŽrŽtiques. Vaudois, cathares, patarins, albigeois Roma, Ed di Storia e Letteratura 1969 206 e nota n. 9; J. Duvernoy Le Catharisme: la religion des Catahares Toulouse, Privat 1979 (di qui in avanti: Duvernoy Religion) 304-06 e soprattutto 306: ÇA partir du XIIIe sicle, la question est trs nette. Sont des cathari les hŽrŽtiques dont parlent auteurs ou inquisiteurs lombards, des patarini les memes hŽrŽtiques dont parle le reste de lĠItalie, quĠils soient dans le pays ou en BosnieÈ.

[34] Corpus Iuris Canonici ed. A. Friedberg, II, Graz, Akademischen Druck- u. Verlagsanstalt 1959 col. 780. Cf. ancora Thouzellier Patarins 207: Ç...frappe dĠanathme les Patarinos ˆ lĠŽgal des Cathares, HumiliŽs, Pauvres de Lyon etc... È.

[35] Vedi supra nota n. 13. Con riferimento ad un'altra lettera del 21 aprile 1198 commenta Thouzellier Patarins 207: Çle pontife se contente de citer les Vaudois, Cathares et Paterini, dont il ne saisit dĠailleurs pas plus les diffŽrences que les affinitŽsÈ.

[36] MGH Const. II (MDCCCXCVI) n. 35, pp. 43-44.

[37] Ibid n. 157, pp. 194-95. In generale pensa la Thouzellier Patarins 209: ÇAu XIIIe sicle, le terme gŽnŽralisŽ en Occident pour dŽsigner de prŽference les hŽrŽtiques d'Italie, sert parfois aussi de quodlibetÈ.

[38] Sermones XIII contra Catharos in PL 195, coll. 11-102.

[39] Ed. Ilarino da Milano La ÇManifestatio heresis Catharorum quam fecit BonaccursusÈ, secondo il codice Ott. Lat. 136 della Bibl. Vaticana ÇAevumÈ 12 (1938) 281-333, e R. Manselli Per la storia della fede albigese nel secolo XIV: quattro documenti dellĠinquisizione di Carcassona in Studi sul Medioevo cristianoÉ (di qui in avanti: Manselli Storia) 207-11. Quando fa lĠed. della Confessio, e si imbatte nellĠespressione de paterinis, il Manselli parla di una Çlaboriosa tradizione del testoÈ e dice che la designazione Çfu riferita ai Catari solo nei primi anni del Ġ200È (193).

[40] A. Dondaine La hiŽrarchie catare en Italie (di qui in avanti: Dondaine HiŽrarchie) I – Le De heresi catharorum AFP XIX (1949) 280-312.

[41] Th. Kaeppeli Une somme contre les hŽrŽtique de S. Pierre Martyr (?) AFP XVII (1947) 295-335. Per la datazione seguo Duvernoy Religion 81.

[42] A. Dondaine Un traitŽ nŽo-manichŽen du XIIIe sicle, le ÇLiber de duobus principiisÈ, suivi dĠun fragment de rituel catare Roma Istituto Storico dei Frati Predicatori 1939 (di qui in avanti: Dondaine Liber) 64-78; F. Sanjek Raynerius Sacconi O. P., Summa de Catharis AFP XLIV (1974) 42-60.

[43] Dondaine HiŽrarchie I 283; cf. da ultimo S. Wessley The Composition of GeorgiusĠ Disputatio inter catholicum et paterinum hereticum AFPXLVIII (1978) 56-61.

[44] Dondaine HiŽrarchie II – Le Tractatus de hereticis dĠAnselme dĠAlexandrie O. P. AFP XX (1950) 234-77; una volta scrive anche ÔpeterinorumĠ (324 r. 6), ma intende una delle quarantasette eresie note dagli inizi della storia della chiesa.

[45] Il ÇDe officio inquisitionisÈ. La procedura inquisitoriale a Bologna e a Ferrara nel Trecento Introd., testo crit. e note a c. di L. Paolini, Bologna, Ed. Universitaria Bolognino 1976.

[46] Anche Borst 240-53, crede allĠidentitˆ patarini = catari, tuttavia molto finemente rileva (251): ÇDie leitenden Tendenzen dieser volkstŸmliche Namengebung sind deutlich: Man hŠngt den Ketzern bekannte, oft mehrdeutige Namen von Landschaften, von Šlteren Ketzern oder auch von Barufen an, die nicht das Wesentliche, aber das NŠchstliegende hervorheben. Die Vielfalt der lokalen Namen zeight, wie schwer das Ganze des Katharismus zu Ÿberblicken war; kein treffender, allgemeingŸltiger Name ist aus dem Umgang mit den Katharern erwachsen, die man mit, Hilfe von Analogien freilich ebensowenig erfassen konnteÈ.

[47] Statuto del secolo XIII del Comune di Ravenna a c. di A. Zoli – S. Bernicoli, Ravenna Deputazione Storica Romagnola 1904 (Monumenti Istorici, s. I, Statuti) 13-14.

[48] Secondo Anselmo d'Alessandria, in Dondaine HiŽrarchie III – Catalogue de la hiŽrarchie catare dĠItalie AFP XX (1950) 309: ÇEt quando fuit in terra que dicitur Argentea, captus fuit et incarceratus. Et infirmatus ad mortem, misit in Lonbardiam Iohanni Iudeo et aliis catharis quod eligerent episcopum, quia ipse infirmus erat ad mortem. Et omnes cathari de Lombardia elegerunt Iohannem Iudeum de Concorezo. Et Iohannes Iudeus ivit Argenteam, et fecit se confirmari in episcopum a dicto Marcho. Et reversus est Iohannes Iudeus in Lonbardiam. Et post paucos dies Marchus liberatus est de carcere; et veniens in Lonbardiam, mortuus est antequam perveniret ad Iohannem Iudeum...È. Cf. anche ibid. II 242 nota n. 12. Il Dondaine affaccia lĠipotesi che si possa trattare anche di Argentanum in Calabria, oppure di Argentium in Campania, ma veramente lĠArgenta ferrarese mi sembra avere la forma pi vicina alla fonte.

[49] Giraldi Cambrensis Gemma Ecclesiastica ed. parz. R. Pauli, MGH Scriptores (di qui in avanti: SS) XXVII Hannoverae, Hahn MDCCCLXXXV (= Stuttgart-New York, Hiersemann-Kraus Reprint 1964) 412; cf. anche Borst 104 e nota, dove per˜ la data 1197 va intesa come tempo della redazione dellĠopera.

[50] Da ultimo sullĠargomento, come al solito informatissimo, A. Samaritani Il prodigio del sangue a Ferrara (in copertina) Appunti su testi e dati riguardanti la storia del Miracolo Eucaristico di Ferrara del 28 marzo 1171 (nel frontespizio), Cesena, Stilia 1979; la prima testimonianza in proposito, escluso il passo di Giraldo Cambrense, non noto al Samaritani al tempo della stesura del suo lavoro,  del 6 marzo 1404, dove tuttavia non si fa alcun cenno ad eretici. Celio Calcagnini introdusse (1526) il motivo del dubbio del celebrante (ibid 59-60), ma anchĠegli non conosce eretici. Tutte le fonti parlano invece della predicazione del vescovo Amato in quellĠoccasione.

[51] Ha valore di curiositˆ quanto scriveva Scalabrini II 22-23, riprendendo quanto era scritto in L. A. Muratori Antiquitates Italicae Medii Aevi V. Dissertatio sexagesima Mediolani, typ. Societatis palatine MDCCXLI (= Bologna, Forni 1965) (di qui in avanti: Ant. It,) col. 85, a proposito di quella denominazione: ÇEravi in Ferrara un commercio sempre grande tra Cristiani ed Ebrei; da questi erasi introdotta una setta che fra glĠaltri errori, uno ne insegnava, negando assolutamente lĠesistenza del Salvatore Dio e Signor nostro Ges Cristo sotto // la specie del pane e vino consecrato, costoro si chiamavano Pattareni dai Patti, e derivavano dai Manichei, avevano la principal loro residenza a Milano, e negavano ancora il matrimonio, scrivendo ci˜ Rogeri Hovedeno negli annali di quella cittˆ ann. 1176. c. 2 de matrimonio quod catholicus approbat Paterinus damnat, Ottavio Ferrari, ed Edigio [!] Menagio nel Libro dell'origine della lingua italiana, scrivono che costoro avessero la loro origine dai patti nel ricevere e dar il denaro ad usura, e che fossero Giudei...È. Riferisce il parere diverso del Muratori, e conclude: Ça me per˜ pi ragionevol pare il dire che gli eretici Patereni fossero raza di EbreiÈ. Cf. ancora il Muratori in luogo non citato dallo Scalabrini, Ant. It., col. 90: ÇImmo sub Paterinorum vocabulo veniebant, quicumque tunc Haeretici Ecclesiam Dei affligebant, ita ut idem esset Paterinus, atque HaereticusÈ.

