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G

FERRARA

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G 1. ANNALES FERRARIENSES

Non risultano altre opere di questo A., né si puė dar per certo che si tratti di un unico A.

Il titolo Ź ovviamente dovuto all'ultimo editore. Si tratta di una paginetta che lo Jaffé isolė dal resto, perché in un fasc. a parte, quando lavorava all'ed. del Chronicon Parmense. Il carattere «ferrarese» delle note suggerď il titolo e l'ascrizione al corpus della cronachistica ferrarese. In realtą consiste di secche notazioni annalistiche, dal 1101 al 1211, spesso ridotte ad una sola riga, od anche meno, per a., con notevoli lacune fra un a. e l'altro, senza alcun carattere di sistematicitą. Si citano imprese dell'imperatore, fatti politici (e climatici) delle cittą della Padania, ma anche la morte del re di Sicilia e la presa di Acri da parte del Saladino! Inizia «In 1101. tempore Inrici imperatoris, fuit obsessa Feraria», e finisce: «In 1211. exivit pars domni Saienguere de Feraria die lovis primo mensis Martii».

Mss.: Il Muratori condusse la sua ed. su di un ms. di Modena, Biblioteca Estense, copia del sec. XVI del ms. parmense 1162, trecentesco, conservato alla Biblioteca Palatina; il Barbieri sulla collazione di diversi mss. parmensi; lo Jaffé sul piĚ antico dei mss. parmensi il n. 1162 della Biblioteca Palatina, membranaceo, del sec. XIV (cf. al riguardo L 2).

Stando allo Jaffé l'opera fu fonte sia del Pomerium riccobaldiano (per cui vedi infra G 2) sia del Chronicon Estense (per cui infra G 11), ma la cosa Ź fortemente dubbia. Per il resto non risulta altra fortuna dell'opera, fino alle edd. del Muratori, che la pubblicė all'interno del cosiddetto Chronicon Parmense (per cui vedi infra L 4) ed a quella del Barbieri (anch'egli all'interno dei Chronica Parmensia); Ź merito dello Jaffé aver individuato la paginetta come opera autonoma; nonostante questo, I'ultimo ed. si valse grandemente dell'aiuto personale del Barbieri, e ne riprodusse sostanzialmente la lezione. In seguito piĚ nulla.

Mancano del tutto studi in merito. La paginetta, pur ridotta - e di scarsissimo rilievo storico, e men che meno letterario -, Ź comunque rilevante per suggerire la possibilitą di esistenza e le modalitą di memorie scritte a Ferrara prima di Riccobaldo. Non Ź d'altronde possibile a tutt'oggi stabilire quanto sia stata presente ed abbia influito sui cronisti successivi, anche se Ź indubbio che alcuni dei fatti ivi citati si ritrovino in opere successive.

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Edd.: all'interno del Chronicon Parmense, cur. L. A. MURATORI, RlS, IX, Mediolani 1726, Praefatio, pp. 757-8; testo, coll. 759-880; Chronica Parmensia, cur. L. BARBIERI, Parma 1858 (MHPPPP, 111), pp. 1-321; Annales et notae Parmenses et Ferrarienses, cur. PH. JAFFE, MGH, SS, XV111, Hannoverae 1863; introduzione; pp. 660-61; testo, p. 663.

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G 2. RICCOBALDO DA FERRARA

Nacque a Ferrara (o nel Ferrarese), con tutta probabilitą nel 1246, da un certo Bonmercato. Il 4 ottobre 1251, puer, assiste in Ferrara al transito di Innocenzo IV; il 17 febbraio 1264, adolescens, Ź presente nella sua cittą ai funerali di Azzo VII d'Este; Ź testimone in uno statuto ferrarese del 15 dicembre 1274; nel maggio del 1282 lo si trova a Faenza; sigla tre documenti nel 1290 a Reggio E., dove esplica la funzione di notaio del vicario di Obizzo II d'Este, potestą di quella cittą; lo sappiamo a Padova nel 1293, a Ravenna nel 1297-300, dove esercita la sua professione, a Ferrara nel 1308, di nuovo a Padova in anni imprecisati fra 1308 e 1313, e a Ferrara nel 1310; morď dopo il 1318.

Il nome proprio, Gervasio, l'appartenenza alla famiglia Mainardi, il canonicato esercitato a Ravenna, sono equivoci frutto dell'erudizione poco avvertita soprattutto dei secc. XVII-XVIII; Ź certo, invece, per sua diretta indicazione che godesse dei titoli di dominus e di magister. Poiché R. si dice esule, si Ź tentato di giustificare da parte del MassŹra quell'esilio come adesione al partito di Aldobrandino d'Este, in forte contrasto con il fratello Azzo VIII signore a Ferrara; ma si tratta di ipotesi che non ha trovato fin'ora alcun supporto. Sulla sua avversione agli Estensi, facilmente rilevabile in alcune opere - ma assolutamente no in altre -, rimangono ancora molte perplessitą, in particolare se si considera che egli fu appunto notaio del vicario di Obizzo II, e che a Ravenna pare essere vissuto all'ombra, di quell'Obizzo Sanvitale presule ravennate, noto fautore della famiglia d'Este, mentre nel 1308 Ź a Ferrara a giurare fedeltą alla chiesa romana immediatamente dopo la cacciata degli Estensi dal dominio della cittą.

Testimone di primo e primissimo piano delle vicende politiche della sua cittą, lo Ź qualche volta nel quadro generale della storia d'Italia, per qualche spunto anche nelle opere non decisamente storiche, come quelle geografiche.

Il suo itinerario culturale Ź per qualche aspetto sufficientemente chiarito, mentre per qualche altro rimane ancora inindagato, ma molto si sta attivamente facendo soprattutto da parte di Gabriele Zanella, di Giuseppe Billanovich e della sua scuola. Scuola dalla quale Ź venuta recentissima l'attribuzione a R. di una carme politico latino, celebrante la libertą della sua Ferrara, in cui risultano trasparenti citazioni di diversi lirici latini, rarissimi nella cultura del periodo. Se quindi le liriche attribuitegli dal Baruffaldi sicuramente non gli appartengono, rimane che l'appellativo di magister e la frase di R. in cui vecchio si dice dedito a melioribus studiis sono accuratamente da riconsiderare. Tuttavia il primo impulso a scrivere gli venne, per sua esplicita ammissione, dal contatto con gli archivi inizialmente di Nonantola e poi di Ravenna. A Ravenna

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conobbe - come ci dice lui stesso - il Chronicon di Eusebio nella versione di Girolamo, e con tutta probabilitą anche la descrizione geografica del mondo dell'Anonimo Ravennate; a Nonantola sicuramente la continuazione della cronaca di Girolamo scritta da Prospero d'Aquitania. Ma gran numero di opere presto conobbe: il dizionario di Papia, il breve chronicon di Isidoro di Siviglia, che egli attribuisce normalmente al vescovo Mileto, la prima, terza e quarta decade di Tito Livio, I'Adversus paganos di Orosio, la grande enciclopedia di Marziano Capella, I'Itinerarium Antonini, la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, i Collectanea di Solino, la compilazione di Martin Polono, che egli cita come la Martiniana, certe parti della Legenda aurea di Jacopo da Varazze, la versione di Eutropio fatta da Paolo Diacono e l'Historia Langobardorum, l’epitome di Giustino, Floro, il poema di Lucano, qualche cosa di Seneca (sicuramente il De consolatione ad Helviam e il De clementia ad Neronem), le Vitae di Svetonio, la Navigatio Sancti Brendani, il commento all'Eneide di Servio, Pomponio Mela, lo pseudo Turpino, l'Historia scolastica di Pietro Comestore, il De consolatione di Boezio, Giovenale, la traduzione latina di Rufino della storia ecclesiastica di Eusebio, Agnello Ravennate. Ma poi l'elenco diventa imponente per quantitą e qualitą, perché R. si procura Cesare, anche quello problematico delle guerre alessandrine, africane e spagnole, il Cicerone del De amicitia e Ad Herennium (sicuramente, ma anche altro), i Disticha Catonis, Eginardo, Egesippo, Orazio, alcuni testi poi editi nel cosiddetto Spicilegium ravennatis historiae, (cf. A 2, 3) e Virgilio, forse Vincenzo di Beauvais, i codici di Santa Giustina a Padova, e forse molti altri ancora.

Per questo notevolissimo ampliarsi delle sue conoscenze R. dovette sicuramente molto alla frequentazione con l'ambiente dei preumanisti padovani, da cui prese ma a cui probabilmente anche diede; la sua figura Ź oggi doverosamente da inquadrare tra quelle di primissimo piano nella storia della nostra cultura, dopoché, fino ad anni non lontani, Ź stata fin troppo trascurata anche da storici di valore, come Luigi Simeoni.

Altre opere di R., oltre a quelle di cui si riferisce in seguito, sono le compilazioni geografiche, una delle quali, De locis orbis, Ź stata edita recentemente, mentre l'altra, De origine urbium Italie, Ź ancora inedita. I due trattatelli, non databili con precisione, ma il primo della piena maturitą, ed il secondo dell'ultima fase della sua vita, sono testimoniati dai mss. Cittą del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. Iat. 2072, cc. 45-58 e Parma, Biblioteca Palatina, Parm. 331, cc. 45-67, il primo; Venezia, Bib. Naz. Marciana, Lat. X, 169 (3847), cc. 2-31, il secondo.

Pomerium Ravennatis Ecclesie

Il titolo Ź sicuramente originale - completamente errata la correzione in Pomarium proposta dal Muratori -, attestato com'Ź in tutti i mss. L'amplissima compilazione storico-geografica, Ź uno dei piĚ cospicui esempi di crona-

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ca universale, divisa in sei libri: I, dalla creazione del mondo ai re piĚ antichi; II, da Abramo alla fondazione di Roma; III, dalla fondazione di Roma alla nascita di Cristo; IV, dalla nascita di Cristo al 1298-1300-1302 (nei diversi gruppi di mss.); V, descrizione geografica del mondo; VI, catalogo dei papi fino a Bonifacio VIII (ma in quelli che giungono al 1302), dei patriarchi delle chiese di Antiochia, Gerusalemme, Alessandria, degli arcivescovi di Ravenna. La divisione in rubriche Ź sicura, ma non sicurissimi i titoli stessi delle rubriche, che non ricorrono, o non ricorrono identici, in tutti i mss. Holder-Egger e MassŹra ritennero che R. riprendesse ed aggiornasse almeno in altre due occasioni l'opera, proseguendola fino al 1300 una prima volta, al 1302 una seconda, visto che gruppi di mss. conducono fino a quegli anni la narrazione. Ma io ritengo che si debba parlare di un'unica redazione, anche se Ź prematuro dirne qui le ragioni. Inizia: «Instantie tue venerande pater...», e finisce variamente a seconda dei mss. e delle edd. La prima redazione fu composta a Ravenna, e dedicata a Michele, arcidiacono della cattedrale. Il prologo dell'opera fornisce l'elenco delle fonti principali: Eusebio, Prospero d'Aquitania, Isidoro di Siviglia, Eutropio, Paolo Diacono, Rufino, Pietro Comestore, Orosio, Livio, Mileto vescovo (cioŹ la cronichetta del cosiddetto Isidoro Iuniore). A partire dal tempo di Federico II di Svevia fa largo uso di testimonianze dirette, proprie e di altri, ed accentra la sua attenzione quasi esclusivamente sull'area veneto-romagnola, la storia universale si riduce a cronaca regionale mantenendone perė i caratteri formali, nella scarna elencazione - di stampo annalistico - dei fatti, per lo piĚ di diversissima natura, dall'agiografia alla biografia all'aneddotica. Solo raramente si lascia trascinare dalla celebrazione nostalgica del passato ed alla correlativa deprecazione - ma non esplicita - degli usi contemporanei (famosissima al riguardo la celebrazione dei rudi costumi degli antenati al tempo di Federico II, che Ź stata avvicinata dal Davis al discorso di Cacciaguida).

Mss.: Udine, ASt, ms. frammento 78, membr., sec. XIV1, 33 ff.; Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Vat. Iat. 5291, membr. 4°, sec. XV, di mano rinascimentale italiana, cc. 252; Berlin (Est), Deutsche Staatsbibl., Hamilton 570, sec, XV; Leyden, Bibl. Univ., Perizonianus Fol. 8, sec. XV, cc. 237; Roma, Bibl. Vallicelliana, D 19, cart. fol., sec. XV, cc. 449; Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Vat. Iat. 3796, cart. fol., sec. XV, cc. 201; Modena, Bibl. Estense, Lat. 480 (IV G 6 a.J.4.8), membr. fol., sec. XV, s.p., Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Vat. Iat. 2011, membr. 4°, sec. XV, rinascimentale italiano, cc. 292; Firenze, Bibl. Naz. Centr., Conv. soppr. B 4,878, da S. Ludovico di Montevarchi, cart. fol., sec. XV, cc. 84; Wolfenbuttel, Herzog August-Bibl. Aug. 18. 5, membr., fol., sec. XV, appartenuto a Petrus Scriverius; Hannover, Stadtbibl., I, 206, sec. XVII; Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Vat. Iat. 5989, membr. fol., sec. XIV. cc. 86; ibid., Propaganda = Rossi 230, membr. fol., sec. XIV in.; Roma Bibl. Vallicelliana D 22, membr., 4°, sec. XV, scrittura italiana del Rinascimento; Vene-

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zia, Bibl. Naz., Marc. Iat. IX, 22 (3390), cart. sec. XV; Oxford, Bodl. Lib., Canon misc. 415, membr., sec. XIV; Busto Arsizio, Bibl. Capitolare, M, I, 7, cart., 4°, sec. XV in., cc. 10r-158v; Paris, Bibl. Nat., Lat. 4911; Venezia, Bibl. Naz., Marc. XXII, 140; Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Barb. XXXIV, 58 (1707), cart. fol. sec. XIV; il ms. Phillipps 3683 Ź riapparso in questi anni nel catalogo dell'antiquario Kraus; da verificare le biblioteche di Cheltenham; dell'Escurial; il codice Bologna, Bibl. Univ., 1287 contiene so­lo il libro V, mentre il resto Ź ancora da collocare esattamente.