Eppure, sul carattere ÔpattizioĠ della Pataria milanese cf. oggi la discussione con Cracco in Capitani Medioevo 14-15 e rimandi ivi indicati; e, forse, a Ferrara lĠidentificazione eretico = ebreo non  del tutto ingiustificata, cf. infra 00-00.

Sul ÔmedioevoĠ scalabriniano A. Samaritani Il medioevo religioso ferrarese in G. A. Scalabrini (dal Ms. Cl. I, 445 dellĠAriostea) in Giuseppe Antenore Scalabrini nel secondo centenario della morte Incontro di studio tenuto nella Sala del Consiglio Comunale di Ferrara, 11 dicembre 1976, Ferrara 1978 (Atti e memorie della Deputazione ferrarese di storia patria (di qui in avanti: AMF) s. III XXV) 31-87.

[52] Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII a c. di W. Montorsi, Ferrara, Deputazione ferrarese di storia patria 1955 (Monumenti III) 367.

[53] Vedi G. Zanella Itinerari ereticali: Patari e Catari tra Rimini e Verona Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1986 (Studi storici 153) (di qui in avanti: Atti Pungilupo) 55-56.

[54] Cf. ancora Scalabrini II 25-26: ÇAggiungiamo a tutto ci˜ quanto dalla decretale dĠInnocenzo III. data al nostro vescovo Uguccione di Ferrara abbiamo sotto il tit. de Presbitero non baptizato, ivi al cap. 3 veniens ad Apostolicam esprime il sommo Pontefice che aĠ suoi piedi sĠera presentato uno, qui cum ad gradum sacerdotii ascendisset, comperit tandem, quod non fuerit secundum formam evangelii baptizatus.

Lo stesso Innocenzo III. rescrive al vescovo di Ferrara al cap. VII. de divortiis registrato, qual principia Quanto te novimus in canonico iure peritum dal che si riccava quanto fosse in concetto di Prelato dai Sagri Canoni studiosi ed eccellente maestro, appresso il Papa, e qualmente nel suo Vescovado ˜ sia Diocesi verano alcuni dellĠuno e lĠaltro sesso sentendosi insieme uniti col vincolo del matrimonio, in tratto di tempo trovandosi e scuoprendosi di aliena setta della Cattolica, voleva chi restava abbandonato passare aĠ secondi voti; per lo che decret˜, qualmente non scioglievasi il matrimonio quoad vinculum altero // coniugum fidelium in heresim lapso.

Parimente al tit. 41 de celebratione missarum cap. VIII. Io stesso Innocenzo in quadam nostra decretali scrive al nostro Vescovo rigetando lĠopinione, che nel Sagramento dellĠaltare lĠacqua si convertisse in flegma e prova Cristo fu vero Dio e vero Uomo, e che dal suo lato usc“ vera acqua. Qualli autoritˆ tutte sono certissimi argumenti, deglĠerrori, che aĠ que tempi erano sparsi per lĠItalia non solo, che nella nostra Cittˆ di Ferrara ancora, contro de qualli combattŽ con sommo zelo, e con i scritti e con le parole il nostro dotissimo Vescovo, come abiamo dallĠaltro capitolo 43. responso nostro de sen. excom. Lib. 5. tit. 39. Lo stesso Innocenzo III. rescrive: cum Ferrarienses cives excommunicationis, et interdicti sententiis fuerint ligati sibi viros et mulieres semel in hebdomada vel in mense apud aliquam ecclesiam convocare, quibus predicaret Verbum Dei et eosdem ad correctionem inducere, quod absque dubio conscientie faciendum esse cum viderit expedire, rispose; ed agg[i]ungasi a tutto ci˜ i susequenti Capitoli inquisitioni tue 44. contigit interdum 45. in presentia dilecti filii 46. quante presumptionis 47. da qualli vedesi quanto affaticasse il nostro vescovo Uguccione per svelare e spiantare le male erbe nate dalle sementi deglĠeretici e sismatici che si trovavano discipatori della Vigna del Signore data ad esso da coltivare nella Chiesa FerrareseÈ.

Tutta la questione  stata ripresa in M. Maccarrone Innocenzo III teologo in Maccarrone Studi su Innocenzo III Padova, Antenore 1972 (Italia Sacra 17) 353-96. I testi in Corpus Iuris Canonici II, coll. 640-41, 648-49, 722-23, 907, 908, 908-09.

[55] Vedi supra nota n. 36. Cf. anche Thouzellier Patarins 207, 208.

[56] G. Zanella Riccobaldo e dintorni. Studi di storiografia medievale ferrarese Ferrara, Bovolenta 1980 (I presupposti 5) (di qui in avanti: Zanella Riccobaldo) 111 nota n. 105.

[57] A. Frizzi Memorie per la storia di Ferrara con giunte e note di C. Laderchi, Ferrara, Servadio 1847-50 (= Bologna, Forni 1975) III 225-29; Ch. Schmidt Historie et doctrine de la secte des Cathares ou Albigeois Paris-Genve, Cherbuliez 1849 (= New York, AMS Press 1980) I 180-84; Tonini III, pp. 315-16; Guiraud 567-71; 587-90; Borst, ad indicem sub voce Ferrara; Manselli Eresia 352-53; Dupr Eresia, passim; Mariano dĠAlatri LĠeresia nella cronica di fra Salimbene ÇCollectanea FranciscanaÈ (di qui in avanti: CF) 37 (1967) (di qui in avanti: Mariano Salimbene) 369-72; A. Benati Armanno Pungilupo nella storia religiosa ferrarese del 1200 in Dante. Contributi allo studio del poeta e del suo tempo Ferrara 1966 (AMF con la collab. del Comitato dantesco ferrarese e del Centro Italiano di Studi Pomposiani s. III IV) 85-123; G. Zanella Armanno Pungilupo, eretico quotidiano in Zanella HereticaliaÉ 3-14; M. Loos Dualist Heresy in the Middle Ages Prague, Accademia-Nijhoff 1974 278-79; J. Duvernoy Le Catharisme: lĠhistoire des Cathares Toulouse, Privat 1979 (di qui in avanti: Duvernoy Histoire) 189-90; A. Vauchez La saintetŽ en Occident aux derniers sicles du Moyen Age dĠaprŽs les procs de canonisation et les documents hagiographiques Roma, Ecole Franaise 1981 100, 103, 151, 242, 275.

[58] A. Franceschini Istituzioni benedettine in diocesi di Ferrara (sec. X-XV) ÇAnalecta PomposianaÈ VI (1981) 52-53.

[59] Atti Pungilupo 88-89. Senza poter stabilire alcuna connessione, segnalo tuttavia che Ponzilovo  un piccolo centro vicino a Polesella.

[60] Atti Pungilupo 88.

[61] Ibid. 49.

[62] Scalabrini ci informa che frate Egidio fu poi patriarca di Grado (dal 1295 come ci conferma Ughelli V (MDCCXX), coll. 1139-46) e che era della famiglia ferrarese Castelli, senza dire dove traesse le precisazioni; vedi Atti Pungilupo 104. I due inquisitori sono presenti alla monacazione di Beatrice dĠEste in quello stesso 1254, insieme a Salimbene, cf. Benati 117-18, con rinvio alle fonti.

[63] Atti Pungilupo 67. Era presente all'abiura anche Modenese, notaio e frate di penitenza, che per˜ ricordava che fosse avvenuta attorno al 1257, ibid. 66.

[64] Ibid. 54.

[65] Ibid. 56.

[66] Ibid. 64. Mariano Salimbene 370 nota n. 26, resta incerto se Çquia fecerat ignominiam de corpore suoÈ significhi Çil semplice fatto della cattura, il carcere oppure la torturaÈ; personalmente non ho dubbi in proposito.

[67] Mariano Salimbene 370.

[68] Atti Pungilupo 52, 63

[69] Dondaine HiŽrarchie III 296; coglie lĠoccasione per affacciare lĠipotesi che il trattato dĠAnselmo sia stato terminato nel 1267, perchŽ Hamundus vien detto vescovo (ibid. 310) quem nunc habent [i bagnolesi], ed il successore ÔprobableĠ, Alberto, conferisce nel 1267 il consolamentum al nostro Armanno, come vedremo. Borst 237 nota n. 24, concorda con Dondaine, perchŽ Hamundus  lectio diffcilior, ma questa possibilitˆ mi lascia molto scettico. La forma varia tra Casalolto (Prisciano), e Casalialto (Anselmo); la moderna  Casaloldo, nel Mantovano. In Duvernoy Religion 333, diventa Arnaud de Casalialto, ma in Duvernoy Histoire 190, Giovanni da Casaloldo.