Grandissima fu la fortuna dell'opera presso tutti gli eruditi ferraresi, a partire dall'lstoria imperiale (per cui vedi infra G 9), e passando per Giovanni da Ferrara (per cui vedi infra G 15), il Boiardo, il Prisciani (per cui vedi infra G 17), i due Sardi e via via fino ai giorni nostri. Ma fu sicuramente l'ed. prima delI'Eckhard e subito dopo del Muratori a portare in primo piano la figura di R., anche se l'ed. confinata nel letto di Procuste - come ha efficacemente detto Giuseppe Billanovich - dei paradigmi dei Rerum, lasciava sotto silenzio tutta la parte antica della compilazione, e conseguentemente ignorava le conoscenze dei classici latini, che sono invece uno degli aspetti piĚ interessanti della cultura di R. Ma per gli aspetti piĚ strettamente storico-politici il Pomerium era gią stato alla base di Francesco Pipino (per cui cf. F 2), Galvano Fiamma, Giovanni da Ferrara (per cui vedi infra G 15), della Marcha di Marco Battagli da Rimini (per cui vedi B 1), delle cronache bolognesi (per cui vedi F 6), del Comentum di Benvenuto da Imola, di Patrizio Ravennate (per cui vedi A 4), ma anche di Marin Sanudo, Domenico di Bandino, Giovanni de' Mussi (per cui vedi M 6), Carlo Sigonio, anche se Ź da notare che non Ź ancora ben chiaro quanto si citasse dal Pomerium e quanto invece dalla Historia romana (per cui vedi infra G 6).

Fra XVIII e XIX secolo l'opera servď soprattutto a Carlo Antolini per chiarire alcune fasi della storia comunale di Ferrara, ma non giungendo a risultati convincenti, soprattutto per la scarsa avvedutezza critica dello studioso. Una nuova, vivace fase del recupero di R. e del Pomerium venne inaugurata da Aldo Francesco MassŹra, che si dedicė con grande spirito pionieristico e ottima conoscenza filologica dapprima a tracciare le linee di una biografia del nostro, poi a delineare un primo profilo cronologico di stesura delle diverse opere, mettendo a frutto quanto gią Holder-Egger, Simonsfeld e Fabre avevano fatto conoscere circa i mss. riccobaldiani. Ne venne in luce anche la possibile conoscenza dell'opera da parte di Dante, almeno in due punti, il parricidio di Obizzo II e il «consiglio frodolente» di Guido da Montefeltro; il riavvicinamento con Dante venne poi sottolineato anche dal Davis a proposito del «buon tempo antico». Ma fu circa dalla metą del nostro secolo che le indagini di Augusto Campana, di Teresa Hankey, di Giuseppe Billanovich, di Gabriele Zanella hanno ampliato notevolissimamente l'attenzione a temi di cultura in senso generale, di testimonianza storica, di pensiero politico. I lavori fervono ancora e c'Ź molto da attendersi.

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La valutazione del valore dell'opera, sul piano della testimonianza storica, per quanto ancora provvisoria stante la situazione delle edd., Ź ovviamente diseguale, strettamente legata all'uso delle fonti; cosď se per le parti piĚ antiche la ripetizione pedissequa di cronisti lontani nel tempo non consente alcuna nuova acquisizione; per la parte contemporanea R. fornisce una messe stragrande di notazioni che non sono state ancora del tutto valorizzate. In particolare sulle vicende dell'area basso veneta e padana orientale particolarissimamente di Ferrara. Per quanto ancora confuso, visto il carattere generale della compilazione, il profilo della storia ferrarese risulta sufficientemente caratterizzato, fin dalla nascita della cittą, prima avamposto di Ravenna, poi in opposizione commerciale (e quindi politica) della cittą romagnola. Quindi l'attenzione si sposta con grave peso sulle famiglie eminenti, che nel confronto reciproco gettano le basi prima del comune podestarile, poi della signoria e delle vicende dei signori d'Este.

R. era notaio, figura emblematica nella cronachistica contemporanea, sollecitato alla redazione di una cronaca dall'abitudine alla registrazione dei fatti, al ricorso costante al documento scritto. Eppure, se in qualche maniera Ź lecito dirlo, il Pomerium Ź in ritardo rispetto a Rolandino da Padova ed in genere ai cronisti della Marca Trevigiana: per lui conta di piĚ registrare tutto, redigere una tavola sinottica degli avvenimenti, della terra e del cielo, in modo che nulla sia dimenticato, nient'affatto con la preoccupazione di spiegare quanto avviene, ed Ź avvenuto, con gli antecedenti, ma solamente di ripetere un modello enciclopedico, anche se svuotato di ogni tensione. ť uno strano recupero della storia universale, ormai genere in disuso, soprattutto in chiave provvidenziale, che diventa qui una pura cornice, collocazione della storia del mondo - ma piĚ del mondo occidentale, e piĚ dell'Italia settentrionale, ovviamente - in ambiti cronologici e geografici precisi.

R. parte della cronaca di Eusebio, ma la sua adesione a quel tipo di storia appare subito schematica, estremamente ridotta e del tutto formale: c'Ź la divisione in aetates e regna di Girolamo ed Orosio; Abramo rappresenta un punto fermo della sua cronologia, tanto da dividere due libri del Pomerium, ma non si avverte che ciė rappresenti un segno del passaggio dall'etą mitica all'etą storica; in seguito manca l'intimizzazione delle biografie dei santi, la loro trasformazione in itinerario spirituale, manca la storia della Chiesa a due livelli extra-temporale e temporale: R. confonde in un tutto quanto ha letto; manca qualsiasi lettura tipologica; R. non si propone mai di decifrare i misteri della vita. Se si tratta di dare un giudizio sulle vicende politiche, quello che conta Ź il buon senso; le ragioni di un certo agire fanno capo alla psicologia elementare, l'amore e l'odio, l'aviditą, l'inganno, mentre torna piĚ volte il topico collegamento di un avvenimento con il «segno» che lo precede, tra pestilenze e eclissi, ad esempio. Esagerato gusto per l'aneddoto, i tesori nascosti e ritrovati, le divagazioni fabulistiche, questo frammentario susseguirsi sembra costituire paradossalmente il solo tessuto connettivo di questa storia riccobaldiana.

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I medaglioni che R. dedica alle figure imperiali, tutti uguali o quasi, sono un concentrato di notizie per lo piĚ irrilevanti.

Non compilazione religiosa, né tanto meno ecclesiastica, politica o sociale, né storia regionale o cittadina, il Pomerium Ź soprattutto un grande atlante storico. Ben migliori prove darą in seguito R.

EDD.: parz. del libro IV, da Carlo Magno alla fine, a cura di J. G. ECKHARD, Corpus historicum Medii Aevi, 1, Lipsiae 1723, coll. 1149-1224; Pomarium Ravennatis Ecclesiae sive Historia universalis ab a. c. 700 usque ad a. 1297, cur. L. A. MURATORI, RIS, IX, Mediolani 1726, Praefatio, pp. 99-102; Praefatio dell'Eckhard, pp. 103-104; testo, coll. 105-192 (riproduce la parte gią pubblicata dall'Eckhard, e vi aggiunge parte del V e del Vl libro); la vita di Augusto in PONTE (vedi Bibl.), pp. 177-184. Sto attivamente lavorando ad una nuova ed.

BIBL.: H. SIMONSFELD, Ueber einige Handschriften in Italien, NA, IX (1884), p. 644; O. HOLDER-EGGER, Handschriften der Werke des Riccobald von Ferrara, ibid., Xl (1886), pp. 277-287; L. A. MURATORI, Epistolario, a cura di M. CAMPORI, Modena 1901-1922, nn. 336, 1001, 1011, 1125, 1960, 2172, 2178, 2246, 2251, 2284, 2298, 2330, 5917; A. F. MASSťRA, Dante e Riccobaldo da Ferrara, «Bull. Soc. dant. Ital. », n.s., XXII (1915), pp. 168-194; MASSťRA, Studi riccobaldiani—II. Note per la biografia di Riccobaldo da Ferrara, AM, Il/19-20 (1917), pp. 447-460; G. MERCATI, Opere minori, IV, Cittą del Vaticano 1937, p. 502, n. 73; P. MANCARELLA, I codici della Biblioteca Capitolare di S. Giovanni Battista in Busto Arsizio, «Aevum», XXIX (1955), pp. 242-43; H. P. KRAUS, Catalogue 85..., New York 1957, p. 83, n. 100 e tavv. 15-16; T. HANKEY, Riccobaldo of Ferrara, Boccaccio and Domenico di Bandino, «Journal of the Warbourg and Courtauld Institute», 21 (1958), pp. 208-226; A. CAMPANA, Il codice ravennate di S. Ambrogio, IMU, I (1958), p. 60, n. 2; Liber Grossus Antiquus Comunis Regii («Liber Pax Constantiae»), a cura di F. S. GATTA, Reggio E., Deput. di St. Pat. per le antiche Prov. modenesi, Sez. di Reggio E., V, 1962, pp. 198-201, 202-05; H. P. KRAUS, Catalogue 100.., New York, p. 67 n. 26; A. CARACCIOLO, Domenico Passionei..., Roma 1968, p. 218; CH. T. DAVIS, Il «buon tempo antico», in Florentine Studies. Politics and Society in Renaissance Florence, ed N. RUBINSTEIN, London 1968, pp. 45-69, e ora in DAVIS, L'Italia di Dante, Bologna 1988, pp. 109-133, con qualche aggiornamento; F. BERTOLLI, La Biblioteca di S. Giovanni in Busto Arsizio..., in Ricerche storiche sulla Chiesa Ambrosiana, Il, Milano 1971 (Archivio Ambrosiano, 21), p. 398 n. 9; H BRESC, Livre et société en Sicile (1299-1499), Palermo 1971, p. 195, n. 32; A. CAMPANA, Riccobaldo da Ferrara, ED, 4, Roma 1973, pp. 908-910; A. VASINA, La tradizione del «Liber Pontificalis» di Agnello Ravennate fino al XVI secolo, in Storiografia e storia. Studi in onore di Eugenio DuprŹ Theseider, 1, Roma 1974, pp. 235-40; rist. in ID. La fortuna di Agnello Ravennate fino al XVI secolo, in Lineamenti culturali dell'Emilia-Romagna. Antiquaria, erudizione, storiografia dal XI Val XVIII secolo, Ravenna 1978 pp. 98-103; G. PONTE, Un esempio di traduzione boiardesca: l'inedita vita di Augusto in Studi di filologia e letteratura, II-III, dedicati a Vincenzo Pernicone, Genova 1975 pp. 175-199; JOHANNIS MARRASII Angelinetum et carmina varia, a cura di G. RESTA Palermo 1976, p. 33 n. 1; G. ZANELLA, Riccobaldo e dintorni. Studi di storiografia medievale ferrarese, Ferrara 1980; GlU. BILLANOVICH, La tradizione del testo di Livio le origini dell'Umanesimo. 1. Tradizione e fortuna di Livio tra Medioevo e Umanesimo, Parte I, Padova 1981, pp. 1-33; J. R. BERRIGAN, Riccobaldo and Giovanni Man-

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sionario as historians, «Manuscripta», 30 (1986), pp. 215-25; GlU. BILLANOVICH, La biblioteca dei papi, la biblioteca di Pomposa e i libri di Lovato Lovati e del Petrarca, in La civiltą comacchiese e pomposiana dalle origini preistoriche al tardo medioevo.... Bologna 1986, pp. 619-23; ID., La biblioteca papale salvė le storie di Livio, «Studi petrarcheschi», 3 (1986), pp. 1-115, passim; G. ZANELLA, Cultura, scuola e storiografia a Ferrara tra Xlll e XlV secolo, in Storia di Ferrara. 5. Il basso Medioevo, XII-XIV, Ferrara 1987, pp. 241-64; C. SCALON, Libri scuole e cultura nel Friuli medioevale. «Membra disiecta» dell'Archivio di Stato di Udine, Padova 1987 (Medioevo e Umanesimo 65), pp. 4, 44, 46, 153-155; H. P. KRAUS, Catalogue 180..., New York 1988, p. 46, n. 76.