[70] Atti Pungilupo 50.

[71] Ibid. 87-88.

[72] Ibid. 68. Ma Anselmo d'Alessandria (Dondaine HiŽrarchie III 313) dice che i bagnolesi non riconoscono Çneque festum alicuius sancti celebrant, neque dominice dieiÈ.

[73] Atti Pungilupo 52, 63.

[74] Ibid. 53, 61. Secondo Anselmo d'Alessandria (Dondaine HiŽrarchie III 314) quella genuflessione e quel saluto si fanno prima del consolamentum; ma qui non se ne parla affatto; oppure prima del pranzo da parte del cuoco (ibid. 315-16), ma non  certo il caso di Armanno! Per quanto concerne il digiuno, i bagnolesi lo negavano, e perchŽ era una trovata della chiesa romana, propter lucrum (ibid. 313, 318), e quando lo praticavano era solo astinenza da vino, olio, pesci e granchi (ibid. 315), non so con quale significato rituale. Secondo Raniero Sacconi, invece, Çfrequenter orant et ieiuniant, et abstinent se omni tempore a carnibus, ovis, et caseo, que omnia videntur esse opera satisfactoria pro peccatis eorum et de quibus ipsi sepe inaninter glorianturÈ, (Saniek 46).

[75] Atti Pungilupo 88.

[76] Ibid. 50.

[77] Ibid. 60.

[78] Dondaine HiŽrarchie III 310.

[79] Dondaine Liber 71, 77; ma Duvernoy Religion 72, risale pi indietro ed ascrive gli anni del suo vescovato al 1200-1230.

[80] Dondaine HiŽrarchie III 287; Borst 237 e nota n. 18.

[81] Dondaine HiŽrarchie III 286-87; Manselli Eresia 237; R. Manselli Bellesmanza (Blasmanta) ÇDizionario Biografico degli ItalianiÈ (di qui in avanti: DBI) 7 (1965) 633-34.

[82] 237 e nota n. 17.

[83] HiŽrarchie III 287; cf. anche ibid., II 253-54.

[84] C. Cipolla Patarenismo a Verona nel secolo XIII ÇArchivio VenetoÈ (di qui in avanti: AV) n. s. XIII XXV (1883) (di qui in avanti: Cipolla Patarenismo) 75.

[85] 236-37 e nota n. 16.

[86] Cipolla Patarenismo 284.

[87] Ibid. 75: ÇBelasmagra  evidentemente uno dei tanti soprannomi che usavano assumere questi PatareniÈ. Un altro Belasmanza  in Paolini Bologna 92 e nota n. 42. Quello stesso nome appare in una ÔgerarchiaĠ bosniaca, cf. Duvernoy Religion 350 e rimandi relativi. Ultima osservazione, per la veritˆ di non grave peso: la variazione del nome nelle fonti (Belasmanza, Bellasamanza, Bellesmenza, Bellasmanga, Balasinansa, Belezinanse, Balasinanza, Belesmenza, Belesinanza, Blasmanta, Belesinanze, BelizmenĠc)  forse un altro pur piccolo segno di conferma di quanto pensiamo.

[88] Atti Pungilupo 50.

[89] Ibid. 62. Bonmercato dice che Armanno Çfecit magnas caritiasÈ ai presenti; sono forse i saluti che gli eretici Çappellant caronÈ di cui parla Anselmo dĠAlessandria (Dondaine HiŽrarchie III 317).

[90] Atti Pungilupo 50.

[91] Ibid. 62. Che sia il Giovanni de Lugio bergamasco, vescovo bagnolese tra 1250 e 1260, lo crede Ch. Molinier Un texte de Muratori concernant les sectes cathares ÇAnnales du MidiÈ XXII (1910) 189-90;lĠidentificazione  accolta con molta riserva da Dondaine HiŽrarchie III 286-87 nota n. 20. Non si pronunciano Borst e Manselli Eresia.

[92] Atti Pungilupo 86.

[93] Ibid. 52, 57.

[94] Ibid. 51, 53, 54, 56, 64-65.

[95] HiŽrarchie III 296‑97. Anche Borst 237 e nota n. 25, segna la data 1267, e nella nota relativa rimanda alla testimonianza di Albertino, indicando, incomprensibilmente, 1288.

[96] Atti Pungilupo 52.

[97] Ibid. Borts annovera nŽ Albertino nŽ Michele fra i vescovi, e passa ( 1273) a Lorenzo da Brescia, sempre sulla base della nostra fonte: ci arriveremo.

[98] Atti Pungilupo 55, 65.

[99] Ibid. 62.

[100] Ibid. 59.

[101] Ibid. 65.

[102] Ibid. 49, 52-53, 61, 69. Lanfranco, citato come Lanfranchino,  ospitato nel 1287 a Bologna dallĠeretico Giuliano (Paolini Bologna 91-127).

[103] Atti Pungilupo 87.

[104] Ibid. 57-58. Il rito del consolamentum  descritto con ben altra complessitˆ in Anselmo d'Alessandria (Dondaine HiŽrarchie III 314).

[105] Atti Pungilupo 59-60.

[106] Ibid. 49.

[107] Ibid. 59-60.

[108] Ibid. 87.

[109] Ibid. 88.

[110] Ibid.

[111] Ibid. 72

[112] Ibid. 50-51, 59. Ma la deposizione lascia dubbiosi, perchŽ Castellano aveva detto di sapere che Armanno era eretico giˆ da tempo.

[113] Ibid. 70.

[114] Ibid. 72-73.

[115] Ibid. 73.

[116] Ibid. 73-74.

[117] Ibid. 74.

[118] Ibid.

[119] lbid. 75-76.

[120] Ibid. 79.

[121] Ibid.

[122] Ibid. 77.

[123] Ibid. 57.

[124] Ibid. 58-59.

[125] Ibid. 76.

[126] Ibid. 77.

[127] Ibid. 79-80.

[128] Ibid. 80.

[129] Ibid. 80-81.

[130] Ibid. 84.

[131] Ibid. 84-85.

[132] Ibid. 78.

[133] Ibid. 81.

[134] Ibid. 82.

[135] Ibid. 82-83.

[136] Ibid. 83.

[137] Ibid. 95, 93.

[138] Ibid. 64.

[139] Ibid. 70.

[140] Ibid. 66.

[141] Ibid. 60-61.

[142] Ibid. 50.

[143] Ibid. 56.

[144] Ibid.

[145] Ibid. 48, 59, 69.

[146] Ibid. 68.

[147] Ibid. 58-59.

[148] Ibid. 48-49.

[149] Ibid. 68-69.

[150] Ibid. 49, 55, 65.

[151] Ibid. 49.

[152] Ibid. 55 é Un luogo comune negli atti inquisitoriali, cf. ad es. Manselli Storia 503; G. Zanella Malessere ereticale in Valle Padana (1260-1308) in Zanella HereticaliaÉ (di qui in avanti: Zanella Malessere) 51-52 e nota n. 172.

[153] Atti Pungilupo 55.

[154] Ibid. 63-64.

[155] Ibid. 49.

[156] Ibid. 49, 60.

[157] Ibid. 60.

[158] Ibid. 62.

[159] Ibid. 64.

[160] Ibid. 66.

[161] Ibid. 70.

[162] Ibid. 64.

[163] Ibid. 91.

[164] Ibid. 86-90.

[165] Ibid. 91.

[166] Ibid. 105-07.

[167] Ibid. 49, 59.

[168] Ibid. 50, 65, 70.

[169] Ibid. 62, 66.

[170] lbid. 51, 53, 54-55, 56, 70.

[171] Ibid. 52, 57.

[172] Ibid. 66.

[173] Ibid. 50, 66.

[174] Questo personaggio  ora meglio noto: citato come ministro dei frati di penitenza nel 1278 (A. Samaritani LĠÇOrdo de PoenitentiaÈ a Ferrara nei secoli XIII-XV (contributo alla conoscenza del Movimento in Italia) ÇAnalecta Tertii Ordinis Regularis Sancti FrancisciÈ 12 (1972) (di qui in avanti: Samaritani Ordo)371-72 n. 8; Samaritani Vescovo, Sindaco dei poveri di Cristo, Frati di Penitenza a Ferrara nei secoli XIII-XV ibid. XIV (1980) (di qui in avanti: Samaritani Vescovo) 698) e nel 1281 (Samaritani Ordo 372 n. 10; Samaritani Vescovo 698),  presente il 4 giugno 1272 a Bologna quando frate Aldobrandino assolve dalla scomunica e dallĠinterdetto i canonici e la cattedrale (Atti Pungilupo 105); lascia il suo testamento nel 1296 (Samaritani Ordo 373-74 n. 19; Samaritani Vescovo 700);  nominato ancora nel 1301 (qui infra nota n. 196). Vedi anche qui infra nota n. 202.

[175] Atti Pungilupo 66.

[176] Ibid. 58, 70.

[177] Sicuramente dal giugno 1279, cf. Paolini Bologna 112 nota n. 93, 129; probabilmente dallĠottobre 1278, cf. A. Franceschini Regesti di pergamene di archivi ecclesiastici ferraresi in BCA, dattiloscritto segnato N. A. 40, datato 15 febbraio 1980 (di qui in avanti: Franceschini Regesti) II, h) Inquisizione, p. 1 n. 1b, dove per˜  qualche discordanza cronologica.

[178] Atti Pungilupo 57.

[179] Ibid. 49, 52-53, 54, 57-58, 61, 65, 69.

[180] Ibid. 49, 50, 54, 55-56, 59-60, 64, 66.

[181] Ibid. 49-50, 62.

[182] Ibid. 60.

[183] Ibid. 66.

[184] Ibid. 50, 60.

[185] Ibid. 58, 70.

[186] Ibid. 58. Questo Simone di Bonandrea  citato a Verona come sindicus et procurator venerabilis viri fratris Philippi de Mantua Ordinis Minorum Inquisitoris heretice pravitatis il 12 luglio 1288, e lĠ1 marzo 1291 (C. Cipolla Nuove notizie sugli eretici veronesi, 1273-1310 ÇRendiconti della regia Accademia dei LinceiÈ cl. Di sc. Mor., stor. e filosof. S. V V (1896) (di qui in avanti: Cipolla Notizie)345, 347).

[187] Atti Pungilupo 53, 61.

[188] Ibid. 75, 79, 82, 83, 85, 89.

[189] Ibid. 50-51, 53-54, 59, 62.

[190] lbid. 51, 62-63.

[191] Ibid. 52, 63.

[192] Ibid. 63.

[193] Ibid. 71.

[194] Ibid. 90-98.

[195] Ibid. 107, e cf. anche Francisci Pipini Chronicon ÇRerum Italicarum ScriptoresÈ (di qui in avanti: RIS) IX col. 712. Su frate Guido vedi anche G. Barone Capello, Guido DBI 18 (1975) 495-97.

[196] Samaritani Ordo 375 n. 29; Samaritani Vescovo 703. La fama della santitˆ di Armanno  ancora viva a Bologna nel 1301, cf. DuprŽ Eresia 263 nota n. 7.

[197] Ho giˆ attirato l'attenzione su questo punto in G. Zanella Armanno Pungilupo, eretico quotidiano in Zanella HereticaliaÉ (di qui in avanti: Zanella Pungilupo) 10.

[198] Atti Pungilupo 47.

[199] Zanella Pungilupo 9-11.

[200] Salimbene de Adam Cronica ed. G. Scalia, Bari, Laterza 1966 (Scrittori dĠItalia 232-33) (di qui in avanti: Salimbene) 735; cf. anche Mariano Salimbene 369-72. altri esempi di contrasti fra clero ed inquisitori in Paolini Bologna 33-46. Paolini conclude, riprendendo DuprŽ, che si tratta di Çavversione allĠInquisizione come Istituzione e allĠordine dei domenicani, per quella sorta di ÔfunzionarismoĠ nel quale hanno condensato la loro missioneÈ. Si noti il caso di quella donna che dice: anche la chiesa di San Domenico si sarebbe dovuta bruciare, Çse non vi fossero state le pitture dei santiÈ (ibid. 70).

[201] Zanella Pungilupo 12; Zanella LĠeresia catara fra XIII e XIV secolo: in margine al disagio di una storiografia in Zanella HereticaliaÉ (di qui in avanti: Zanella Eresia)139-41. Si ricordi anche lĠeretico Giovanni, che voleva lo si chiamasse Cristiano (Atti Pungilupo 59).

[202] I caratteri, per molti versi peculiari, dellĠOrdo penitentie ferrarese sono stati resi noti dalle attente ricerche di Samaritani. Per quel che ci interessa qui si veda in generale Vescovo, e Ordo 359: Ç... il quasi contemporaneo sorgere della confraternita minoritica della Vergine e di S. Francesco (1253 e 1281) sta a confermare lĠalienitˆ del nostro ordo de poenitentia, anche quando diverrˆ terzĠordine (pi nominale che reale) da vincoli diretti con i francescaniÈ. SullĠinquadramento del laicato nelle confraternite torna spesso, in particolare ibid. 360 nota n. 19. In un caso (ibid. 357) segnala che Çsi potrebbe sospettare un intervento... provocato da parte dei minori per fini strumentalizzanti (4 gennaio 1299)È. In definitiva, ibid. 360-61: ÇLĠordo dei fratres de poenitentia, a Ferrara,... tributario feudale, in larga misura, dellĠepiscopato, alle origini socialmente legato ai milites di corte, e ad arti se non sempre maggiori, di rilievo rispetto alle susseguenti confraternite di battuti,... a differenza pur qui delle posteriori confraternite, resistette eccezionalmente, ad ogni tentativo di conventualizzazione (iniziante giˆ dal Ġ300 altrove), ad ogni forma di assorbimento organizzativo e patrimoniale da parte dei francescani, prima, degli osservanti, poi...È. Di rilievo tutto particolare la conclusione, ibid. 369: ÇLa pagina ferrarese... sembra indicare il pluralismo e non il frammentarismo di una chiesa localeÈ.

In un punto del processo, Armanno  detto ÔfraterĠ (Atti Pungilupo 53). Cos“ viene ricordato anche in un atto del 1270, quando Ugolino del sesto di San Romano fa il suo testamento. é nominato anche il figlio, Bonaventura detto Papardo, che  lĠerede universale. Poi il testamento prosegue: Çitem relinco domine Marie uxori condam sancti Armanni vitum et vestitum donec stare voluerit in domo mea et si ipsa stare voluerit iubeo et volo quod abeat domum ubi stabat sanctus Armannus in vita sua et pos[t] mortem ipsius permaneat heredi meoÈ (Archivio Arcivescovile di Ferrara (di qui in avanti: AAF) , S. Guglielmo, filza D, n. 2). La moglie di Armanno fece il suo testamento il 14 maggio 1276 (ibid. n. 26). Debbo la segnalazione dei due documenti alla cortesia abituale di Antonio Samaritani.

Quel ÔfraterĠ pu˜ anche non voler dir nulla: escluderei che Armanno fosse frate di penitenza, perchŽ altrimenti mal si comprenderebbero le testimonianze dĠaccusa dei frati di penitenza e la battuta del nipote Bonaventura Papardo, anchĠegli penitente, che Pungilupo non era nella fede (Atti Pungilupo 66), anche se Duvernoy Histoire 189 dice che era Çassez intime avec le ministre des Frres de la PŽnitenceÈ. Forse era un converso, forse del capitolo. Sarebbe un elemento per la comprensione della vicenda post mortem.

Cf. ancora A. Samaritani La scola ferrarese di S. Agnese del 1292 e le litanie di Pomposa del sec. XV 3 (1972) 537-58; A. Franceschini Confraternite di disciplinati a Ferrara avanti il Concilio Tridentino in Franceschini Spigolature archivistiche prime AMF s. III XIX (1975), soprattutto 15-17; A. Samaritani Il ÇconventusÈ e le congregazioni clericali di Ferrara tra analoghe istituzioni ecclesiastiche nei secoli X-XV ÇRavennatensiaÈ 7 (1979) 159-202. Vedi utilmente anche il caso padovano, ottimamente illustrato da A. Rigon I laici nella Chiesa padovana del Duecento. Conversi, oblati, penitenti in ÇContributi alla storia della Chiesa padovana nellĠetˆ medioevaleÈ I (1979) (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana XI), in particolare la vicenda del Ôsanto laicoĠ Antonio Pellegrino (ibid. 40-41, 80-81); la registrazione di Çun periodo di generale raffreddamento dei rapporti fra penitenti e francescaniÈ (ibid. 56, con rinvio anche a G. G. Meersseman Ordo Fraternitatis. Confraternite e pietˆ dei laici nel Medioevo Roma, Herder 1977 (Italia Sacra 24-26) 364), ed in accordo con quanto rilevato in generale da Mariano dĠAlatri ÇOrdo poenitentiumÈ ed eresia in Italia CF 43 (1973) 191, lĠosservazione dellĠestraneitˆ dellĠordo penitentie alle attivitˆ inquisitoriali, almeno per tutto il Ġ200 (ibid. 72-73); ma vedi soprattutto le conclusioni 80-81, dove si nota lo Çsviluppo spontaneo di iniziative varie nel campo della beneficienza e delle opere di misericordia... che sorgono ai margini dellĠistituzione ecclesiastica, ma per quanto riguarda Padova, non in contrasto fondamentale con essa... In questa evoluzione gli ordini mendicanti si inseriscono naturalmente...È. In generale importanti le pagine che dedica A. Vauchez La spiritualitˆ dellĠOccidente medievale. Secoli VIII-XII Milano, Vita e Pensiero 1978 (Cultura e Storia 1), alla Çemancipazione spirituale dei laiciÈ 154-70, e cf. Mariano dĠAlatri Culto dei santi ed eretici in Italia nei secoli XII e XII CF 45 (1975) 85-104; A. Benvenuti Il francescanesimo e le sue influenze sulla spiritualitˆ dei laici: i Çfratres poenitentiaeÈ in Eretici e ribelli del XIII e XIV sec.: saggi sullo spiritualismo francescano in Toscana ed. D. Maselli, Pistoia, Tellini 1974 157-87.