Per le altre opere vedi G. PARTHEY, Geographus Ravennas beim Riccobaldus Ferrariensis, «Hermes, Zeitschrift fur Classische Philologie», IV (1870), pp. 134-137; M. LONGHENA, L'India nelle enciclopedie di Benzo d'Alessandria, di Riccobaldo da Ferrara e dell'«Orbis descriptio», in «Studi it. di Filologia indo-iranica» diretti da L. PULLÉ, 5, 5, Firenze 1905, App. II, pp. 1-18; ID., Ricobaldo da Ferrara e la sua «Orbis et insularum occanique ac partium eius descriptio», in Atti del sesto Congresso geografico italiano, 2, Venezia 1908, pp. 326-340, ed. parz. alle pp. 333-335; P. GRIBAUDI, Una descrizione inedita dell'ltalia di Riccobaldo da Ferrara, in Scritti di geografia e di storia della geografia concernenti l'ltalia pubblicati in onore di Giuseppe Dalla Vedova, Firenze 1908, pp. 187-196; A. SEGRE, Carmi latini inediti del secolo XIV intorno alla guerra di Ferrara del 1309, NAV, n.s., XV (1908), pp. 322-359 [attribuito da Angelo Brumana a R., comunicazione del settembre 1986 a Monselice]; G. ZANELLA, Il mondo e l'ltalia nelle opere geografiche inedite di Riccobaldo da Ferrara: qualche paradigma di lettura, in «Imago mundi»: la conoscenza scientifica nel pensiero bassomedievale, (Convegni.. 22), Todi 1983, pp. 155-181; RICCOBALDO DA FERRARA, De locis orbis (Deput. Prov.le Ferrarese di storia patria. Serie Monumenti, vol. X), introd., ed. e note di G. ZANELLA, Ferrara 1986.

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G3. RICCOBALDO DAFERRARA

Per la biografia dell'A. e tutti i riferimenti che lo concernono personalmente cf. G 2.

Chronica de septem aetatibus mundi.

L'opera, certamente impostata sui moduli altomedievali della cronachistica universale, ma con riferimenti a fatti prossimi o coevi all'A. - come Ź dato rilevare in altri scritti affini di Riccobaldo -, Ź rimasta tuttora inedita e non risulta ancora studiata.

Il titolo Ź quello contenuto negli incipit di alcuni mss.

Probabilmente Ź la stessa opera nota come Chronica extracta de archivo ecclesie Ravenne (per cui cf. infra G 4), o forse si tratta della cosiddetta Compilatio chronologica (per cui cf. infra G 5).

ť presumibile che questa opera, come le suaccennate ed il Pomerium, abbia tratto origine dalla permanenza dell'A. a Ravenna e in particolare dall'esperienza di lettura da lui fatta presso l'archivio della chiesa arcivescovile negli ultimi anni del Duecento e nei primi del Trecento.

Dei testimoni superstiti di questo scritto sono stati finora identificati i seguenti codd.: 1) Cittą del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Regina Cristina 760, cart. fol. cc. 72-109, scrittura italiana del sec. XV; 2) Paris, Bibl. Nationale, Lat. 4938 A., cart. fol., scrittura del sec. XV.

Lo scritto, che indubbiamente testimonia della fervida operositą dell'A. nel genere della storiografia universalistica e delle sue conoscenze enciclopediche biblico-classiche, forse costituď una delle prove realizzate dall'A. per produrre un'opera di maggior respiro in tale ambito d'interessi.

Ma non Ź possibile per ora, in assenza di specifici studi in materia, accertare la fortuna dell'opera e apprezzarne il valore e il significato sia sotto il profilo formale che sostanziale.

Per la BIBL. si rinvia a G 2.

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G 4. RICCOBALDO DA FERRARA

Per i dati biografici dell'A. e i riferimenti che lo riguardano personalmente cf. G 2.

Chronica extracta de archivo ecclesie Ravenne. .

Il titolo Ź in alcuni incipit dei mss. L'opera, che risulta ancora inedita e assai poco studiata Ź da ascrivere con ogni probabilitą al gruppo di scritti che Riccobaldo dedicė alla cronachistica universale, come lavoro di inquadramento della narrazione dei fatti a lui piĚ vicini nel tempo e nello spazio, e per cui egli trasse occasione dalle letture fatte a cavaliere dei secoli XIII e XIV presso l'archivio della chiesa arcivescovile di Ravenna (cf. al riguardo G 2, G 3 e G 5).

Nei mss. Ia prefazione Ź la stessa della Compilatio chronologica (cf. infra G 5), ma pare che vi sia stata aggiunta arbitrariamente; Ź anche citata come Chronicon universale ferrariense. Circa la data di composizione dovrebbe essere anteriore alla Historia Romana (per cui cf. infra G 6). Nel ms. Braidense, finora il piĚ noto dopo gli studi, rimasti purtroppo inediti nella forma di semplici appunti, che vi ha dedicato il MassŹra, la Cronica Ź divisa in quattro parti e in capitoli.

Sei sono finora i mss. identificati che ce ne tramandano il testo: 1) Milano, Bibl. Naz. Braidense, A D. XIII.28, cart., fol., sec. XV, cc. 72 in scrittura italiana del Rinascimento (il testo occupa le cc. 39r-52r); 2) Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Propaganda = Rossi 668, cart. fol. sec. XV; 3) Verona, Bibl. Capit., CCVIII (204), cart. sec. XV; 4) Roma, Arch. del Conv. di S. Maria sopra Minerva, A II 35, membr. fol., sec. XIV, cc. 58‑87; 5) Torino, Bibl. dell'Universitą, K V 15 (= Pasini 1061), membr. 8° grande, mano sec. XIV in due coll., cc. 29; 6) Dresden, Saechsische Landesbibl., F 183, cart., fol., sec. XV.

Come Ź dato vedere, non trascurabile appare la fortuna mss. dell'opera; ma essa Ź rimasta finora inedita come tale ed Ź stata appena studiata agli inizi del sec. da A. F. MassŹra nell'ambito di un piano editoriale degli scritti riccobaldiani nei RIS 2 (per cui si cf.: Rimini, Bibl. Gambalunga, Fondo MassŹra, cartoni 5 e 6).

Per la BIBL. si rinvia a G 2.

p. 172

G 5. RICCOBALDO DA FERRARA

Per i riferimenti biografici dell'A. cf. G 2.

Compilatio chronologica.

Il titolo Ź stato dagli editori desunto da alcuni incipit dei mss. ť in gran parte, quanto al contenuto, un rifacimento compendioso del Pomerium (per cui vedi supra G 2), che perė giunge fino al 1313, diviso in rubriche. Il titolo Ź dovuto al primo editore, I'Eckhard, ripreso dal secondo, il Muratori, il quale ultimo comunque la definď giustamente piĚ compilazione che cronologica. Il Fabre ha pensato che fosse niente altro che un sunto posposto al Pomerium per comoditą di consultazione, ma l'ipotesi non sembra accettabile, vista la discordanza cronologica; la Hankey pensa a due stesure. Le ragioni della origine del lavoro sono dette esplicitamente nel prologo, che ripete grosso modo quello del Pomerium; cosď per le fonti. Inizia nell'ed. muratoriana: «Cum relicta non sponte...», e finisce: «... et timorem intelligentibus intulit».

Mss.: Firenze, Bibl. Laurenziana, Plut. LXXXIII, 2, membr., fol., ff. 1-41 di due mani sec. XIV, da 42-78 una sola del sec. XIV, su 2 colonne; Malta, Bibl. Pubbl., n. 90, cart. 4, sec. XV; Berlin (Est), Deutsche Staatsbibl., Lat. fol. n. 118, cart., sec. XV-XVI, di mano rinascimentale, cc. 112-142.

Poiché Ź difficile distinguere quanto gli autori successivi abbiano ripreso dal Pomerium e quanto invece dalla Compilatio, vedi quanto detto sopra, a proposito del Pomerium, alla scheda G 2. L'opera venne edita dal Muratori nei RIS, ma non conobbe tra gli studiosi che scarsa fortuna, e solo come fonte, per dir cosď, documentaria.

Non Ź puro e semplice riassunto del Pomerium con una aggiunta finale, come si Ź sosteriuto da molti. Prima di tutto lo stile Ź ancora piĚ secco, annalistico, piĚ scopertamente compilativo se possibile; in secondo luogo vi vengono riferiti molti particolari che non sono nel Pomerium, anche nella parte comune; infine l'avversione agli Estensi Ź qui del tutto nuova. Anche nel Compendium, come nel Pomerium, I'attenzione a Ferrara Ź nel complesso modesta, ma qui sempre feroce Ź il giudizio sugli Estensi. Sembra dunque che l'opera segni il giusto momento di passaggio tra Pomerium e Parva (per cui vedi infra G 7).

EDD.: Roma 1474, 1476 C 1477; a cura di J. G. ECKHARD, Corpus historicum Medii

p. 173

Aevi, 1, Lipsiae 1723, coll. l225 sgg., sul ms. berlinese; Compilatio historica ab initio Mundi ad a. 1313, cur. L. A. MURATORI, RIS, IX, Mediolani 1726, Praefatio, pp. 101-102, testo, coll. 193-260; excursus sulle comete di FILIPPO DA LIGNAMINE: coll. 260-261; continuazione dal 1316 al 1469 di FILIPPO DA LIGNAMINE: coll. 263-276.

BIBL.: vedi G 2.

p. 174

G 6. RICCOBALDO DA FERRARA

Per il profilo biografico dell'A. cf. G 2.

Historia romana.

L'opera non risulta né edita, né studiata, e il titolo Ź ancora ipotetico. Si sa per certo solamente che venne composta a Padova, attorno al 1313. Per la veritą la Hankey pensa al periodo 1305-1308, soprattutto in considerazione del fatto che nel 1308 R. ricompare a Ferrara, ma Domenico di Bandino diceva che le storie di R. giungevano fino al Enrico VII e Francesco Pipino (cf. F 2) la segue fino a Bonifacio VIII. Il titolo sembra quello originale. La Hankey sostiene che «ci sono le tracce di due stesure».

Mss.:Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Vat.lat.1961; Firenze, Bibl. Naz., B. R. 50; Trento, Soprintendenza alle Belle Arti, 1358.

L'unica questione affrontata con una certa ampiezza Ź quella relativa alla narrazione del «consiglio frodolente» di Guido da Montefeltro presente nelI'opera, che sarebbe stata fonte della relativa narrazione che ne fece Dante: sembra ormai certo (MassŹra, Davis, Hankey, Campana) che l'ipotesi sia da ritenere provata. Una redazione della Historia passė anche per le mani del Boccaccio.

Non Ź possibile valutare correttamente per ora l'opera.

BIBL.: A. F. MASSťRA, Il «consiglio frodolente» di Cuido da Montefeltro secondo una nuova fonte storica, Rimini 1911 (per nozze d'oro Tosi-Tassinari), rc. E. G. PARODl, «BuII. d. Soc. dant. it.», n.s., XXII (1915), pp. 168-200; F. NERI, Dante e il primo Villani, «Giornale dantesco», XX (1912), pp. 29-30; A. F. MASSťRA, Intorno alla Historia Romana di Riccobaldo da Ferrara (Per una recente pubblicazione), AM, 1/ 12-13 (1913), pp. 607-609; vedi anche G 2.

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G 7. RICCOBALDO DA FERRARA

Per la biografia dell'A. cf. G 2.

Chronica parva ferrariensis.

II titolo Ź con tutta probabilitą non originale, ma attestato dalla tradizione. ť divisa in capitoli, senza titolatura. Da cenni interni al testo si desume che venne redatta tra 1313 e 1317. L'argomento Ź la vera e propria storia di Ferrara, dalle origini al 1270, ma l'opera appare troncarsi troppo bruscamente per non far pensare che sia stata interrotta, forse in seguito alla delusione per il ritorno degli Estensi a Ferrara, conclusione alla quale conducono anche l'assenza di un prologo e la constatazione che alcune ripetizioni inopportune indicano una mancata revisione del testo. Inizia: «Quemadmodum rerum gestarum a prima mundi etate...»; finisce: «... navem diu fluctibus agitatam tandem immersit».

Dopo un rapido cenno alla storia universale, dalle origini del cosmo fino a Costantino - che tuttavia manca nell'ed. muratoriana -, R. passa a descrivere come dall'imperatore vennero cedute alla Chiesa di Roma dodici masse che si trovavano presso il Po, e questa Ź l'origine della cittą. Poi papa Vitaliano inviė Marino come vescovo alla cittą, ma la sua residenza fu prima a Voghenza, e solo in seguito passė a San Giorgio, infine nella sede odierna. Quanto al fatto che l'ordinazione del primo vescovo ferrarese si verificė molto piĚ tardi rispetto a quelle delle altre cittą d'Italia, questo Ź dovuto alla particolare situazione geografica, essendo quei luoghi per lungo tempo immersi nelle paludi, come dimostra l'itinerario delle strade romane che passavano lontano dal sito dell'attuale Ferrara. Inoltre Ź da considerare che la cittą fa parte della antica provincia della Venezia, come risulta dai confini di quella provincia che possiamo leggere nelle descrizioni geografiche del mondo antico. Si passa poi ad un'amplissima e particolareggiata descrizione dei vari rami del Po e dei polesini che definiscono. Segue la descrizione del territorio su cui sorge la cittą, definito anch'esso dai rami del grande fiume; infine si indicano i confini del distretto ferrarese. Viene poi un cenno agli insediamenti piĚ antichi nel territorio ed alle divisioni ecclesiastiche: borghi e ville (in numero di 133), pievi (18 appartenenti alla diocesi ferrarese e 10 di altra giurisdizione). Ferrara nacque nel luogo odierno per colpa dei Ravennati, che molestavano gli abitanti dell'isola di San Giorgio, non si sa quando con precisione. I Ferraresi passarono dunque il Po e costruirono in luoghi piĚ elevati due castelli, che cinsero di fortificazioni e che unirono con una via su cui riversarono gran quantitą di sab-

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bia, tanto che la via si diceva ancora allora dei Sabbioni. Tra i due castelli crebbero gli abitanti, tanto che sorsero due borghi alle estremitą della cittą. Ferrara risultė quindi divisa in quattro quartieri, di cui si dą l'ubicazione ed il numero delle chiese che vi si trovano. Nel luogo bonificato accorsero molti, fra cui alcuni arricchirono ed assunsero titolo nobiliare; il numero di queste fami­glie era di 34; se ne dą l'elenco, parrocchia per parrocchia. Florida, Ferrara attirė l'attenzione della contessa Matilde, che venne ad assediarla; quindi furono i Mantovani, alleati con i Ravennati, a far guerra alla cittą, ormai ricca e potente, che cercė aiuto nell'amicizia con Verona; infine si giunse ad una pace equa. Al tempo di Eugenio III, capo di una delle fazioni cittadine era Guglielmo Adelardi, dell'altra Torello. I marchesi Estensi erano ostili a Guglielmo, e quando questi morď senza figli, riuscirono ad appropriarsi del suo patrimonio, e si insediarono a Ferrara, e fu l'inizio della rovina. Da allora si succedettero scontri continui fra Torelli ed Estensi, e la cittą fu dilaniata dalle discordie. In un primo tempo prevalse Salinguerra Torelli, e la cittą prosperė come non mai; ma poi Salinguerra passė dalla parte di Ezzelino e di Federico II e si inimicė anche il vescovo di Ferrara; alla fine il Torelli fu preso ed incarcerato a Venezia (a. 1240), dove pochi anni dopo morď. Poi ressero duramente la cittą i Veneziani per due anni; quindi venne fatto podestą Azzo VII ed il popolo oppresso cominciė a mormorare, pensando con nostalgia al tempo di Salinguerra. Seguitarono le ingiustizie, fino a che i Ferraresi, con l'aiuto della Chiesa romana non cacciarono gli Estensi. Dopo la morte di Azzo la signoria della cittą fu data ad Obizzo II.