[203] Capitani Medioevo 22.

[204] P. Legendre Gli scomunicanti Venezia, Marsilio 1976 99-104.

[205] Benati; Paolini Bologna 40. Ma quale senso avrebbe, ad esempio, la decisione di Guido di negare a Bompietro la confessione e la comunione, a dispetto dellĠopposizione popolare e delle stesse decretali (Paolini Bologna 72 e nota n. 276), se non come decisa affermazione della propria autoritˆ, ad ogni costo?

[206] L. Paolini Gli ordini mendicanti e lĠinquisizione. Il ÇcomportamentoÈ degli eretici e il giudizio sui frati ÇMŽlanges de lĠEcole Franaise de RomeÈ Moyen Age – Temps Modernes 89 2 (1977) (di qui in avanti: Paolini Ordini)707-09.

[207] Ibid. 697.

[208] Zanella Eresia 127-33.

[209] Ibid. 244.

[210] J. B. Russell Dissent and Reform in the Early Middle Ages Berkeley and Los Angeles, University Press 1965 249.

[211] S. Thomae Aquinatis Summa theologiae ed. P. Caramello, Torino, Marietti 1962 II, II, q. XI, a.3.

[212] Ordini 700; cf. anche ibid.: ÇSe gli eretici si interessavano ben pi alla vita e alla pratica religiosa che non alla teologia, tramandandosi i facta, gli exempla, i miracula et virtutes, e commendando vitam et mores hereticorum, anche la casistica si muoveva sullo stesso piano, alla ricerca, allĠindividuazione, alla classificazione dei comportamenti ereticali. E infatti lĠeresia, come vita, non  altro che un comportamento religioso o la teorizzazione di esso, come nel caso dellĠusuraÈ. Certamente che lĠeresia Ôcome vitaĠ  un comportamento, ma che cosa non lo ? Tutto sta nellĠindividuarne le ragioni. Secondo questĠottica ÔcomportamentaleĠ Paolini ha letto anche Medioevo ereticale, cf. Ia sua Recensione ÇRivista di Storia e Letteratura religiosaÈ (di qui in avanti: RSLR) 14/3 (1978) 439-44.

[213] Paolini Ordini 701.

[214] Zanella Eresia 132-33 e nota 14.

[215] Si rovescia cos“ di segno la volontˆ degli eretici colta da Morghen, a proposito del quale cf. O. Capitani Introduzione a LĠeresia medievale Bologna, Il Mulino 1971 10: ÇSi tratta di un desiderio di coerenza morale molto elementare, di autonomia spirituale di fronte alla Chiesa ed alla sua autoritˆ, articolata, specie dopo la grande crisi della societˆ europea del sec. Xl, in strutture gerarchiche e giuridiche di cui sfuggiva qualsiasi collegamento con il testo evangelico. Ma allora, se lĠeresia  la reazione immediata di una coscienza semplice ed ingenua ad una Chiesa che  tanto cambiata, si capisce anche il perchŽ della presenza di aspetti ÔrazionalisticiĠ, che in realtˆ sono fiducia in una propria autonoma intuizione dei nuclei essenziali di unĠesperienza religiosa, viva al di fuori di ogni istituzione ecclesiasticaÈ. Sottolineature mie.

[216] Come vi sfuggono i culti dei santi contro i quali si scaglia Salimbene, per cui cf. Mariano Salimbene. Vedi ad esempio il consilium tenutosi il 6 dicembre 1301 sul caso di Menab˜ fu Pasquale de Putis in L. Aldrovrandi Acta Sancti Officii Bononiae ab anno 1291 usque ad annum 1309 ÇAtti e Memorie della Regia Deputazione di storia patria per le Province di RomagnaÈ s. III XIV (1896) 298 e nota n. 1: Ç... et insuper quod ecclesia que constructa fuit ad procurationen dicti Menaboy ultra Padum ex opposito ville Miliarii districtus ferrar. ad honorem angeli aliquando dampnati et nunc consecuti miram [ma sarˆ: misericordiam] ut docebat dicuts Menaboy et quem angelum nominabat Celestinum, funditus destruaturÈ. A poca distanza da Migliaro, Roncodigˆ, abbiamo incontrato anche Armanno nel 1247, vedi supra p. 00. Dei Menab˜ a Medelana, poco lontano quindi, sono ricordati nel 1252 e 1286, cf. A. L. Trombetti Budriesi Vassalli e feudi a Ferrara e nel Ferrarese dallĠetˆ precomunale alla signoria estense (secoli XI-XIII) AMF s. III XXVIII (1980) 154.

[217] Vedi supra nota n. 140.

[218] Paolini Ordini 705.

[219] G. Todeschini Ordini Mendicanti e coscienza cittadina ÇMŽlanges de lĠEcole Franaise de RomeÈ Moyen Age – Temps Modernes 89 2 (1977) 664.

[220] Paolini Ordini 707; Paolini Bologna 30; ÇAlcune accuse, fatte da persone delle quali si conosce soltanto il nome, ci fanno sorridere; si tratta di reazioni istintive o di luoghi comuni della critica al clero, che appartengono a tutte le epoche storicheÈ. Ma lo stesso Paolini (ibid. 58) riconosce che con la protesta di Paolo Trentinelli sono Çmessi in discussione, anzi rifiutati, il potere di scomunica, che Guido aveva, e la validitˆ delle sue sentenzeÈ. Ancora pi chiaramente quella protesta  eresia, e comporta Ôipso iureĠ scomunica (ibid. 59). I Ômandata EcclesieĠ sono i Ômandata inquisitorisĠ (ibid. 58-59). In modo sempre pi rivelatore, lĠinquisitore assolve dagli obblighi della condanna non appena Paolo chiede misericordia, il che Çsignificava la riabilitazione completa dellĠautoritˆ dellĠinquisitoreÈ (ibid. 60); nella sentenza Çera messa in evidenza la pressione del vescovo, del podestˆ, dei capitani, degli anziani, del popolo e di molti religiosi, esercitata su di lui perchŽ assolvesse Paolo Trentinelli (ibid.). Si rifletta ancora sullo stupore di chi vede condannato per eresia uno che tutti giudicavano Çbonus homo, bonus civis, bonus christianusÈ (ibid. 73) e cercano altre motivazioni, lĠaviditˆ di denaro dellĠinquisitore (ibid. 74). Non si discute lĠeresia, si arriva a maledire il pontefice Çche aveva dato una cos“ grande autoritˆ a GuidoÈ (ibid. 75). In questo quadro, quanta veritˆ assume il giudizio di qualche contemporaneo, il quale sostiene che Çerano essi che rendevano eretici gli uominiÈ (ibid. 76): lĠeresia  infatti funzionale agli inquisitori.

[221] Todeschini 665. Paolini parla soprattutto dei Predicatori, Todeschini dei Minori; mi sento tuttavia di estendere i giudizi di entrambi. Le accuse che il ferrarese Matulino riferisce a frate Salimbene indicano chiaramente il disagio che il clero secolare e regolare non mendicante provano di fronte allĠesproprio sistematico delle loro funzioni; cf. Salimbene 611: Ç... quod vos fratres Minores et Predicatores estis in odium et in scandalum clericorum et secularium sacerdotum... Primum de quo conqueruntur est quod vos non predicatis quod decime dentur eis. Secundum, quod vos recipitis sepulturas, id est quod sepelitis corpora defunctorum. Tertium, quod vos auditis confessiones suorum parochialium contra voluntatem eorum. Quartum, quod vos ita usurpatis vobis predicationum offitium, quod locum habere non possunt, quia populus contemnit eos audire. Quintum, quia cum vestris conventualibus missis ita impeditis eos diebus sollemnibus, quod oblationes habere non possunt. Sextum, quod vos estis magni doniatores, id est libenter loquimini cum dominabus et eas aspicitis, quod est contra ScripturamÈ.

[222] Cf. Capitani Medioevo 7 e nota n. 1.

[223] Paolini Bologna, soprattutto 91-133, ma vedere ad indicem per tutti i personaggi citati.

[224] Mi sono recato nel mese di ottobre 1981 per tre volte allĠAAF per cercarli, invano. Da telefonata dellĠ11 novembre 1981 ho potuto apprendere da persona degnissima di fede che queglĠatti, cercati precedentemente anche da altri, risultano introvabili giˆ da un paio dĠanni! Per fortuna sono stati regestati da Franceschini Regesti, h) Inquisizione, pp. 1-3.

[225] Sono contenuti nella Collectoria 133 dellĠArchivio Segreto Vaticano (di qui in avanti: Rationes), per cui vedi G. Biscaro Inquisitori ed eretici lombardi (1292-1318) ÇMiscellanea di storia italianaÈ s. III XIX (1922) (di qui in avanti: Biscaro Inquisitori) 447-557; Zanella Malessere. Non adopero la trascrizione, difettosa, del Biscaro, ma la mia personale, che spero prima o poi di pubblicare integralmente.

[226] Vedi il grafico.

[227] Atti Pungilupo 56, 70.

[228] Ibid. 49, 50, 60, 66; Paolini Bologna 116.

[229] Atti Pungilupo 49, 50, 54, 55, 59, 64, 66.

[230] Ibid. 49-50, 62, 68.

[231] Ibid. 51, 59, 62.

[232] Ibid. 50, 53, 55, 62, 65.

[233] Paolini Bologna 113, 115, 121.

[234] Ibid. 120-21.

[235] Ibid. 116, 117.

[236] Ibid. 116.

[237] Ibid.

[238] Ibid.

[239] Rationes cc. 139v, 154v, 155r, 156r, 156v. Eccone lĠelenco: Bonavita fu Lazarino, Iosef, Bonaluce e fratello, Fulco fu Benedetto, Avarcio, domina Bella, domina Onorata, Peregrino, magister Bonaventura medico (unico sicuramente condannato), Graziadeo, Boncambio, Samuele, Isacco. QuestĠultimo, con il capo cinto della ÔcoronaĠ fu accompagnato a ludibrio per la cittˆ. Vedi anche V. Colorni Nuovi dati sugli ebrei a Ferrara nei secoli XIII e XIV ÇLa rassegna mensile di IsraelÈ XI (1973) 408-10.

[240] Rationes c. 148r.

[241] Ibid. cc. 154v, 155r.

[242] Ibid. c. 162v.

[243] QuestĠultimo, f q. Zonelli de Mantua, drappiere, possiede tre case in cittˆ ed un terreno a Gaibana; i suoi beni vengono venduti tra il 27 aprile 1297 ed il 1299, cf. Franceschini Regesti, h) Inquisizione, pp. 2-3 nn. 5-11.

[244] Cf. Zanella Riccobaldo 36, 49 nota n. 75. Menab˜  quello stesso che, tra i maggiorenti cittadini, parteggi˜ prima per Salinguerra Torelli e poi pass˜ dalla parte degli Estensi (cf. ibid. 120 nota n. 156). Risulta defunto nel 1272/73, cf. Trombetti 58 nota n. 139, 198. Per gli Aldighieri vedi anche A. Ostoja Dante e Ferrara in Dante. ContributiÉ 1-84. Se  esatto che le due famiglie attraversino un periodo di declino, come sembra indicare la Chronica parva Ferrariensis, sarebbe esemplificata in questo caso quellĠincapacitˆ a seguire gli eventi che con termine generico ho definito Ômalessere ereticaleĠ, che mi sembra la sigla generativa dellĠeresia per tutta la seconda metˆ del Duecento (cf. Zanella Malessere).

[245] Per tutti costoro vedi Paolini Bologna, ad indicem.

[246] Basti rinviare a E. Dupr Theseider Il catarismo della Linguadoca e lĠItalia in Dupr Mondo cittadinoÉ (di qui in avanti: Dupr Catarismo) 345-60; C. Violante Eresie nelle cittˆ e nel contado in Italia dallĠXI al XIII secolo in Violante Studi sulla cristianitˆÉ (di qui in avanti: Violante Eresie) 349-79; Zanella Malessere.

[247] LĠavevamo giˆ notato in Zanella Malessere 15-17, 31-32.

[248] Franceschini Regesti, h) Inquisizione, p. 2 n. 3.

[249] Rationes c. 138v.

[250] Ibid. cc. 139r, 139v.

[251] Ibid. c. 145r.

[252] Ibid. c. 149r.

[253] Ibid. c. 150r.

[254] lbid. cc. 154v, 155r.

[255] Cf. anche Biscaro Inquisitori.

[256] F. M. Delorme Un homonyme de Saint Antoine de Padoue inquisiteur dans la Marche de TrŽvise vers 1300 AFH VIII (1915) 312-16; G. Presutti Altri documenti su lĠomonimo fr. Antonio da Padova o. m. e lĠInquisizione in Lombardia ibid. 662-67; Ilarino da Milano Gli antecedenti inediti di un nuovo episodio dellĠinquisizione francescana a Treviso (1262-1263) CF 5 (1935) (di qui in avanti: Ilarino Antecedenti)611-20; Mariano dĠAlatri Inquisitori veneti nel Duecento ibid. 30 (1960) (di qui in avanti: Mariano Veneto) 398-452; Mariano dĠAlatri Due inchieste papali sugli inquisitori veneti (1302 e 1308) ibid. 37 (1967) (di qui in avanti: Mariano Due inchieste); Inquisitori; G. Biscaro Eretici ed inquisitori nella Marca Trevisana (1280-1308) AV s. V XI (1932) (di qui in avanti: Biscaro Eretici) 148-80; Zanella Malessere 37-39.

Si veda, per ultimo, Vasina 455: ÇNonostante il carattere sporadico dei movimenti eterodossi che solo tardivamente, nel corso del Duecento, assunsero una qualche rilevanza in centri, come Rimini, Ferrara, Bologna, Parma e Piacenza con frange delle sette catare e degli Apostolici, la persecuzione fu in certi casi assai dura e si rivel˜ incapace di discriminare fra le ragioni della dottrina della fede e quelle del credo politico professato dai presunti eretici di parte ghibellinaÈ. Come si  visto, nessun caso di Ôghibellinismo ereticoĠ a Rimini e Ferrara.

[257] Parisii de Cereta Annales Veronenses ed. G. H. Pertz MGH SS XIX, Hannoverae, Hahn MDCCCLXVI 8. Non vi fanno cenno nŽ gli Annales veteres (C. Cipolla Annales veteres – Annales breves – Necrologium S. Firmi de Leonico in Scritti di Carlo Cipolla II, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi 1978 (Biblioteca di studi storici veronesi 12) 698-715), Cipolla Un nuovo testo degli Annales veteres veronenses ibid. (di qui in avanti: Cipolla Nuovo testo), nŽ Rolandini Patavini Cronica in factis et circa facta Marche Trivixane (aa. 1200 ca. - 1262) ed. A. Bonardi, RIS n. ed. 8/1, Cittˆ di Castello, Lapi 1905-08, Gerardi Maurisii Cronica dominorum Ecelini et Alberici fratrum de Romano (aa. 1183-1237) ed. G. Soranzo, ibid. 8/4, Cittˆ di Castello, Lapi 1913-14, Nicolai Smeregli Vicentini Annales civitatis Vincentiae (aa. 1200-1312) ed. G. Soranzo, ibid. 8/5, Bologna, Zanichelli 1921, nŽ il Chronicon Marchiae Tarvisinae et Lombardiae (aa. 1207-1270) ed. L. A. Botteghi, ibid. 8/3, Cittˆ di Castello-Bologna, Lapi-Zanichelli 1914-16.

Ma per il periodo precedente, per la veritˆ, in analogia con quanto giˆ rilevato a Rimini ed a Ferrara, sappiamo di un placito tenuto a Cerea nel 1203 da Guido, arciprete della cattedrale di Verona, perchŽ siano espulsi di l“ gli eretici (Cipolla Notizie 336-37).

[258] Cipolla Patarenismo 68. Vedi anche V. Fumagalli In margine allĠÇAlleluiaÈ del 1233 BISI 80 (1968) 271, che parla in generale per frate Giovanni di Ôpolitica religiosaĠ.

[259] Vedi supra nota n. 94. Per la moglie di Oldeberto la nota n. 112.

[260] Vedi supra nota n. 93. Costanza conosce anche un Francesco de Pedemonte che nella setta portava il titolo di magnus et dominus. Neppure il Dondaine HiŽrarchie III, 304, ne conosce il significato ÔgerarchicoĠ.