Mss.: Modena, Bibl. Estense, a.0.7,10 (VI.A.13—Lat. 53), cart. XV ex., cc. 2r-12v, manca la prima carta; Modena, ASt, Biblioteca, Manoscritti 137, cart., 12r-28v di un codicetto nella miscellanea che contiene due copie: la prima di scrittura curiale del XV ex. o XVI in., la seconda della metą del XVI; Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Cl. I, n. 171, miscell., cart., del sec XVI (il trascrittore segna la data: 1550), di cc. 14; ibid. Antonelli 230, cart., sec. XVIII (il trascrittore segna la data 1778), cc. 3v-29v; ibid. Cl. I, n. 388, cart., sec. XVII in. cc. 91r-102r. Versioni in volgare: Venezia, Bibl. Naz. Marciana, It. VI 229 (6589), membr., sec. XIV ex. o XV in., cc. 20; Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Cl. I, n. 470, cart., autografo di Bernardino Zambotti, che segna la data 1476, cc. 5r-14v; Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Antonelli 233, cart., sec. XV, cc. 14; ibid. 234, cart., seconda metą sec. XV, cc. 19; Modena, ASt, Biblioteca, Manoscritti 5, cart., seconda metą XVI, cc. 2r-20r; ibid. 69, cart. seconda metą XVI (il trascrittore fra Paolo da Legnano segna la data: 1536), cc. 113-73; Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Cl. I, n. 208, cart., sec. XVIII, cc. 1r-v; ibid. n. 171, cart. sec. XVIII (il trascrittore Girolamo Zafferini segna la data: 1656), cc. 1r-10; ibid. Cl. I, n. 428, cart. sec. XVIII, cc. 28; ibid. n. 183, cart., sec. XVIII, autografo di Cesare Barotti, cc. 22; copia di Luigi Fiorentini del volgarizzamento di Francesco Prampolini, ibid., Arch. Patrizio Antolini, cartella n. 2, n. 1314, cart., del sec. XIX, pp. 70.

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L'opera non ebbe fortuna al di fuori della cerchia degli eruditi ferraresi, e non l'ebbe mai al pari della sua importanza. Sulle prime si pose immediatamente il problema della paternitą dell'opera. Il Prisciani, che la cita in lungo ed in largo letteralmente, la ritenne di anonimo, e dopo di lui Paolo da Legnano, Gaspare Sardi, il Muratori, il Barotti, il Frizzi e l'Antonelli. Per la paternitą riccobaldiana si schierarono invece dapprima il Baruffaldi, poi il Borsetti, il Prampolini, lo Scalabrini, ed infine il MassŹra. A parte questo l'opera venne adoperata fino agli inizi del nostro secolo come miniera di notizie, per lo piĚ considerate veritiere, a parte l'Antolini, che la considerava frutto di una falsificazione del Prisciani.

Nuovo e decisivo impulso alla ripresa degli studi diede il MassŹra, che si occupė quasi prevalentemente del problema della paternitą, risolvendolo con decisione a favore di R.; Zanella, dopo una prima negazione, accetta ora completamente l'attribuzione. Il MassŹra si preparava anche all'ed. dell'opera nel quadro dei nuovi Rerum, ma fu prevenuto dalla morte. Fonte di primaria importanza per la ricostruzione urbanistica della Ferrara medievale (Bocchi), e per le vicende che portarono all'insediarsi della signoria estense, la Parva ha goduto ultimamente di ampio studio da parte dello Zanella, prima nell'ambito degli studi preparatori all'ed., poi per l'ed. medesima, ed infine per quanto riguarda il peso delle valutazioni politiche che vi si rivelano.

Opera di un'importanza eccezionale per la storia medievale ferrarese, rilevantissima risulta nel quadro della cronistica coeva. Lucidissima e tutta impostata sulla descrizione iniziale, la Parva Ź molto piĚ di un resoconto: Ź una vera e propria moderna interpretazione storiografica. Ferrara e il Po sono la medesima cosa: il grande fiume segna nel ricchissimo reticolato delle sue diramazioni e dei canali che le fanno comunicanti la definizione stessa del territorio, nelle sue caratteristiche «vocazionali» amministrative ed economiche. Il Po significa possibilitą agevole di viaggi, e viaggiare significa commercio. Il commercio sulle acque del fiume significa la nascita stessa della cittą, il suo crescere urbanistico, la sua prosperitą, il nocciolo delle contese e la ragione della decadenza quando se ne possegga il controllo. Informatissimo, I'A. della Parva, non riprende - pur conoscendola benissimo! -, la descrizione di Plinio del delta del Po, non accenna a Spina, a Sagis, a Caprasia, nŹ alla fossa Augusta; ma riferisce i nomi tutti moderni delle bocche, dei porti e dei canali. Indica l'ubicazione degli insediamenti, delle pievi; disegna le circoscrizioni ecclesiastiche, riporta le misure di distanza. Su questa base documentaria si articola la seconda parte, che Ź la storia vera e propria della cittą, nata per difendere il monopolio del traffico sul fiume, e cresciuta in prosperitą soprattutto per la fama raggiunta dalle due fiere annuali che si tenevano presso San Giorgio, alle quali venivano mercanti da tutta Italia, e perfino dalla Francia.Ma su quella prosperitą cominciė ben presto a pesare la concorrenza dei Veneziani, che non sopportavano rivali, e che sfruttarono abilmente, o li suscitarono addirittura, i cointrasti fra le fazioni cittadine, fino ad impadronirsi della cittą nel 1240.

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Da allora il potere passė quasi in continuitą nelle mani degli Estensi; di qui l'identificazione dei mali della cittą con il malgoverno di quella famiglia, e la fiera avversione dell'A. per i primi rappresentanti di una signoria cittadina in Italia.

Ciė che caratterizza la Parva Ź quella sua presentazione di fatti e personaggi secondo un profilo squisitamente politico. Siamo lontanissimi da ogni cornice provvidenziale universalistica, come dalla pura registrazione annalistica. I parametri di giudizio di una buona gestione politica sono la floridezza economica e l'indipendenza decisionale della citta. Gli Estensi ed i Veneziani non sono i nemici da combattere perché sono «guelfi», ma perché hanno mirato al bene proprio contro il bene comune di Ferrara. Il giudizio non Ź perė moralistico, ma politico: la vittoria Ź stata del cattivo amministratore sul buono. Tanto che la societą ferrarese nel suo complesso ne soffre, anche le famiglie nobili, un tempo floridissime, oggi angariate. Cosď anche il rimpianto per «il buon tempo antico» Ź una valutazione politica: la constatazione che il quadro di potere e sociale Ź mutato, e non Ź piĚ funzionale al quadro di governo.

Saggio dei piĚ lucidi e circostanziati di tutto il Medioevo italiano, la Parva stupisce per la precocitą e l'indipendenza del modello storiografico che propone, tanto da presentarsi come del tutto singolare per molti versi nel panorama del genere coevo. E non solo in quello storiografico: si pensi solamente che i teorici del reggimento signorile sono ancora di lą da venire. Il che spiega esaurientemente la sua mancanza di fortuna al di fuori dell'erudizione locale.

EDD.: 1) parziale, senza la prima parte: Cronica parva Ferrariensis, cur. L.A. MURATORI, RIS, VIII, Mediolani 1726, Praefatio, pp. 471-472; testo, coll. 473-488; Additamentum dal ms. estense: col. 488; 2) ed. di un volgarizzamento: C. ANTOLINI, Una traduzione italiana della Chronica parva (Monumenta Ferrariensis Historiae - Scriptores, f. 1), Noto 1899; 3) ed. completa: Chronica parva Ferrariensis, cur. G. ZANELLA (Deputazione Prov.le Ferrarese di storia patria - Serie Monumenti, vol IX) Ferrara 1983, Premessa, pp. 7-8; Introduzione, pp. 9-91; Praefatio muratoriana, pp. 95-97; testo con traduzione a fronte e note delle varianti, delle fonti e di commento storico: pp. 98-193, Additamenta e note dei codici, pp. 195-218; Note al testo, pp. 219-222; Sigle e abbreviazioni, p. 223; Indici dei nomi, pp. 225-238.

BIBL.: C. ANTOLINI, Due leggende ferraresi, Argenta 1894; ID., Una questione cronologica. La morte di Guglielmo Marchesella, AMF, s. 1, IX (1897), pp. 123-134; L. A. MURATORI, Epistolario, a cura di M. CAMPORI, Modena 1901-1922, n. 1960; A. F. MASSťRA, L'autenticitą della «Chronica parva Ferrariensis», AM, I/10 (1912), pp. 549-565; ID., Studi riccobaldiani -1. L'autore della «Chronica parva ferrariensis», ibid., II/15 (1915), pp. 237- 244; ID., La data della morte di Guglielmo III degli Adelardi, AMF, s. 1, XXII (1915), pp. 213-36; RFHMA, III, Romae 1970, p. 332; F. BOCCHI, Note di storia urbanistica ferrarese nell'alto medioevo, AMF, s. III, XVIII (1974), passim; A. E. QUAGLIO, Leonardo Giustinian in una silloge ferrarese di rime quattro­centesche, «Rivista di Letteratura italiana», 1,2 (1983), pp. 311-320, sulle vicende dei volgarizzamenti Antonelli; S. PATITUCCI UGGERI, La navigazione interna del delta padano nella Chronica parva ferrariensis, AMF, s. 111, XXX (1984), pp. 31-105 G. ZA-

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NELLA, Macchiavelli prima di Macchiavelli, Ferrara 1985; per alcune questioni particolari sulle fonti di R. importante A. CASTAGNETTI, Societą e politica a Ferrara dall'etą postcarolingia alla signoria estense (Sec. X-XIII), Bologna 1985, passim; A. TRIPPA, Riccobaldo da Ferrara fra antico e moderno, NRS, 74 (1990), pp. 1-24; vedi anche G 2.

p. 180

G 8. RICCOBALDO DA FERRARA

Per la biografia dell'A. cf. G 2.

Compendium historie romane.

Il titolo Ź dell'editore; nei mss. Ź, invece, in uno il prologo del Pomerium - a cui ovviamente non si confą, per la diversa divisione in libri -, e nell'altro Incipit liber Ricobaldi Ferariensis de ystoria romana et de aliis congestis compendio a mundi principio usque ad hec tempora, e nel volgarizzamento, analogamente, Qui scomenza lo libro de Riccobaldo da Ferrara de la ystoria Romana et de le altre sotto brevitade. ť diviso in dodici libri, e va dalle origini del mondo al 1318, e in rubriche, non numerate e non tutte - o non tutte univocamente nella tradizione - provviste di titolo. Sulla base del prologo ritiene la Hankey che R. redigesse una prima stesura dell'opera come puro riassunto dell'Historia romana (per cui vedi supra G 6) verso il 1316-1317, senza prologo e senza aggiunta di materiale, stesura su cui poi intervenne fino a stenderne una seconda, perchŹ questo era il «sistema da lui seguito col Pomerium, colle cronache minori, colle Historie». Forse la morte impedď l'opera di revisione. Inizia: «Excelsus Deus sicut per scribam suum Moysem...»; finisce: «... et amicitiam cum Cane firmavit».

La successione delle fonti adoperate Ź la seguente: l'Historia scholastica del Comestore e la cronaca di Eusebio-Girolamo soprattutto fino alla guerra di Troia, per la quale adopera Darete Frigio; da Romolo segue (secondo la Hankey prende addirittura a modello) Livio con disgressioni da Giustino, l'epitome di Trogo Pompeo; quindi segue Orosio e l'Historia romana di Paolo Diacono, con recuperi da Cesare, Svetonio, Floro; per Carlo Magno attinge a Eginardo, lo Pseudo-Turpino ed alla Legenda aurea del da Varagine. Per il resto Martin Polono.

Mss.: Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Ottob. 2073, membr., fol. max., sec. XIV, cc. 1-125 di una sola mano in 2 colonne; Poppi, Bibl. Com., 147, cart., sec. XIV; Venezia, un volgarizzamento: Bibl. Naz. Marciana, Zan. It. 38 (4774), cart. sec. XV. Stando alla Hankey l'Ottoboniano rappresenta la prima stesura del lavoro, mentre gli altri la seconda.

Non Ź facile distinguere la fortuna del Compendium da quella della Historia romana (per cui vedi supra G 6) e del Pomerium (per cui vedi supra G 2).

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Notevolissima l'importanza dell'opera, soprattutto per chiarire l'itinerario culturale e di pensiero politico di R., che in quest'opera appaiono di molto evoluti; ma studi in questa direzione ancora non ci sono.

EDD.: 1) parz. per la parte conclusiva: a cura di 0. HOLDER-EGGER, Der Schlussteil von Ricobalds von Ferrara Historia Romana, NA, XXXVI (1911), pp. 454-471; 2) parz. di un volgarizzamento: a cura di C. FRATI, Volgarizzamento di un'opera storica inedita di Riccobaldo Ferrarese, in Miscellanea di studi in onore di Attilio Hortis, Trieste 19lO, pp. 847-870; 3) la vita di Augusto in PONTE (vedi BIBL. G 2), pp. 191-199; 4) completa: RICOBALDI FERRARIENSIS, Compendium Romanae Historiae, cur. A. T. HANKEY (FSI 108), Roma 1984, 2 voll.: Introduzione, pp. IX-XLV, testo con apparato, pp. 1-787; Indice dei nomi e delle cose notevoli, pp. 789-845; Glossario, p. 846; Indice delle fonti e delle opere moderne citate nel commento, pp. 847-853; rc. di W. KOLLER in DA, 43 (1987), p. 623, e redazionale in SM, 28 (1987), p. 555.

BIBL.: P. FABRE, Sur un manuscrit nouveau du chroniqueur Ricobaldo de Ferrara, «Comptes rendus de l'Académie des inscriptions et belles-lettres», s. IV, XIX (1892), pp. 378-384; Le opere di Ferreto de' Ferreti..., a cura di C. CIPOLLA, Roma 1914, I, pp. XVI-XVII, e II, p. Il e tav. II; vedi anche G 2.

p. 182

G 9. ISTORIA IMPERIALE

Non risultano altre opere dell'A., rimasto peraltro tuttora non sicuramente o univocamente identificato.

La narrazione procede dall'antichitą romana ad Ottone IV, ma Ź interrotta a questo punto. L'opera non risulta studiata, se non come traduzione (o falso) del Boiardo. Zanella ha rifiutato la paternitą riccobaldiana, riaffermata perė da Giuseppe Billanovich.

L'incipit Ź il seguente: «Allo Illustrissimo et Eccellentissimo Signore Messer HŹrcule... prologo...»; I'opera s'interrompe con questo passo: «Essi aveano da Ponente tutti i loro cavalieri...».

Ms.: Ravenna, Bibi. Classense, 424, mutilo.

L'opera appare in stretto contatto con quelle riccobaldiane (cf. G 2, 5, 6 e 8), ma attinge sicuramente anche da altre fonti piĚ recenti.

Scarsissimo Ź il valore dell'opera, piena di narrazioni leggendarie; piĚ rilevante appare per quel che serve a chiarire il mondo culturale ferrarese del sec. XIV.

ED.: parz., il prologo e la parte da Carlo Magno alla fine: Chronicon Romanorum Imperatorum a Carolo Magno usque ad Ottonem IV..., cur. L. A. MURATORI, RIS, IX, Mediolani 1726, Praefatio, pp. 281-7 (attrib. a Riccobaldo, trad. da M. M. Boiardo); testo, coll. 289-420.

BIBL.: C. ANTOLINI, Matteo Maria Boiardo storico, in Studi su Matteo Maria Boiardo, Bologna 1894, pp. 311-20; G. BERTONI, Nuovi studi su M. M. Boiardo, Bologna 1904, pp. 187-92; G. REICHENBACH, Matteo Maria Boiardo, Bologna 1929, p. 188; S. MURATORI, Un libro sul Boiardo e un codice classense, «Il Comune di Ravenna», V (1929), fasc. 2, pp. 34-5; G. PONTE, Storicitą e immaginositą del Boiardo nella versione di Riccobaldo Ferrarese, «La Rassegna della Letteratura Italiana», LXXVI (1972), pp. 203-14; G. ZANELLA, Riccobaldo e dintorni. Studi di storiografia medievale ferrarese, Ferrara 1980, pp. 3-17; cf. anche BIBL. G 2.

BARTOLOMEO DA FERRARA, vd. G 10

p. 183

G 10. NlCOLŮ DA FERRARA

Scrittore riscoperto di recente, resta ancora da identificare nel suo curriculum biografico e nella sua produzione letteraria. Nativo forse di Ferrara nei primi anni del Trecento da famiglia sconosciuta, entrė nell'ordine benedettino, dove si formė agli studi e acquisď una preparazione culturale che avrebbe fatto di lui un maestro in S. Teologia e un abate del monastero di S. Bartolomeo presso Ferrara. Sicuramente fu in rapporto con la corte estense e in parti colare col marchese Niccolė II, al quale dedicė la sua opera, probabilmente concepita e maturata nella seconda metą del Trecento nell'ambiente culturale estense. La sua morte Ź da situare in un tempo non molto posteriore al 1387.

Polyhistoria.

Non risultano altre opere dell'A.

Attribuito per secoli ed anche dal Muratori a Bartolomeo da Ferrara va correttamente riportato a frate Nicolė, come ricorda esplicitamente la chiusa del ms. modenese:  «Compiuto Ź lo libro de Polistoro peremi facta Nicola da Ferrara maestro in la Sacra Teologia et humile abbate del Monastero de San Bartholo appresso Ferrara. In mile CCCLXXXVII adď XXV del mese di Septembre», e dalla dedica del ms. Cl. I, n. 490 di Ferrara, di: «fra Nicolė da Ferrara de l'ordine de San Benedetto et Maestro in la sacra teologia». L'ed. muratoriana comincia: «L'anno MCCLXXXVII del mese di Settembre...»; finisce: «... perché presto e bene non si puė».

Dedicato a Niccolė II, Ź diviso in quattro libri: il primo va dalle origini del mondo fino alla cacciata dei re di Roma, diviso in 227 capitoli; il second fino alla prima guerra Punica in 134 capitoli; il terzo fino ad Augusto in 289 capitoli; il quarto fino al 1383 in 260 capitoli, mostrandosi particolarmente attento alle vicende della signoria cittadina.

Mss.: Il Muratori ricorda un ms. a S. Giorgio di Venezia, ma la sua ed Ź condotta su di un ms. modenese, oggi Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Antonelli 596, cart., fol. grande, del sec. XIV, in due coll., appartenuto ai Rangoni di Modena. Un estratto dal libro I copiato da Alessandro Sardi Ź ibid., 489a. Un ms. «del Polistore» Ź anche ibid. Cl. I, n. 490, cart. fol. del sec. XV, cc. 139, che contiene solo i primi due libri: Ź una copia di Roberto di Giovanni di Gavello.

Non grande la fortuna dell'opera, scritta in volgare, e solo limitata ad alcuni eruditi locali, il Prisciani, Gaspare Sardi.

p. 184

Non esistono studi dedicati alla cronaca, ed Ź quindi impossibile valutarne per ora giustamente l'importanza.

EDD : 1) parz. dal libro IV, dal 1287 al 1367, Venezia 1555; 2) parz., FR. BARTHOLOMAEI FERRAR. o. p. Polyhistoria ab a. MCCLXXXVII usque ad MCCCLXVII, italice conscripta, cur. L. A. MURATORI, RIS, XXIV, Mediolani 1738, Praefatio, pp. 697-698; testo, coll. 699-848.

BIBL.: R. CREYTENS, Barthélemy de Ferrare 0. P. et Barthélemy de ModŹne 0. P. deux écrivains du XVe siŹcle, in AFP, XXV (1955), pp. 346-75; A. ALECCT, Bartolomeo da Ferrara, in DBI, Vl, Roma 1964, pp. 718-20.

p. 185

G 11. CHRONICON ESTENSE CUM ADDITAMENTIS USQUE AD A MCCCCLXXVIII

Non risultano altre opere dell'A., rimasto peraltro ancora non identificato, nonostante le ripetute ricerche condotte al riguardo.

Il titolo del Chronicon risale al Muratori. L'esposizione del primitivo nucleo narrativo procede dall'a. 328 al 1393, con riferimenti leggendari soprattutto nella prima parte e frequenti e talora notevoli soluzioni di continuitą nella orditura dei fatti. L'opera Ź stata ripresa ed aggiornata, forse in piĚ tempo e da diverse mani, fino al 1478.

La narrazione, come Ź consuetudine nella cronachistica ferrarese ed esten se, si rifą alla tradizione matildica, per poi trattare sempre piĚ diffusament e in un contesto piĚ fitto di relazioni coi potentati vicini e lontani della famiglia dei marchesi Estensi.

Tra le fonti dell'opera Ź il Chronicon Marchiae Tarvisinae et Lombardiae (ed. L. BOTTEGHI, RIS 2, VIII/3, Cittą di Castello 1916, passim), e pare debba annoverarsi l'Istoria imperiale (per cui cf. supra G 9).

Inizia: «Horum que ab initio mundi...»; finisce all'a. 1393: «Lanceas, et centum pedites transmiserunt large proferentes quaecumque alia possibilia».

Mss.: 1) Modena, Bibl. Estense, a.H.3.13; 2) Ibid., a.W.3.15. Il seconda testo deriva dal primo.

Pur non essendo un testo di particolare rilievo, sia sotto il profilo formale che sostanziale, il Chronicon ha costituito fra Trecento e Quattrocento, attra verso l’opera di continuazione ed aggiornamento della narrazione, un punto di riferimento non trascurabile nell'ambito della tradizione storiografica cortigiana-estense e ferrarese tardomedioevale. L'opera ripresa e pubblicata per la prima volta sia pure parzialmente, dal Muratori nei RIS (XV, Mediolani 1729), pur dopo le assidue cure e una serie di studi preparatori da parte di G. Bertoni e E. P. Vicini, nel corso dei primi decenni di questo secolo, non ha avuto la fortuna di una ristampa integrale nei RIS2.

Il Chronicon Ź stato fonte del De rebus Estensium (per cui cf. infra, G 13).

Di carattere universale fino al Duecento, e fino a questo punto generica e poco rilevante, l'opera si occupa con maggiore diligenza delle vicende peculiari ferraresi a partire da quel sec., per il quale e per il successivo risulta di

p. 186

notevole importanza documentaria, anche se manca generalmente di ogni spirito critico, ed indugia spesso su fatti di nessuno o scarso peso.

EDD.: 1) parz. dal 1095 sul cod. a.W.3. 15: Chronicon Estense..., cur. L. A. MURATORI, RIS, XV, Mediolani 1729, Praefatio, pp. 297-8; testo, coll. 299-534, additamenta, coll. 535-48; 2) parz. sino al 1354: Chronicon Estense..., curr. G. BERTONI - E. P. VICINI, RIS 2, XV/3, Cittą di Castello - Bologna 1908-1937; testo, pp. 1-192 (ed. interrotta, senza introd. ed indici).

BIBL.: M. PERLBACH, Zur italienischen Historiographie des 14. Jahrhunderts, «Forsch. dt. Gesch.», XII (1872), pp. 649-55; D. KOENIG, Kritische Eroerterung zu einigen italienischen Quellen fuer die Geschichte des Roemerzugs Kaiser Heinrichs VII., Diss. Goettingen 1874, pp. 46-58; L. A. MURATORI, Epistolario, a cura di M. CAMPORI, Modena 1901-1922, n. 1960; Notiziario, AM, I/l, Cittą di Castello 1904, pp. 16-7; 1/14, ivi 1915, pp. 169; 1/22, ivi 1921, p. 670; E. P. VICINI, Per la nuova edizione del «Chronicon Estense», AM,1/7, Cittą di Castello 1910, pp. 376-7; RFHMA, III, Romae 1970, p. 330.

p. 187

G 12. DELAYTO (DE DELAYTO, DELAITO), GIACOMO

Nacque a Rovigo, probabilmente nella seconda metą del Trecento, da Nascimbene e da madre non identificata. Acquisito il titolo professionale di notaio, si stabili a Ferrara, forse prima del 1390 nella contrada di S. Michele. Fu subito promosso notaio camerale presso la Cancelleria estense e poco dopo divenne cancelliere per nomina del marchese Alberto d'Este; carica nella quale fu confermato, dopo la morte del signore, dal figlio Niccolė III e che risulta dal D. poi effettivamente esercitata, sia pure con qualche soluzione di continuitą, dal 1393 al 1409. Stretti, prolungati e proficui dovettero essere i rapporti fra gli Estensi e la famiglia di D., se com'Ź presumibile, anche il padre Nascimbene e sicuramente un fratello di nome Delayto, furono assunti al servizi di corte. In questa consuetudine di rapporti fiduciari si possono meglio comprendere i favori di cui Giacomo godette da parte del marchese Niccolė, quando, nel 1394 e poi nel 1398, a riconoscimento della sua fervida operositą di cancelliere, fu investito di beni fondiari situati nel Rodigino. Oltre all'attivitą di cancelleria, che ci Ź testimoniata da una serie di Registri e di Rogiti (aa 1390-1406), il D. fu impiegato in compiti di rappresentanza, come quando, ne 1398, ebbe l'incarico ufficiale da Niccolė III di provvedere alla cessione di terre nell'Argentano in favore di Obizzo da Polenta, in seguito ad un accordo fra i signori di Ravenna e di Ferrara.