[261] Vedi supra note nn. 76-77.

[262] Ibid. n. 171. A proposito di questo personaggio posso segnalare un altro esempio della disinvoltura con la quale sono state compilate le ÔgerarchieĠ. Dice il Dondaine HiŽrarchie III 297: ÇIl se convertit au catholicisme avant 1297È. Come fonte indica le Rationes fol. 42, ed in nota Biscaro Inquisitori 517. Il Dondaine non ha visto lĠoriginale, ma solo lĠed. Biscaro, che riporta: ÇIt. eundo Brixiam cum fr. Valentino ad fratrem lau... q. episcopum hereticorumÈ, cos“, con i puntini. LĠoriginale, a c. 48r (e non 42), dice: ÇItem eundo Brixiam cum fratre Valentino ad fratrem Lanfranchum condam episcopum hereticorumÈ. Niente Lorenzo da Brescia, allora. Ma abbiamo scoperto un altro vescovo cataro che nessuna gerarchia registra! Che sia il Diaconus de Pergamo Lanfrancus de Brixia, della setta albanese, oppure il Filius minor Lanfrancus de Brixia, della setta di Concorrezzo citati da Anselmo d'Alessandria (in Dondaine HiŽrarchie III 324)? Non tengo proprio ad addentrarmi in ipotesi del genere...

Non  da escludere che i vescovi catari italiani del periodo siano addirittura cinque. Infatti da deposizioni di fronte a tribunali inquisitoriali francesi, risultano presenti a Sirmione nel 1272 circa, accanto ai vescovi de Francia Bernardo Oliba e Guglielmo Petri da Verona, anche un Enrico episcopus hereticorum de Lombardia, e nel 1273 Andrico de Rivis, anchĠegli episcopus hereticorum Lombardie (Cipolla Notizie 340-43; Dondaine HiŽrarchie III 303-04 e nota n. 76). La cosa mette in difficoltˆ il Dondaine, perchŽ la gerarchia del periodo  troppo ben rappresentata, e senza pronunziarsi preferisce attendere ÇdĠautres informationsÈ. Quando la documentazione  scarsa si integra con ipotesi pi o meno azzardate, e quando aumenta la sua consistenza si sospende ogni deduzione.

Stando allo Schmidt I 175, il vescovo cataro francese Guillaume Petit, giˆ tale nel 1270, fu arrestato con molti altri correligionari nel 1298.

[263] Borst 236, 237.

[264] Cipolla Patarenismo 77. Ancora a Lazise, il 25 aprile 1296, Guardo, viator del comune di Verona ed officiale di fra Timidio e di Andalo degli Andal˜, podestˆ di Verona, comanda a Marcabruno da Legnago, podestˆ di Lazise, di condurre a Verona Perro Montecchio, un ÔpatarinoĠ che Guardo aveva catturato e che quelli di Lazise avevano lasciato andare (Cipolla Notizie 337-38).

[265] Cipolla Patarenismo 78-81; Cipolla Notizie 345; Mariano Veneto 404-05. Manselli Eresia 246, dice ÔcentosettantaseiĠ nel testo, e ÔcentosessantaseiĠ nella nota. Cf. anche Borst 136, che cita le nostre medesime fonti e tuttavia incomprensibilmente scrive il numero 178, che si ritrova per˜ anche in DuprŽ Catarismo 349, il quale ultimo, fra lĠaltro, dice: Çfra di loro sembra esservi stato un certo numero di Francesi e di originari della LinguadocaÈ, (il testo francese, di cui qui  traduzione, dice semplicemente: Çde Franais ou de LanguedociensÈ, cf. DuprŽ Le catharisme languedociens et lĠItalie ÇCahiers de FanjeauxÈ 3 (1968) 303); non cĠe alcun minimo indizio per pensarlo. Duvernoy Histoire 191, preferisce invece unĠaltra cifra: 174. Cf. ancora Manselli Eresia 249.

Il numero dei bruciati varia nelle fonti cronistiche fra duecento e cento. Sulla base delle lettere papali le cifre cambiano ancora: centosettantotto i catturati e settanta i bruciati, cf. Schmidt I 176. Stupisce che questo variare delle cifre, che pure  sotto gli occhi di tutti, non sia evidenziato da nessuno. Dondaine HiŽrarchie III 294-95 e nota n. 45, con la sua assoluta fiducia nei trattatisti, che danno la consistenza della setta in duecento individui, ne desume che essa fu annientata. Il che non . Oltre tutto Raniero Sacconi giunge a quella cifra computando anche gli eretici che risiedevano a Mantova, Brescia, Bergamo e nel Milanese (sed pauci) ed in Romagna (Sanjek 50). Il professor Manselli, molto cortesemente, mi mette in guardia, osservando che Çi numeri di Raniero, se sono esatti, sono di perfetti!È; gliene sono grato, ma non mi pare che il testo autorizzi a distinguere, tanto  vero che quando, subito dopo, Raniero tira le somme, dice: ÇO lector, dicere potes secure quod in toto mundo non sunt Cathari utriusque sexus numero MMMMÈ, e Cathari non indica certo solo i perfetti.

[266] G. B. Verci Storia della Marca Trevigiana e Veronese Venezia, Storti 1786-91, VII, 8-9; Cipolla Patarenismo 81; Cipolla Notizie 343-44; Mariano Veneto 405 e note nn. 44-45.

[267] Cipolla Patarenismo 81-83; Zanella Malessere 22.

[268] Cipolla Patarenismo 267-68.

[269] Mariano dĠAlatri Una sentenza dellĠinquisitore fra Filippo da Mantova (1287) CF 37 (1967) 142-44; Cipolla Notizie 344-47; Mariano Veneto 405. Questo Mezagonella  forse quello consolato insieme a Pungilupo, cf. supra nota n. 93.

[270] Cipolla Patarenismo 282.

[271] Ibid. 270-74. Incomprensibilmente nel testo si legge Bartolomeo della Torre 270, 277, 283.

Il caso di questa famiglia  analogo a quello dei Menab˜ e degli Aldighieri che abbiamo notato a Ferrara; si cf. Ia conclusione del Cipolla, ibid. 274: ÇQuesta sentenza ci spiega la causa ed il modo per cui e con cui ebbe termine la grandezza di una delle pi antiche e pi potenti famiglie veronesiÈ. Come Menab˜, la famiglia Zerli aveva parteggiato sia per i ghibellini sia per i guelfi. Altri casi in Zanella Malessere 54-55.

[272] Cipolla Patarenismo 274-77. Sul catarismo veronese possediamo qualche altra notizia: il 15 ottobre 1297 frate Francesco da Trissino inquisitore risolve una questione di proprietˆ dei beni del defunto Rugerino a Lameriis e Bartolomeo a Tabula eretici (Cipolla Notizie 348-49); lĠ11 marzo 1298 lo stesso inquisitore concede al monastero di SantĠEufemia in Verona beni confiscati a Giovanni de Bastardis, condannato per eresia dagli antecessori (ibid. 349-50); lĠ1 luglio 1310 frate Petricino da Mantova dei Minori a Padova elegge suo sostituto a Verona frate Nicol˜, guardiano dei Minori a Verona (ibid. 350-51); inoltre anche qui un episodio della rivalitˆ fra i due ordini mendicanti e dellĠarbitrio inquisitoriale; lĠ11 agosto 1291 Nicol˜ IV raccomanda al capitano Alberto della Scala frate Bonagiunta da Mantova nominato inquisitore (ibid. 352-53). Giˆ il 5 maggio il papa aveva citato davanti alla Santa Sede i domenicani inquisitori frate Pagano e frate Viviano da Verona, che avevano vessato Bonagiunta; il 12 settembre la citazione  ripetuta, ed il 5 ottobre il papa ordina a fra Bonagiunta di cassare i processi avviati da Pagano e Viviano, rei di aver turbato lĠOfficio (ibid. 353).

DuprŽ Eresia 285, ipotizza che Bonigrino e la moglie provenissero dalla zona del lago di Garda, ma  solo una ÔsuggestioneĠ. Sappiamo ancora che fu condannato, in data imprecisata, un altro eretico, Gerardo di Bonincontro, che era vivo nel 1308, cf. Mariano Veneto 406.

[273] 236-37.

[274] 237; cf. anche Duvernoy Religion 333.

[275] HiŽrarchie III 288; per il resto non differisce sostanzialmente da Borst. Nulla di nuovo neppure nel recentissimo Duvernoy Histoire 190-91.