Non Ź dato conoscere il luogo e la data di morte del D., che probabilmente non dovette essere di molto posteriore al 1409, ultimo anno in cui risulta in vita.

Il D. non risulta aver composto altri scritti di natura storiografica oltre alla Chronica nova illustris et magnifici domini Nicolai marchionis Estensis (gią altrimenti ricordata come Annales Estenses), commissionatagli dallo stesso marchese attorno al 1393 e composta fino al 1409.

Il titolo dell'opera: Chronica nova... Ź presumibilmente autentico; essa narra dal 1393, anno d'inizio del dominio di Niccolė III, fino al 1409, quando s'interrompe l'esposizione, le vicende della casa d'Este e insieme della cittą di Ferrara e del suo territorio, con ricchezza di informazioni preziose e altrove inattingibili. L'interesse del cronista dall'ambito propriamente ferrarese si estende nel mondo padano quasi a coprire la fitta rete di relazioni intessute dalla casa d'Este con potentati delle cittą vicine, primi fra tutti gli Scaligeri di Verona e i Carraresi di Padova.

L'incipit della Chronica nova Ź il seguente:  «Illustrium Heroum et magnanimorum Virorum ad cognitionem memorabilium gestorum hoc unum praeci-

p. 188

pue solet...». La narrazione resta interrotta in questo passo:  «Sed tamen nullius Oppidi vel Fortilitii victoria fungebatur, quoniam munitissima erant, et cum dispendio et strage invadentium fortiter resistebant».

Il testo narrativo del D. ci Ź stato tramandato da due codici della Biblioteca Estense di Modena: 1) il ms. membranaceo in folio del sec. XV con segnatura cod. Iat. 389, gią a.H.4.1, dal titolo: Annales Estenses de gestis Nicolai Estensis ab anno 1393 usque ad annum 1409; 2) il cod. cartaceo in folio dei secc. XV-XVI con segnatura a.J.5.22, dal titolo: Chronicon Estense ab anno 1398 ad 1410.

Il testo del D., in quanto testimone di una tradizione narrativa ufficiale essenzialmente estense e ritenuto oltretutto una continuazione dell'anonimo Chronicon Estense, per cui si veda supra, G 11, dovette circolare ed essere utilizzato per oltre tre secoli prevalentemente, se non esclusivamente, in ambito cortigiano; finchŹ L. A. Muratori non ebbe la fortuna di rintracciare nella Biblioteca Estense di Modena i due codici superstiti che ce ne hanno tramandato la narrazione, per poi risolversi a pubblicarla nel t. XVIII dei RIS (a. 1731) col titolo di Annales Estenses in continuazione dell'anonimo Chronicon Estense, poco fa menzionato, dopo aver scelto a base della sua ed. il cod. Iat. 389.

Dalla prima metą del Settecento ben scarsa Ź stata la fortuna della Chronica nova: infatti una sua ristampa nei RIS2 Ź mancata, dopoché G. Bertoni, che si era impegnato a curare una nuova ed. dell'anonimo Chronicon Estense, fu costretto a interrompere ben presto questa sua fatica. Scarsi e del tutto episodici sono peraltro i riferimenti all'opera del D. nella critica storica e storiografica anche di questi ultimi decenni.

L'opera del D., scritta in uno stile cancelleresco e umanistico, costituisce una testimionianza importante di una tradizione ufficiale, pressochŹ ininterrotta, della cultura storiografica presso la corte estense, oltre a rappresentare una fonte narrativa per piĚ versi unica delle vicende estensi, ferraresi e padane a cavaliere dei secoli XIV e XV.

ED.: JACOBUS DE DELAYTO, Annales Estenses, cur. L. A. MURATORI, RIS, XVIII, Mediolani 1731, Praefatio, pp. 903-904; testo, coll. 905-1092; additamenta et addenda (dall'altro cod. estense per il 1410, poi dal 1450 al 1515 di altro autore e senza un preciso ordine cronologico, e da ultimo registrazioni della nativitą dei principi estensi dal 1407 al 1440, senza ordine cronologico, e di altro autore), coll. 1091-1098.

BIBL.: F. BOCCHI, Memoria, in «Atti R. Istituto Veneto di scienze lettere e arti», s. 6, 11 (1883-1884), p. 1025; L. A. MURATORI, Epistolario, a cura di M. CAMPORI, Modena 1901-1922, nn. 1967, 3200; F. PASINI FRASSONI, Dizionario storico-araldico delI'antico ducato di Ferrara, Roma 1914, p. 164; D. FAVA, La Biblioteca Estense nel suo sviluppo storico, Modena 1925, pp. 21, 70, 177-8; Diario Ferrarese dall'a. 1409 sino al 1502, a cura di G. PARDI, in RIS 2, XXIV/7, Bologna 1933, pp. XIX ss.; BHMAe, I, p. 632; R. COMASCHI, Delayto (de Delayto, Delaito), Giacomo, in DBI, XXXVI, Roma 1988, pp. 294-5; RFHMA, Vl, Romae 1990, pp. 115-6.

p. 189

G 13. DE REBUS ESTENSIUM

Non risultano altre opere dell'A., rimasto peraltro ancora del tutto scono sciuto, ma quasi certamente da identificare nella numerosa schiera di scrittori e compilatori di annali e cronache gravitanti sulla corte estense nel corso de sec. XV.

Il titolo all'opera Ź stato attribuito dall'ed. C. Antolini.

La narrazione procede dal 1114 al 1410, ma il tempo di redazione Ź da sta bilire tra il 1441 ed il 1483.

Tra le fonti Ź da annoverare come preponderante il Chronicon Estense (pe cui cf. supra G 11), tanto da apparirne per molti versi un riassunto. L'incipit Ź il seguente: « M114—Obiit comitissa Mathildis...»; I'esposizione termina con questo passo: «... in vicariatu eius constitutorum».

Mss.: 1) Modena, Bibl. Estense, a.0.7.10 (VI. A. 13 - Lat. 53) cart., sec XV ex., cc. 13r-39r; 2) un'altra copia Ź conservata in Ferrara, Bibl. Comunal Ariostea, Cl. I, n. 12, membr., in 4O, del sec. XV, cc. 44.

Modestissima, come appare anche appresso, Ź stata la fortuna dell'opera che va ripristinata nel contesto della produzione narrativa presso la Corte Esten se.

Scarso Ź il valore documentario e storiografico dell'opera. L'attenzione quas esclusiva ai grandi e medi avvenimenti politici, soprattutto dei signori della Padania, sempre offerta in maniera trasandata, spesso cursoria, spiega abbondantemente come mai l'opera venne considerata degna di studio. Eppure qua e lą rivela spunti e temi di interesse notevole, forse piĚ per il «genere» cui appartiene che per motivi contenutistici.

ED.: De rebus Estensium, cur. C. ANTOLINT, AMF, s. I, Xlll (1900) [e poi autonomamente Ferrara 1901 (Monumenta Ferrariensis Historiae - Scriptores, fasc. Il)], Prefazione, pp. 9-17; testo, pp. 19-71.

BIBL.: in assenza di una produzione specifica si rinvia supra all'ED. e agli scritti segnalati in G 11.

p. 190

G 14. DA MARANO (MARANI), GIACOMO

Nacque, presumibilmente a Ferrara, nel 1344 e vi morď il 7 giugno 1412. Mancano circa la sua vita, in assenza di ricerche ad hoc adeguate, altri dati biografici significativi dell'A.

Non risulta che l'A. abbia scritto altre opere.

Il titolo della narrazione, Principio et origine della cittą di Ferrara, ha carattere convenzionale e gli Ź stato attribuito dalla tradizione erudita ferrarese. La cronaca, scritta in volgare nei primi anni del '400 e interrotta nel 1412, per la morte dell'A., procede dalle origini di Ferrara fino all'a. 1412.

Mss.: 1) Ferrara, Bibl. Comunale Ariostea, Cl. I, n. 534, cart. 4°, del sec. XVI, 2 voll. di cc. 408 e 361; 2) Ferrara, Bibl. Comunale Ariostea, Nuova Accessione, 42: «Iacomo da Marano, Storia veridica della cittą di Ferrara et de la ill.ma casa d'Este... Qual principio l'anno 1340 et va sino l'anno 1412», cart., mm. 355x240, di cc. 174; Ź la seconda parte dell'opera, comprendente i libri XIII-XVIII; a c. 4r: «scrito per mi Hercule de Massa, I'anno...1597. Questo libro si Ź di me Zanmaria di Massa il quale ho fatto fare l'anno 1597»; 3) Ferrara, Bibl. Comunale Ariostea, Antonelli 249, copia del 1779 di Ippolito Prampolini.

Citata come «esattissima» fino al Settecento, godette di buona fortuna presso gli eruditi locali, dal Guarini all'Antonelli, ma poi fu quasi completamente dimenticata.

Modestissirno il valore dell'opera; quasi mai originale, ha perso del tutto interesse per gli studiosi da quando maggiori conoscenze delle opere del Prisciani e dei Sardi hanno reso spesso inutile la sua consultazione.

ED.: parz. e poco affidabile: Cronaca inedita di Ferrara estense dal 1298 al 1412 per Giacomo da Marano, «Boll. statistico del Comune di Ferrara», LVI (1929), 1, brevi notizie sull'autore e sull'opera, p. V, testo,  pp. Vl-IX; 2, pp. V-VIII; 3, pp. V-IX; LVII (I930), 3, pp. XXV-XXVII; 4, pp. XXI-XXIII; LVIII (1931), 3, pp. XIII-XVIII.

BIBL.; L. UGHI, Dizionario storico degli uomini illustri Ferraresi, Il, Ferrara 1804, pp. 53-4; Cronaca inedita di Ferrara cit., p. V.

p. 191

G 15. GIOVANNI DA FERRARA

Nato nel 1414, Ź possibile che appartenesse allą famiglia ferrarese dei Canali; fece parte dell'ordine dei Minori, fu professore di teologia allo studio ferrarese; di lui non si hanno piĚ notizie dopo il 24 settembre 1460, in cui Ź vice decano dell'universitą dei teologi.

Persona di buona cultura umanistica, G. dovette forse molto alla familiaritą col Guarino, che ricorda con affetto negli Excerpta.

Ex annalium libris illustris familioe Marchionum Estensium Excerpta (00-1454).

Scrisse diverse opere, di cui Ź rimasto il Liber noviter editus. De celesti vita in qua infrascripta continentur, in primis: De natura animae rationalis: de Inferno et cruciatu animae: De paradyso et felicitate animae. Prologus. Divo Borsio principi illustrissimo de celesti vita sachrae theologiae doctoris excellentissimi domini magistri Joannis Ferrariensis ordinis minorum, Venezia 1494 (mascritto intorno al 1452).

Gli Excerpta furono finiti, come risulta dall'explicit, il 6 settembre 1454. Nel prologo Ź la dedica al duca Borso. L'argomento va dalle origini di Ferrara al 1454. G. Ź A. molto mediocre, che dą alla sua prosa andamento spesso ma gniloquente, e non mancano concessioni sproporzionate all'adulazione dei principi d'Este; I'atteggiamento tipico della predica fratesca appare piu volte; Ia ridondanza dello stile si enfatizza nelle orazioni messe in bocca a diversi personaggi, e nelle descrizioni esagerate di una piaggeria di pessimo gusto.

Le fonti per la parte fino al 1409 (quella omessa dall'edizione muratoriana), sono, a detta del Simeoni, quasi esclusivamente tratte dal Chronicon estense (per cui vedi supra G 11), dal Delaito (per cui vedi supra G 12), e dalla Chronca parva (per cui vedi supra G 7); ma se Ź certo che G. adoperava Riccobaldo (lo cita esplicitamente nel prologo) la conoscenza della Parva sembrerebbe invece da escludere (Zanella) a favore del Pomerium (per cui vedi supra G 2), e di altre fonti ignote. Per il periodo successivo si valse di notizie raccolte direttamente, e l'esposizione ne risente, facendosi piĚ disordinata ed affannosa rispetto alla precedente. Incipit nell'ed. muratoriana: «Divo Borsio principi illustrissimo... Parum admodum perfecto splendoris atque gloriae Protogenis aut Apellis penicillus...»; explicit: «Epithoma excerptum ex Annalium Libris Illustris Familiae Marchionum Estensium per me Fratrem Johannem Ordinis Minorum Sacrae Theologiae Professorem Millesimo CCCCLIV. ii. Non. Septembris».

p. 192

Mss.: Modena, Bibl. Estense, 896 (a.Q.5.8), della seconda metą del XV sec., di cc. 162 nn., 238x170, di pergamena fine, con larghi margini e rubriche in rosso, le divisioni del testo segnate da iniziali in rosso e azzurro, con molte correzioni ed aggiunte che sembrano d'autore per la massima parte, oltre a quelle di occasionali lettori; ibid. 182 (a..S.8.2), dello stesso periodo, di cc. 125 nn., oltre tre ff. bianchi in fondo, 224x165, cartaceo, titolo e rubriche in inchiostro rossiccio, sui margini postille di diverse mani. Il secondo Ź copia del primo, ma il primo giunse nella biblioteca estense solo alla metą del Settecento, e quindi non fu conosciuto dal Muratori. Un altro ms. frammentario non considerato dal Simeoni Ź ibid. 1254 (a. K.1.27).