Abbiamo tralasciato di parlare Çdella comunitˆ di Ôilli de FranciaĠ, verso il 1250, vivevano a VeronaÈ. Cos“ il DuprŽ Catarismo 351. Anche in questo caso stupisce la recisione. La fonte  Anselmo dĠAlessandria, il quale, parlando della diocesi di Concorrezzo, dice solo (Dondaine HiŽrarchie III 310 r. 23): ÇIlli qui dicuntur de Francia habent, ut credo, Viventium veronensemÈ, sottinteso: vescovo. LĠindeterminatezza della data  totale, e semmai da riferire a tempi vicini alla redazione del trattato, visto lĠuso del presente nel verbo, cio verso il 1270. Il DuprŽ rimanda in nota a Dondaine HiŽrarchie III 258, ma in quel punto lo studioso francese mostra molte pi perplessitˆ. é escluso comunque che sia lecito dedurne che una comunitˆ ereticale ÔfranceseĠ sia attiva a Verona. ÇIlli de FranciaÈ in quel contesto sembra avere lo stesso significato di Çilli de BagnoloÈ, vale a dire una setta. Comunque questo vescovo Viventius (o Vivianus, Vivens, Viventer) - se si tratta sempre della stessa persona, che  fortemente dubbio - non  accolto nelle gerarchie catare del Dondaine e Borst. Cf. ancora Manselli Eresia 251; Duvernoy Religion 106, 115, 333, che ricorda la presenza a Sirmione del vescovo cataro tolosano nel 1272 a 343, e nel 1273 a 186, per cui vedi qui supra nota n. 262.

[276] Catarismo; Eretici 244; Problemi di eresiologia medioevale in DuprŽ Mondo cittadinoÉ (di qui in avanti: DuprŽ Problemi) 218: Çsempre di nuovo si  tentati di catalogare in qualche modo le eresie, ora per il loro contenuto, ora per il loro nome. Imprese poco meno che disperate, ambedue, specialmente per i primi tempi, ma delle quali si avverte lĠesigenzaÈ.

[277] Fu giˆ osservazione del Cipolla Patarenismo 277; siamo ben lontani dallĠlnterrogatio Iohannis (Le livre secret des cathares. Interrogatio Iohannis. Apocryphe dĠorigine bogomile Žd. crit., trad. comm. par E. Boz—ky, prŽf. dĠE. Turdeanu, Paris, Beauschne 1980).

La negazione della resurrezione e lĠammissione dellĠusura sono in Raniero Sacconi (Sanjek 43, 45).

[278] Zanella, Malessere. Sottoscrivo appieno le avvertenze metodologiche di E. Griffe Quelques rŽflexions sur deux cent ans dĠhŽrŽsie e de dŽfense de la foi ÇBullettin de LittŽrature EcclŽsiastiqueÈ 78 (1977) 269. Va avvertito che notevoli discordanze sulla successione vescovile catara sono anche nelle fonti, cf. Dondaine HiŽrarchie II 262-63.

[279] Si legga DuprŽ Problemi 226: ÇCodesta preoccupazione identificatoria  tipica specialmente per lĠinquisitore: non si tratta, evidentemente, di pura curiositˆ, ma della necessitˆ dĠindividuare lĠeresia per poterla incasellare nella casistica tradizionale, poi configurarla come crimine e colpirla. é insomma una ricerca del precedente giudiziario, e non occorre sottolineare quanto codesto modo di procedere fosse parziale. Ma giustamente  stato rilevato che glĠinquisitori non erano nŽ storici nŽ studiosi in astratto del fenomeno ereticale, ma perseguivano scopi praticiÈ. E non  cos“ anche per i trattatisti/inquisitori Raniero Sacconi ed Anselmo dĠAlessandria? Cf., in altro ambito, Capitani Medioevo 18: ÇLe implicazioni dottrinali, chiaramente istituzionali, al limite ÔideologicheĠ, per tutti i Patarini, sono una necessitˆ nella logica dei cronisti milanesi: io non ho mai pensato che fossero nella logica dei PatariniÈ.

Cf. ancora R. Manselli Studi sulle eresie del secolo XII Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 19752 (Studi Storici 5) (di qui in avanti: Manselli Studi) 13; G. Tabacco Chiesa ed eresia nellĠorizzonte giuridico e politico della monarchia papale ÇBollettino della Societˆ di Studi ValdesiÈ n. 144 (1978) 9-11; Duvernoy Religion 241; Zanella Eresia.

[280] Per il turpiloquio numerosissimi esempi in Paolini Bologna, passim; per il nesso eresia-sodomia G. Severino Note sullĠeresia a Siena fra i secoli XIII e XIV in Studi sul Medioevo cristianoÉ II 902 nota n. 42; per lĠusura, oltre al caso di Giovanni de Matro incontrato pi sopra (per il quale vedi anche Zanella Malessere 53); per gli Ebrei qui supra il caso di Ferrara. Cf. ancora Ilarino Antecedenti 616, 618 e Zanella Malessere 22.

Vedi ancora Manselli Storia 499: Ç...quel vasto ed ampio movimento ereticale, a cui, per comoditˆ, continuiamo a dare il nome complessivo di Catarismo, ma che, in realtˆ, si va sempre pi mostrando vario e molteplice nelle diverse localitˆ e nei successivi momenti del suo divenireÈ; Manselli Eresia 145: Ç... la fisionomia del catarismo, come di una eresia che nei suoi molteplici volti, ha tentato di offrire alle nuove masse dellĠEuropa dopo il Mille, una fede di consolazione esistenzialeÈ. QuestĠultima osservazione non  nella prima ed., del 1963. Cf. ancora Manselli Studi 311.

[281] Per la periodizzazione DuprŽ Problemi 214-16; per le confraternite Meersseman; E. Delaruelle DŽvotion populaire et hŽrŽsie au Moyen Age in HŽrŽsies et sociŽtŽ dans lĠEurope prŽ-industrielle 11e-18e sicles Paris-La Haye, Mouton 1968 147-55; Paolini Ordini 707; L. Paolini Le origini della ÒSocietas CrucisÓ RSLR 15,2 (1979) 173-229.; Zanella Malessere 64-65; Zanella Eresia 142.

[282] Capitani Medioevo 21-22. Le valutazioni sullĠefficacia della repressione inquisitoriale nellĠestirpare lĠeresia, sono ancora discordi; ne ho discusso ancora in Zanella Eresia 137, soprattutto nota n. 28.

[283] Questo lavoro era giˆ pronto nel 1981: lĠopportunitˆ di sottoporre anche allĠattenzione di altri studiosi i rilevamenti compiuti su materiale inedito; la necessitˆ di procurarsi un adeguato finanziamento; lĠimprevedibilitˆ di difficili tempi di lavorazione tipografica ne hanno reso possibile la pubblicazione solo oggi. Di ci˜ lĠIstituto Storico Italiano per il Medio Evo non ha nessuna responsabilitˆ. Solo pochi aggiornamenti mi sembrano ora (gennaio 1984) indispensabili. La nuovissima edizione degli Acta S. Officii Bononie ab anno 1291 usque ad annum 1310, a cura di L. Paolini - R. Orioli, pref. di O. Capitani, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo 1983 (FISI 106), per la citazione di Armanno Pungilupo a Bologna, di cui qui supra alla nota n. 196, vedi lĠatto n. 572 a 320-22 e cf. anche lĠatto n. 816 a 604; per Menab˜, di cui qui supra alla n. 216, vedi lĠatto n. 815 a 603, dove, come unica variante, si legge iniuriam invece del miram dellĠAldrovandi e del mio congetturale misericordiam: il senso rimane poco chiaro; la lettura dellĠoriginale, benchŽ lĠed. non senta la necessitˆ dĠavvertirlo,  molto difficoltosa; ma mi pare pi accettabile che Menab˜ celebrasse una ÔmisericordiamĠ di quelĠÔangeloĠ cui aveva fatto costruire una cappella, Ôut docebatĠ, non una ÔiniuriamĠ. Sul Pungilupo hanno scritto ancora M. Goodich Vita perfecta: the ideal of sainthood in the thirteenth century Stuttgart, Hiersemann 1982 (Monographien zur Geschichte des Mittelalters 25) 196, ma genericamente e con qualche errore e ritardo dĠinformazione; A. Benati Frater Armannus Pungilupus. Alla ricerca di una identitˆ ÇAnalecta PomposianaÈ VII (1982) 7-57, che prospetta quel che qui si nega: che Armanno fosse frate di penitenza; G. Zanella La ÔVitaĠ di San Maurelio: un esempio di agiografia pubblicistica ÇLa pianuraÈ 1982, n. 3, 83-85 (ora in Zanella HereticaliaÉ 119-24). Sulle zone privilegiate degli eretici ferraresi  tornato L. Paolini Domus e zona degli eretici. LĠesempio di Bologna nel Xlll secolo ÇRivista di Storia della Chiesa in ItaliaÈ 35 (1981) 378-79.