Stando ai due soli mss. rimasti pare di dover pensare che l'opera non uscď mai dagli ambienti della corte. Il Muratori la pubblicė (secondo la lezione del cod. cart., il meno corretto, ma l'unico che conobbe), come continuazione delle vicende narrate dal Delaito, dal 1409 al 1452, trascurando, com'era suo solito, la parte precedente, giudicandola formata come calco sul Chronicon estense (per cui vedi supra G 11) e sul Delaito (per cui vedi supra G 12). La sua ed., fondata su di un ms. che egli stesso riconosceva come poco affidabile, Ź piena di correzioni ed integrazioni operate dallo stesso editore, spesso arbitrarie, ma tese a chiarire il senso di certe lezioni, altrimenti incomprensibile. L'ed. Simeoni, adotta, con una piccola correzione, il taglio gią operato dal Muratori, riassumendo per lo piĚ con l'aiuto delle rubriche la parte iniziale, con qualche nota di commento. La scelta appare oggi molto discutibile.

Il valore dell'opera Ź molto modesto, soprattutto perché il fine Ź troppo esplicitamente elogiativo dei principi estensi. PiĚ che narrazione degli avvenimenti Ź raccolta di citazioni tese a celebrare il casato dei signori di Ferrara. Soprattutto dei suoi ultimi tre esponenti, di cui viene tracciato un ritratto morale, in cui la lode ha la meglio sui fatti. La veste «artistica» si accentua con i discorsi dei personaggi piĚ antichi. Pregevole invece appare l'opera per quanto concerne la storia del costume, visto che si occupa con una certa ampiezza anche delle feste e degli spettacoli che si tenevano a corte, e per quel che concerne alcuni aspetti della mentalitą corrente, ad esempio il continuo spauracchio veneziano che sottostą continuativamente alla politica dei duchi, e la simpatia per gli Sforza.

EDD.: 1) parz., a partire dal 1409: JOHANNIS FERRARIENSIS Excerpta ex annalibus principum Estensium ab a. MCCCCIX usque al MCCCCLIV, cur. L. A. MURATORI, RIS, XX, Mediolani 1731, Praefatio, p. 439; testo, coll. 441-474; 2) Fr. Johannis Ferrariensis ord. Min. Theologi clarissimi. Ex annalium libris illustris familiae Marchionum Estensium Excerpta, cur. L. SIMEONI, RIS 2, XX/2, Bologna 1936, Introduzione, pp. II-XVI; Praefatio muratoriana, p. XVII; testo, pp. 1-47; Appendice, I Viazio al Santo Sepolcro per lo Marchese Nicolė da Este, pp. 51-52; II Viaggio de S. Antonio de Viena in Franza, pp. 53-57; III Pace seguita fra il Marchese Nicolė e Filippo Maria

p. 193

Visconti... 13 novembre 1420, pp. 59-63; IV Filippo Maria Visconti dona al Marchese Nicolė III Castellarano e altre terre del Reggiano—22 gennaio 1421, p. 65; V Il procuratore di Nicolė III presta a Filippo Maria Visconti il giuramento di fedeltą per la concessione di Reggio—8 aprile 1421, pp. 67-68; VI L'imperatore Federico III con diploma dato a Novacivitate il 16 agosto 1452 riduce di mille fiorini al Duca Borso il censo di 4000 fiorini d'oro da pagarsi nella festa dell'Ascensione, p. 69; Indici (alfabetico, cronologico, generale), pp. 71-107.

BIBL.: D. FAVA, Fra Giovanni Ferrarese e Sigismondo Pandolfo Malatesta, in Scritti vari dedicati a Mario Armanni, Milano 1938, pp. 49-62; G. ZANELLA, Introduzione a RICCOBALDO DA FERRARA, Chronica parva ferrariensis, Ferrara 1983, pp. 57-58; RFHMA, VI, Romae 1990, p. 304 (Johannes de Curribus).

p. 194

G 16. PIETRO CIRNEO

Nato nel 1447 in Corsica da povera famiglia, studiė a Venezia. Gią sacerdote ad Aleria (Corsica), prese il nome di Cyrnaeo in ricordo della patria (significa infatti: Corsico), quando si trasferď sul continente, e in particolare a Venezia. Non si hanno piĚ notizie di lui dopo il 1506, a. che conclude la narrazione della sua storia della Corsica.

Oltre al Commentarius de bello Ferrariensi, che in questa sede interessa particolarmente, P. fu pure A. di un De rebus Corsicis.

Il Commentarius...—titolo, questo, probabilmente apposto al testo dalla tradizione ms.—tratta in modo circostanziato e con una documentazione che appare talora di prima mano della guerra di Ferrara con Venezia, avutasi dal 1482 al 1484 per il dominio sul Polesine. ť presumibile che l'A. abbia maturato un'esperienza diretta degli eventi bellici, e ne abbia trattato durante e subito dopo il conflitto. Il Commentarius non risulta, comunque, finora studiato adeguatamente.

L'incipit dell'opera Ź il seguente: «Si plerique rerum scriptores multa volverunt volumina...»; explicit: «Sexto verus Idus Septembris peractis supplicationibus Venetiis post decimam octavam horam Johannes Mocenicus Dux per praeconem pacem nuntiavit».

Mss.: 1) Modena, Bibl. Estense, 180 (a.0.6.17), sec. XV, sul quale Ź condotta l'ed. muratoriana; 2) Milano, Bibl. Ambrosiana, P 56 sup., sec. XVI; 3) ibid., D 453 inf., secc. XV-XVI, che contiene solo frammenti.

Scarsa Ź stata la fortuna dell'opera, per quel che se ne sa, anche dopo l'ed. settecentesca dei suoi scritti da parte del Muratori.

La ristampa del Commentarius, gią affidata agli inizi del Novecento ad E. Piva per i RIS 2, non risulta essere stata realizzata neppure parzialmente, come del resto Ź accaduto per numerose altre fonti narrative raccolte ed edite dal Muratori.

Nel complesso non rilevante, ma per molti versi unico, il valore testimoniale di questa fonte narrativa.

ED.: PETRI CYRNAEI CLER. ALER. Commentarius de bello Ferrariensi ab a.

p. 195

MCCCCLXXXII usque ad a. MCCCCLXXXIV, cur. L. A. MURATORI, RIS, XXI, Mediolani 1732, Praefatio, p. 1191; testo, coll. 1193-1218.

BIBL.: per il De rebus Corsicis, cur. L. A. MURATORI, RIS, XXIV, Mediolani 1738, Praefatio, pp. 411-2; testo, coll. 415-506.

p. 196

G 17. PRISCIANI, PELLEGRINO

Nato prima del 1435, fu lettore di notaria allo Studio di Ferrara dal 18 ottobre 1455 al 24 maggio 1456. Figlio di Prisciano, uomo di corte, fu personaggio di spicco presso Ercole I: ambasciatore a Venezia nel 1481; podestą a Reggio E. nel 1483-84; di nuovo ambasciatore a Venezia, saltuariamente, tra 1485 e 1498; nel 1488 archivista e bibliotecario; ambasciatore a Roma nel 1501. Oltre agli studi di diritto coltivė anche quelli di poesia e di astrologia, tanto che nel 1469-70 fu tra gli ispiratori del ciclo di affreschi di Schifanoia. Sembrano di sua mano anche i disegni che illustrano i suoi autografi delle Historiae. Di particolare interesse ed anche in qualche caso di non trascurabile valore artistico sono alcuni di questi disegni a matita, a penna e ad acquarello, spesso incompiuti, che intercalano il testo scritto, illustrandone i contenuti. Dimostrė interesse anche per l'architettura, soprattutto per quella teatrale. Mori il 19 gennaio 1518.

Historiae Ferrariae o Annales ferrarienses.

Scrisse anche opere di poesia, perdute; di architettura, di astrologia, orazioni, ed una breve storia di monastero di Sant'Antonio di Ferrara.

L'esposizione delle Historiae - titolo, questo, presumibilmente autentico - va dalle origini di Ferrara al 1490. Il materiale documentario fu raccolto da P. fin dal 1485, in occasione di una controversia con Venezia. Ne risulta evidente il carattere pragmatico dell'archivista inteso come depositario di documenti e difensore legittimo dei diritti che ne derivano. Numerosissime correzioni ed aggiunte nei margini degli autografi indicano che il lavoro era in fieri, e che il P. era alla continua ricerca di riscontri. L'opera, forse in dieci libri, ci Ź pervenuta solo parzialmente, come Ź chiarito nell'elenco dei mss. Una certa imitazione del Biondo e gusto antiquario sono evidenti nell'opera.

Molto spazio dedica al passaggio dalle consuetudini comunali alla legislazione estense, agli aspetti feudali dell'ascesa di casa d'Este «traducendo in consapevole ricerca storico-antiquaria (nell'attuale e fondamentale serie archivistica modenese «Catasti delle investiture», che a lui risale) un argomento polemico antiestense di Riccobaldo» (Rotondė).

Mss.: Modena, ASt, Biblioteca Manoscritti, autografi, sec. XV ex., nn. 129-133, solo i libri I, IV, VII, VIII, IX; il II, in copia del sec. XVII, Ferrara,

p. 197

Bibl. Com. Ariostea, Cl. I, n. 287; una traduz. in volgare del primo libro, di Francesco Prampolini (1737), ibid. Arch. Patrizio Antolini, cartella n. 6, n. 1121, cart., fol. sec. XVIII; copia dello Scalabrini del I libro e del cap. III del libro II, ibid., C1. I, n. 428, cart. sec. XVIII, cc. 5r-99v; copia del sec. XVIII del libro I, Modena, ASt, Biblioteca, Manoscritti 134; copia di Francesco Clerici da Legnano del libro VII, ibid. 98; estratti di Vincenzo Bellini dei libri I, IV, VII, VIII, IX, Ferrara Antonelli 211; copia del sec. XVII-XVIII del libro I, Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Ottob. Iat. 2773; copia di Alfonso Gioia del libro IX, Modena, Bibl. Estense, Campori 181, g, E.1.4; copia del libro I e parte del II, ibid. a. K. I. 27 (Lat. 1254); copia di Francesco Prampolini del 1737 del libro I, Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Antonelli 229; i primo otto capitoli del libro I, ibid. 231, cart. fol., del sec. XVI, appartenuto all'Aleotti: riassunto dei libri I, VIII, IX di Alessandro Sardi, ibid. 232, cart., 4°, autografo del sec. XVI; copia del ventiduesimo capitolo del primo libro, ibid. 406, cart. fol., sec. XIX; copia del libro I, ibid. C1. I, n. 192, cart., del sec. XVIII, cc. 60; copia del libro I e VII, ibid. 278, cart., fol., del sec. XVII, cc. 168; copia del libro I e di parte del II, ibid. 388, cart., 4°, sec. XVII, cc. 102. Mancano pertanto ad una ricognizione dell'esistente, i libri III, V, VI, e X.

Per quanto fortunatissima, almeno in ambito ferrarese, l'opera Ź rimasta, tranne qualche estratto, inedita e trascurata dagli studiosi recenti, con l'unica eccezione del Rotondė, che ne ha evidenziato i valori per quanto concerne soprattutto le concezioni astrologiche.

L'essere opera ancora inedita impedisce una valutazione equilibrata di essa, che tuttavia si indovina importantissima dai cenni fuggevoli che ad essa sono stati dedicati in passato. Soprattutto dovrebbe essere altissima testimonianza del passaggio di un genere dall'annalistica di corte quattrocentesca all'antiquaria del secolo successivo. La ricchezza documentaria che vi si dispiega, le numerosissime citazioni, I'articolarsi geografico-cronologico della materia, fanno intravvedere l'importanza del lavoro, e rendono veramente necessaria un'edizione.

ED.: Luoghi della Storia Ferrarese ms. di PELLEGRINO PRISCIANO dal 1289 al 1336, in Cronache modenesi di Alessandro Tassoni, di Giovanni da Bazzano e di Bonifazio Morano secondo I'esatta lezione dei codici e con le varianti del Muratori ora per la prima volta nella loro integritą pubblicate a cura di L. VISCHI - T. SANDONNINI - O. RASELLl (Monumenti di Storia patria delle provincie modenesi. Serie delle cronache, Vol. XV), Modena 1888, App. I, pp. 353-56; Narrazione inframessa alla Storia Ferrarese da PELLEGRINO PRISCIANO, ibid., App. II, pp. 356-74; Luoghi della Storia Ferrarese ms. di PELLEGRINO PRISCIANO dal 1336 al 1345, ibid., App. III, pp. 374-76.

BIBL.: L. BAROTTI, Memorie istoriche di letterati Ferraresi, II, Ferrara 1793, pp. 31-36; L. UGHI, Dizionario storico degli uomini illustri Ferraresi, II, Ferrara 1804, pp. 118-9;

p. 198

G. CAMPI, Cenni storici intorno l'Archivio secreto estense ora diplomatico, AMMP, Il (1864), pp. 336, 357-58; F. VALENTI, Introduzione a Archivio di Stato di Modena. Archivio Segreto Estense. Sezione «Casa e Stato». Inventario (Ministero dell'lnterno. Pubblicazione degli Archivi di Stato, XIII), Roma 1953, p. Xll ss.; A. ROTONDŮ, Pellegrino Prisciani (1435 ca.-1518), «Rinascimento», Xl (1960), pp.69-110; F. CARDINI, Amici di Dio, amici delle stelle, in S. BERTELLI - F. CARDINI - E. GARBERO ZORZI, Le corti italiane del Rinascimento, Milano 1985, pp. 240-241; A. VASINA, Il Medio Evo ferrarese tra storia e storiografia, in Storia di Ferrara. IV. L'alto Medioevo, VII-XII, Ferrara 1987, pp. 18-9.

p. 199

G 18. CALEFFINI, UGO

Nacque a Ferrara circa nel 1439 da Ricevuto di Giovanni, padre di almeno cinque figli, originario di Rovigo e trasferitosi poi a Ferrara, dove divenne esattore camerale del comune. Nella cittą natale U. seguď studi di carattere giuridico ed esercitė la professione di notaio. Seguendo la professione paterna, fu poi impiegato nell'ufficio delle bollette del comune (aa. 1459-71), ed esattoe delle multe a Ferrara (aa. 1465-7) e quasi contemporaneamente a Modena (aa 1466-7). Dal 1470 c. fu registratore della spenderia ducale, e contemporaneamente, senza un incarico ufficiale, trascrisse lettere della cancelleria come aiuto dei segretari ducali. Nel 1477 sostituiva il fratello Giacomo ammalato, nell'incarico di notaio della gabella grossa, e nell'anno seguente chiese al duca la sostituzione ufficiale, che perė non gli venne concessa, anche perchŹ nel frattempo caduto forse in disgrazia presso la corte ducale, per un'errata o scorretta amministrazione/controllo del denaro camerale. Dopo altri sfortunati tentativi e prove, che gli causarono pure danni, come in seguito alla guerra d Ferrara-Venezia per il Polesine, alle sue terre a Villamarzana (Rodigino), morď nel 1503.

U. scrisse alcune opere di vario interesse letterario-storiografico, ad iniziare da un bizzarro testo in ottava rima, composto attorno al 1462, dal titolo presumibilmente autentico: Cronica de la ill.ma et ex.ma Casa de Este, in cui senza alcun senso storico favoleggia, esaltando gli Estensi, in un «delirio d’adulazione» (Petrucci); cf. anche infra G 19.

Ma di maggiore interesse in questa sede Ź una Cronica—tale Ź la designazione dell'A.—, composta presumibilmente attorno agli aa. 70 del Quattrocento e riguardante la storia di Ferrara dalle origini fino al 15 sett. 1471, a. della morte del duca Borso d'Este.

Si tratta di un'opera storica di genere non ben definito, tra la registrazione annalistica e la cronaca familiare. Senza un titolo vero e proprio Ź scritta in prosa volgare.

Mss.: La Cronica ci Ź pervenuta in una copia ms. del Seicento, conservat a Firenze, Bibl. Naz., Magl. cl. XXV, 539, cart., fol., sec. XVII, di cc. 60 nn (ma 61 perché il n. 55 Ź ripetuto).

L'opera che non risulta tuttora studiata nŹ edita, pare che abbia avuto scarsa fortuna, sia in patria che altrove.

p. 200

La Cronica, che non sembra avere alcun valore letterario, Ź pure di scarso interesse storico, anche sul puro piano documentario, avendo carattere di mera compilazione e ripetizione di luoghi e passi della tradizione annalistica presso la corte estense e la cittą di Ferrara.

BIBL.: In mancanza di una produzione specifica su la Cronica si rinvia a: A. CAPPELLI, Notizie di Ugo Caleffini notaro ferrarese del secolo XV con la sua cronaca in rima di Casa d'Este, AMMP, Il (1864), pp. 267-72; ed. della Cronica de la ill.ma et ex. ma Casa da Este de mi Ugo de Caleffini notario Ferrarexe, cur. A. CAPPELLI, ibid., pp. 273-301; Appendici di vario interesse (genealogico, etc.), I, pp. 302-4; Il, p. 305; 111, pp. 306-8; IV, pp. 308-12; G. BERTONI, La biblioteca estense e la cultura ferrarese ai tempi del duca Ercole I, Torino 1903, pp. 11, 173, 174; L. CHIAPPINI, Indagini attorno a cronache e storie ferraresi del sec. XV, AMF, n.s., XIV (1955), pp. 6-7; RFHMA, III, Romae 1970, pp. 106-7; F. PETRUCCI, Caleffini, Ugo, DBI, XVI, Roma 1973, pp. 647-50.

p. 201

G 19. CALEFFINI, UGO

Per la biografia dell'A. cf. G 18.

Diario Ferrarese.

Iniziata nel 1471,l'opera—che ricevette dall'A. il titolo generico di Croniche—si protrae fino al 1494, ma pare che l'ultima parte (aa. 1495-1503) sia andata perduta. Diario privato, particolarmente attento ad avvenimenti di carattere politico-militare (in particolare la guerra del Polesine fra Ferrara e Venezia del 1482-4), a fenomeni atmosferici, ad andamenti di mercato, etc.

Mss.: Il cod. autografo Ź conservato presso la Cittą del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, Chigi I 4) senza le cc. 31-32; da completare col ms. esistente in Modena, ASt, Documenti spettanti a principi estensi regnanti, b. 1, le cc. 31-32; una copia del Vat. si trova in Ferrara, Bibl. Comunale Ariostea, Cl. I, n. 769; una copia redatta da Giulio Mosti nel febbr. 1581 Ź conservata a Londra, British Museum.

Scarsa si rivela nel complesso la fortuna dell'opera e limitata all'ambiente ferrarese, anche dopo l'ed. parziale condotta nell'ultimo anteguerra da G. Pardi.

Sotto il profilo storico questa fonte si rivela di grande importanza per la vita economica ferrarese, soprattutto per l'andamento dei prezzi e il rilevamento di altri dati statistici, e anche per lo sviluppo della vita ducale; del tutto trascurata appare invece la storia culturale.

Il Diario ha per protagonista Ercole d'Este, al cui operato l'A. non risparmia perė critiche; di notevole interesse sono anche le notizie sulla nobiltą di corte, con particolare riguardo alla famiglia Trotti.

Scritto in prosa volgare con espressioni dialettali che rendono la vivacitą del linguaggio parlato, il Diario non indica esplicitamente le sue fonti d'informazione, ma mostra chiaramente che U. ha attinto largamente dalla frequentazione della cancelleria ducale e piĚ largamente dell'ambiente della corte estense. L'opera anche sotto il profilo storiografico Ź apprezzabile, perché testimonia, assieme ad altre affini fonti coeve, il passaggio, nell'ambiente culturale ferrarese, dalla cronachistica di prevalente impegno pubblico ed ufficiale (in senso comunitario e/o cortigiano) alla diaristica a carattere tendenzialmente familiare e privato.

p. 202

ED: parz. Diario di Ugo Caleffini, cur. G. PARDI, parte 1, dal 1471 al giugno 1479, Ferrara 1938, Introduzione, pp. I-XXV; testo, pp.1-313; parte II, dal luglio 1479 al 1494, Ferrara 1940, contin. testo, pp. 1-421; Indice, pp. 423-507; errata corrige, pp. 4 nn. (Monumenti della R. Deputazione di storia patria per l'Emilia e la Romagna, sez. di Ferrara, I-II); L. CHIAPPINI, Indagini attorno a cronache e storie ferraresi del sec. XV, AMF, n.s., XIV (1955), pp. 23-33 (per le cc. 31-32). Una nuova ed. Ź prevista nei prossimi anni.

BIBL.: AM, I/1, Cittą di Castello 1904, p. 33; A. PIROMALLI, La cultura a Ferrara al tempo di Ludovico Ariosto, Firenze 1953, pp. 39-43; L. CHIAPPINI, Indagini, cit., p. 8; RFHMA, III, Romae 1970, pp. 106-7; cf. anche BIBL. G 18.

p. 203

G 20. DIARIO FERRARESE DAL 1409 SINO AL 1502

Vissuto tra 1430 e 1502, 1'A. anonimo (se si tratta di una sola persona, il che farebbe credere l'unitarietą dello stile), fu devotissimo agli Estensi. Non colto, come rivelano lingua e stile, fu forse notaio addetto al controllo dei prezzi Di recente si Ź ipotizzata una sua identificazione col notaio Francesco da Fiesso.

Non risultano altre opere dell'A.

Limitato al tempo di Ercole I, Ź un diario privato, di persona sensibile alle vicende di guerra, andamento delle tasse, dazi, prezzo dei viveri; Ź assoluta mente indifferente alle vicende culturali, tanto da non accennare mai allo Studio, che pure era al suo culmine, né alle opere delle belle arti. Inizia: «Eodem millesimo [1409] a di XXIIII de Zugno...»; finisce [1502]: «... perché le aque mai non sono andate zozo».

Mss.: Entrambi gli edd. riproducono un cod. estense non meglio identificabile.

Modesta risulta nel complesso la fortuna dell'opera, anche dopo le sue edd.  seguite nei decenni scorsi.

Nel Diario, composto in prosa volgare, «sono esposte compiutamente I vicende di una delle case principesche piĚ antiche e interessanti d'Italia» (Pardi), ma numerose sono anche le notizie relative alle case principesche imparentate con gli Estensi, in particolare Aragonesi di Napoli, Sforza, Gonzaga; ai piccoli stati dei Pio di Carpi, dei signori di Correggio, dei Pico della Mirandola, oltre che i due grandi amici-nemici con cui sempre Ferrara doveva fare i conti, papato e Venezia. Rilevantissima infine per recuperare le vicende del mondo economico nel periodo trattato, oltre che per restituire vita e costumi della cittą.

EDD.: 1 ) con molte omissioni, Diarium Ferrariense ab a. MCCCCIX usque ad MDII Italice scriptum, cur. L. A. MURATORI, RIS, XXIV, Mediolani 1738, Praefatio, p. 171 testo, coll. 173-408; 2) integrale, Diario ferrarese dal 1409 sino al 1502 di autori incerti, cur. G. PARDI, RIS2, XXIV/7, Bologna 1928-37, Prefazione, pp. I-XIX; Praefatio muratoriana, p. XX; testo, pp. 1-289; Indici (alfabetico, cronologico, generale), pp. 291-369.

BIBL.: L. CHIAPPINI, Indagini, cit., pp. 7-8; RFHMA, IV, Romae 1976, p. 190.

p. 204

G 21. ZAMBOTTI, BERNARDINO

Di famiglia agiata, nacque a Ferrara intorno al 1470. Ebbe come maestro il Codro, e si laureė in legge nel 1485. Fu giudice della masseria del Comune e saltuariamente professore di diritto civile allo Studio ferrarese. Ricopri numerosi e disparati incarichi, tutti perė di scarso rilievo: fu vicario del podestą, e vagė tra Reggio e Mantova, dove fu giudice d'appello. Infine divenne segretario del conte Uguccione Contrari nel 1503. Non si conoscono altre notizie biografiche, né in particolare la data della sua morte.

Diario ferrarese (o Sylva chronicarum) dall'anno 1476 sino al 1504.

Non risultano altre opere dell'A.

Il titolo originale Ź Sylva chronicarum, I'altro Ź quello voluto dal Pardi. Gią dal 1 gennaio 1476,l'A. cominciė a stendere il diario, che continuė anche quando fu lontano da Ferrara, ma con notizie sempre piĚ scarse ed imprecise, finchŹ non decise di smettere nel dicembre 1504, forse perché gli erano ormai venute a mancare quelle notizie sulla corte, che egli riteneva degne di ricordo. Ci riporta integralmente molte orazioni, soprattutto riguardanti l'universitą, che altrimenti non conosceremmo. Inizia: «Luni, a di primo de Zenaro 1476...»; finisce all'a. 1504, dicembre: «... Et anche robbė fora de dicte caxa bona quantitade de dinari».

Mss.: Una redazione latina, autografa, dal 24 novembre 1482 al 24 aprile 1490—con omissione del 1486—: Ferrara, Bibl. Com. Ariostea, Cl. I, n. 391, cart., 4°, cc. 131, 141-272 della num. orig. (quindi mancante della prima parte); copia dell'abate Bellini, ibid. 267, del sec. XVIII; copia della copia del Bellini nel marzo 1783 fatta da Ippolito Prampolini dall'originale, ibid. Antolini 258, cart., fol.; autografo e inedito in volgare, ibid. Cl. I, n. 470, cart., fol., del sec. XV-XVI, cc. 372.

Modestissima fu la fortuna dell'opera, anche se essa ci Ź stata tramandata in piĚ codici; ma piuttosto tardiva Ź stata la sua prima edizione che risale solo all'ultimo anteguerra.

Particolarmente vicino alle vicende di corte, lo Z. ci fornisce notizie attendibilissime e di particolare importanza: «giova non poco alla conoscenza della vita ferrarese e di altre cittą e Stati italiani, per quasi un ventennio denso di grandi avvenimenti, e rischiara alcuni lati di essa oscuri o degni di una piĚ lar-

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ga visione, e soprattutto getta sprazzi di luce sulla politica generale italiana in un periodo decisivo per i nostri destini, seguďta attraverso le confidenze indirette di un informatore cosď prezioso come non ebbe forse nessun cronista di quell'etą» (Pardi).

EDD.: 1) La versione in volgare: Diario ferrarese dall'anno 1476 sino al 1504, cur. G. PARDI, RIS 2, XXIV/7, Bologna 1937, Prefazione, pp. I-XXXVI; testo, pp. 1-359; Indici (alfabetico, cronologico, generale), pp. 361-503; 2) la versione latina parz. in L. CHIAPPINI, Indagini, cit., pp. 13-22. Si sta attivamente lavorando ad una nuova edizione.

BIBL.: Cf. AM, I/1, Cittą di Castello 1904, p. 33.